25 anni senza Federico Pisani: l’eterno 14 dell’Atalanta tradito da un destino infame

         
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Oggi, 12 febbraio 2022, per il popolo dell’Atalanta è una giornata particolare. Il ricordo della scomparsa di Federico Pisani: il giovane attaccante nerazzurro e per sempre eterno numero 14, scomparso in un’incidente stradale insieme alla fidanzata Alessandra Midali.

Nel 1997, a 22 anni, Chicco stava diventando il miglior “rincalzo” della Serie A. Quel giocatore in grado di essere devastante a partita in corso con la sua velocità e il dribbling istintivo: la caratteristica che contraddistingue un predestinato. Pisani arriva dal Margine Coperta (società satellite che dalla Toscana invia all’Atalanta molti giovani) nel 1989. Alla Casa del Giovane (struttura dove i giovani fuori Bergamo alloggiano) diventa grande amico di Domenico Morfeo, e in breve diventa una delle colonne della Banda Prandelli: la miglior squadra giovanile che l’Atalanta abbia mai avuto. Nel 1992-1993, anno in cui arrivano Scudetto Primavera, Torneo di Viareggio e finale di Coppa Italia, Federico segna la bellezza di 42 goal in 42 partite. Ha meno di 18 anni quando esordisce in A, e contro la Fiorentina segna il suo primo goal in Serie A (con Lippi allenatore).

Esattamente 25 anni fa, il 12 febbraio 1997, il suo futuro (insieme a quello della fidanzata Alessandra Midali), se ne va contro un pilone di uno svincolo autostradale. La Curva Nord, la domenica successiva, lo saluta con uno striscione ancora impresso nella memoria di chi era presente allo stadio quel giorno: “Il cielo sembrerà più piccolo con te che dribbli e corri tra le stelle…Ciao Chicco…Ciao Ale“. Una partita che l’Atalanta porterà a casa battendo il Vicenza per 3-1: su tutti l’esultanza di Foglio che andò sotto la stessa a Curva a baciare la maglia di Federico. Quella maglia, la numero 14, che diventerà eterna. Quel ragazzo che, per chi ha nel sangue l’Atalanta, non sarà mai dimenticato: soprattutto da chi, di padre in figlio, tramanderà questo importante pezzo di storia.

Autore dell'articolo: Filippo Davide Di Santo