”Finding Home”: nello smartphone di una rifugiata.

La vita di una ragazza rifugiata di 16 anni ”a portata di smartphone”. Si chiama ‘’ Finding Home’’, ed è la nuova app, disponibile su Android e presto anche su Ios, lanciata dall’Alto Commissariato delle Nazioni unite per i Rifugiati (Unchr), con la collaborazione di Gray Malesia.

In cosa consiste?

Il tuo smartphone vibra, ed ecco una notifica Whatsapp.

Ti scrive Rahim.

‘Non possiamo restare, il villaggio non è più sicuro, dobbiamo andare via’.

Rahim appartiene alla minoranza musulmana dei rohingya, perseguitata in Birmania (o Maynamar).

E anche tu.

Tu sei Kayhijah, o Kat, ed hai 16 anni. La tua vita è simila ai quasi 36mila minori rifugiati in Malesia.

Un’esperienza quasi onirica, travolgente.

Permette all’utente di visualizzare foto e video, persino di ricevere telefonate indirizzare a Kat.

La vita di una ragazza rifugiata di 16 anni, che scorre alternando momenti di normalità, tipici della sua età, ed altri a dir poco drammatici, come una chiamata video del fratello di Kat, che si interrompe a seguito di un attacco nella giungla.

Richard Towle, rappresentante Unchr in Malesia, ha espresso la speranza affinché la diffusione e l’utilizzo di questa app aiutino a diffondere la consapevolezza dello status di rifugiato.

‘’Lo storia di un rifugiato è spesso profondamente personale ed è difficile che la gente capisca’’.

Sono 150mila i rifugiati in Malesia, di cui 58mila rohingya, come Kat.

Ma chi sono, i musulmani rohinghya?

Secondo i rapporti delle Nazioni Unite, sono una delle minorante più perseguitate al mondo.

In Maynamar, essi non possono prendere la cittadinanza, né viaggiare senza permesso ufficiale. E sono costretti a firmare un accordo per cui si impegnano a non avere più di due figli.

Nel 2004, Amnesty International stilò un rapporto sulla condizione dei Rohingya in Maynamar:

’La libertà di movimento dei Rohingya è fortemente limitata e alla maggior parte di loro è stata negata la cittadinanza birmana. Essi sono anche sottoposti a varie forme di estorsione e di tassazione arbitraria; confisca delle terre; sfratto e distruzione delle loro abitazioni; e restrizioni finanziarie sui matrimoni. I Rohingya continuano ad essere utilizzati come lavoratori-schiavi sulle strade e nei campi militari, anche se la quantità di lavoro forzato nel nord dello stato Rakhine è diminuita negli ultimi dieci anni. […]

Nel 1978 oltre 200 000 Rohingya sono fuggiti in Bangladesh, in seguito all’operazione Nagamin (Re Drago) dell’esercito birmano. Ufficialmente questa campagna aveva lo scopo di “controllare ogni individuo vivente nello stato, distinguere i cittadini e gli stranieri in conformità con la legge e intraprendere azioni contro gli stranieri che si sono infiltrati nel paese illegalmente.” Questa campagna militare era mirata direttamente contro i civili e ha portato a omicidi diffusi, stupri e distruzione di moschee e ad ulteriori persecuzioni religiose. […]

Durante il 1991 e il 1992 una nuova ondata, di oltre un quarto di milione di Rohingya, è fuggita in Bangladesh. Hanno riferito che spesso erano costretti a sopportare il lavoro forzato, ma anche esecuzioni sommarie, torture, e stupri. I Rohingya sono stati costretti a lavorare senza paga da parte dell’esercito birmano su progetti infrastrutturali ed economici, spesso in condizioni difficili. Molte altre violazioni dei diritti umani sono state commesse dalle forze di sicurezza riguardo al lavoro forzato di civili Rohingya.’’

Nonostante negli ultimi anni ci siano state pressioni sul governo birmano, anche da parte degli USA, affinché si attenuino le tensioni nei confronti della popolazione perseguitata, non pare ci siano stati grandi passi avanti.

Da qui nasce l’importanza di iniziative di diffusione e di consapevolezza.

D’altronde, non è la prima volta che l’Uchr lancia app dal contenuto simile a quello di ‘’Finding Home’’.

Nel 2012, ‘My life as a Refugee’’, fu lanciata per le piattaforme Ios e Android, con lo scopo di spingere gli utenti di immedesimarsi, prendendo decisioni difficili, spesso insostenibili nella nostra realtà.

Sopravvivere, cercare un posto sicuro, ricongiungersi con i propri cari, ricominciare una nuova vita.

Come un rifugiato.

VIA

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