Cni, rigenerazione urbana da aprire alle aree interne del paese

(Adnkronos) – La rigenerazione delle aree interne e la cultura legata alla rigenerazione come strumento di arricchimento e di coesione sociale. Questi i due focus di approfondimento al centro della quarta tappa, tenutasi a Potenza, di ‘Traiettorie urbane e territoriali’, le giornate di approfondimento che il Consiglio nazionale degli ingegneri dedica alla rigenerazione urbana. L’iniziativa parte dalle attività promosse dal Gruppo di lavoro sulla rigenerazione urbana (costituito da presidenti e consiglieri degli ordini territoriali, esperti della tematica e da componenti del Censu), coordinato dalla consigliera nazionale delegata Irene Sassetti.  

I lavori sono stati introdotti da Giuseppe D’Onofrio (componente GdL Rigenerazione Urbana del Cni) ed hanno visto i saluti istituzionali di Pasquale Pepe (vicepresidente della Regione Basilicata), Vincenzo Telesca (sindaco di Potenza), Benedetto Manganelli (Direttore dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi della Basilicata), Giuseppe Sicolo (assessore all’Urbanistica del Comune di Matera e presidente del Dipartimento Scuola di formazione Fondazione Cni), Teresa Bengiovanni (presidente dell’Ordine ingegneri di Matera), Carmine Rocco Mecca (vicepresidente vicario dell’Ordine Ingegneri di Potenza). I saluti per il Cni sono stati portati dal vicepresidente Elio Masciovecchio che ha sottolineato l’importanza di prendersi cura delle aree interne del Paese: “Il famoso meridionalista Manlio Rossi Doria divideva il mezzogiorno tra polpa e osso. Da una parte le pianure e le coste ricche e popolose, dall’altra le colline dell’interno. Da ingegnere se sento la parola osso non penso alla parte povera bensì alla struttura che regge il tutto”. 

Ad inizio lavori Irene Sassetti (consigliera tesoriere del Consiglio nazionale degli ingegneri con delega all’Urbanistica) illustrando la posizione e le proposte del Cni in merito alla rigenerazione urbana si è espressa così: “Questa giornata mira in maniera particolare ad evidenziare la funzione della rigenerazione urbana nella valorizzazione delle aree interne. E’ indispensabile affrontare questo tema attraverso una sinergia tra i diversi attori coinvolti. Gli ingegneri sanno fare urbanistica ma è fondamentale rapportarsi alle amministrazioni e alle istituzioni. La rigenerazione urbana noi la intendiamo come qualcosa che abbia soprattutto un valore sociale, componente da tenere presente nella fase della progettazione e della pianificazione urbana. La rigenerazione poi è legata al tema ambientale, in particolare il consumo del suolo. Poi c’è il tema della transizione energetica che sarebbe meglio declinare in termini di transizione ecologica, quindi l’idea del verde come strumento di rigenerazione urbana. In questo scenario è lecito chiedersi quale legge urbanistica serva. A nostro avviso, si deve andare verso un’urbanistica prestazionale, con monitoraggio costante nella realizzazione dei piani approvati, in modo da poterli perfezionare agendo ponendosi delle priorità”. 

 

Il primo panel della giornata, quello politico-istituzionale, è stato moderato da Biagio Bisignani (componente GdL Rigenerazione Urbana del cni e direttore all’urbanistica del comune di Catania) che ha sottolineato come la dicotomia tra consumo del suolo e spopolamento delle città ponga una sfida nuova alla rigenerazione. Beniamino Murgante (professore ordinario di Tecnica e Pianificazione Urbanistica, Università degli Studi della Basilicata), partendo dalla questione dei cambiamenti climatici, dalla constatazione che l’80% delle emissioni avviene in città e che si prevede un grande fenomeno migratorio a livello mondiale dalle aree rurali alle città, ha sottolineato la necessità di ragionare su opere che possano migliorare la qualità della vita, come ad esempio le infrastrutture veri. Tra le esperienze che ha citato c’è quella del Bosco verticale di Pisticci. Paolo La Greca (presidente del Censu) ha ripercorso l’evoluzione delle politiche urbane in Italia, dal recupero edilizio degli anni ’70 alla riqualificazione urbana degli anni ’90, fino all’attuale stagione della rigenerazione urbana. Quest’ultima si distingue per un approccio integrato, che supera la dimensione puramente edilizia e affronta le criticità urbanistiche, ambientali e socioeconomiche delle città, ponendo al centro la sostenibilità e il contenimento del consumo di suolo. Rosalia Smaldone (dirigente Ufficio parchi, biodiversità, pianificazione e paesaggio) ha analizzato il ruolo della rigenerazione urbana come una delle principali strategie di governo del territorio regionale, orientata alla riduzione del consumo di suolo, alla valorizzazione del patrimonio esistente e al rafforzamento della coesione territoriale. Giuseppe Sicolo ha ripercorso la rigenerazione urbana nella città di Matera a partire dagli anni ’60, approfondendo il passaggio dall’abbandono degli anni ’50 fino al successo della riqualificazione degli anni recenti. 

Il secondo panel è stato dedicato al tema della rigenerazione delle aree interne ed è stato moderato da Stefano Di Napoli (componente GdL Rigenerazione Urbana Cni). Tra gli interventi, da segnalare Massimo Giuntoli (consigliere Cnel) che ha ripercorso il lavoro istituzionale che, attraverso un percorso di analisi, confronto e costruzione di proposte, è culminato nella formulazione del Disegno di legge sulla rigenerazione e il ripopolamento delle aree interne e montane, approvato dal Cnel il 28 gennaio 2026. Il messaggio è che rigenerare le aree interne non significa soltanto recuperare edifici o finanziare infrastrutture, ma ricostruire comunità, opportunità, servizi e condizioni di cittadinanza. Roberto Pella (vicepresidente vicario Anci con delega Aree Interne) ha ricordato che le aree interne rappresentano il 53% della superficie territoriale e che i cittadini che vivono in esse hanno diritto di godere la medesima considerazione rispetto a quelli delle aree urbane.  

Alle opere infrastrutturali vanno accompagnati altri interventi, soprattutto in termini di servizi pubblici, che favoriscano la crescita anche delle aree marginali. Marco Bussone (presidente Uncem) si è concentrato sulla rigenerazione nelle aree montane. Non si tratta di salvare territori destinati a scomparire, ma di riconoscerli come protagonisti di una nuova geografia dello sviluppo nazionale. Una geografia nella quale montagne e città non siano contrapposte, ma interdipendenti, e nella quale la qualità delle comunità, le economie territoriali e la capacità di costruire legami diventino le vere misure della rigenerazione. Francesco Monaco (dirigente Fondazione Ifel-Anci) ha ricostruito gli investimenti Pnrr rivolti alle aree interne. L’obiettivo deve essere quello di definire una mappa, integrando questa tipologia di interventi con quelli definiti nei programmi co-finanziati dai fondi europei e nel fondo nazionale di sviluppo e coesione. Prima di progettare altri investimenti, serve una valutazione di impatto degli investimenti realizzati. La tavola è stata completata dagli interventi tecnici di docenti universitari ed esperti. 

 

Il terzo ed ultimo panel è stato dedicato al rapporto tra cultura e rigenerazione urbana, con particolare riferimento all’identità dei territori. Moderato da Alessandro Bucci (componente del GdL Rigenerazione Urbana del Cni) ha visto, tra gli altri, l’intervento di Ledo Prato (segretario generale di Mecenate 90) che ha maturato una grande esperienza su progetti di rigenerazione urbana a base culturale, molti dei quali hanno visto una forte partecipazione delle comunità interessate. Prato ha notato che laddove i processi partecipativi sono stati efficaci, c’è stato un salto di qualità nella successiva gestione degli spazi realizzati. Quest’ultimo aspetto è fondamentale e spesso si nota una mancanza di idee e risorse per la fase di gestione. Quanto alla rigenerazione urbana in quanto tale, Prato ha affermato che essa si declina in forme e modalità che si differenziano profondamente da città a città. Carmelo Colelli (direttore del Museo Archeologico Nazionale della Siritide) ha affrontato il rapporto tra rigenerazione e cultura come strumento di rafforzamento dell’identità del territorio attraverso il caso dell’ecomuseo di Policoro (MT).  

Michela Tiboni (professore ordinario in Tecnica e Pianificazione Urbanistica all’Università degli Studi di Brescia e Assessora del Comune di Brescia) ha presentato l’esperienza del progetto ‘Oltre la strada’ del Comune di Brescia, un programma integrato di rigenerazione urbana che ha interessato un territorio segnato dalla dismissione industriale e da significative criticità ambientali e sociali. Antonella Cascella (già presidente dell’Ordine degli ingegneri della Provincia di BAT), infine, ha presentato il progetto, promosso dal Comune di Marcon e realizzato grazie ai finanziamenti del Pnrr- Next Generation EU, che ha dato vita alla nuova sede municipale, al teatro Luciano Pavarotti e alla rinnovata Piazza della Libertà: un intervento di rigenerazione urbana che supera il concetto di sostituzione edilizia per configurarsi come una vera e propria infrastruttura civica contemporanea. 

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