Caso Cucchi: nuove verità nel processo

Caso Cucchi: arriva la verità sempre taciuta

         
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Svolta nel caso Cucchi. Oggi, dalla deposizione di alcuni militari sentiti dal pm Giovanni Musarò come testimoni nel processo bis che vede imputati cinque carabinieri, è emersa una verità che apre nuove ipotesi.

Caso Cucchi: le nuove deposizioni

I vertici dell’Arma erano già a conoscenza del pestaggio subito da Stefano Cucchi, ben prima che il caso finisse all’attenzione della magistratura e della stampa. Furono gli stessi vertici ad adoperarsi perché della vicenda venisse data una versione soft nelle varie informative destinate all’autorità giudiziaria. Ad affermarlo sono stati alcuni militari senti al processo bis che vede imputati cinque carabinieri, accusati a vario titolo di aver pestato Cucchi, di aver falsificato il verbale e di aver dato la colpa dell’aggressione a tre agenti della polizia penitenziari, processati e già assolti definitivamente.  di aver falsificato il verbale e di aver dato la colpa dell’aggressione a tre agenti della polizia penitenziari, processati e già assolti definitivamente.

La prima deposizione è stata quella del piantone di Tor Sapienza, Gianluca Colicchio. Il Pm ha mostrato al militare, un documento da lui vergato il 26 ottobre 2009 alle 18.40 in cui si può leggere: “Trascorsi circa 20 minuti Cucchi suonava al campanello di servizio presente nella cella e dichiarava di aver forti dolori al capo, giramenti di testa, tremore e di soffrire di epilessia”.

Questa annotazione riporta sul foglio lo stesso numero di computer di una seconda versione, “addolcita” nella quale si dava conto che “Cucchi dichiarava di soffrire di epilessia, manifestando uno stato di malessere generale verosimilmente attribuito al suo stato di tossicodipendenza e lamentandosi del freddo e della scomodità della branda in acciaio”.  Colicchio ha riconosciuto le sue firme poste in calce ai due verbali, ma ha anche ammesso che la seconda versione non corrispondeva alla realtà dei fatti.

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Verità cambiata

Lo stesso “errore” è stato riscontrato in due annotazioni firmate dal carabiniere scelto Francesco Di Sano, sempre il 26 ottobre su quanto accaduto dieci giorni prima. “Cucchi riferiva di avere dei dolori al costato e tremore dovuto al freddo e di non poter camminare, veniva comunque aiutato a salire le scale…”.  Anche in questo caso, Di Sano ha ammesso di aver ritoccato il verbale, perchè troppo ricco di particolari.

La nuova versione è stata cambiata nel seguente modo:  “Cucchi riferiva di essere dolorante alle ossa sia per la temperatura freddo/umida che per la rigidità della tavola del letto…”

A dare la botta finale alla verità ufficiale dei fatti ci ha pensato il carabinieri scelto Pietro Schirone, della stazione Casilina che tradusse con un collega Cucchi da Tor Sapienza in tribunale. Il militare che già nel 2009 ai magistrati della Procura di Roma disse che ‘era chiaro che era stato menato. Oggi quella versione è stata confermata. Queste deposizioni mettono in risalto una storia con troppe menzogne che, nove anni dopo i fatti, devono venire a galla per rendere giustizia ad un ragazzo di 31 anni morto prematuramente.

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Autore dell'articolo: Redazione Webmagazine24