Cure contro il daltonismo: ecco la prima retina umana coltivata in laboratorio

Dagli Stati Uniti arriva la prima retina umana coltivata in laboratorio: un gruppo di ricercatori della Johns Hopkins University ha condotto uno studio che ha permesso di comprendere come si sviluppano le cellule che consentono di vedere a colori. Ciò pone le basi per curare alcune forme di cecità ai colori, come il daltonismo.

Prima retina umana: lo studio della Johns Hopkins University

I biologi della Johns Hopkins University hanno sviluppato per la prima volta retine umane in laboratorio per determinare come vengono prodotte le cellule, che consentono alle persone di vedere i colori.

Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Science, e getta le basi per curare patologie oculari come il daltonismo e la degenerazione maculare.

Le retine umane in provetta sono state realizzate a partire da cellule staminali pluripotenti indotte, ossia unità adulte che vengono fatte tornare neonate grazie a un mix di geni. Tali cellule sono state indotte a svilupparsi e ad essere impiegate come “base” per coltivare in provetta il tessuto completo, il quale impiega circa 300 giorni per trasformarsi in una retina a tutti gli effetti.

Tutto ciò che esaminiamo sembra un normale occhio in via di sviluppo, cresce solo su un piatto“, ha detto Robert Johnston, biologo presso la Johns Hopkins University, “in questo modo si ha un modello da manipolare senza dover studiare direttamente gli umani.“.

Durante lo sviluppo dell’organo, i ricercatori hanno osservato nel dettaglio come si sviluppano le cellule che ci permettono di vedere i colori.

Infatti, il team di ricercatori si è concentrato sullo studio delle cellule che consentono ai pazienti di vedere il blu, il rosso e il verde – i tre fotorecettori conici nell’occhio umano che rispondono a diverse lunghezze d’onda della luce, in base ai loro pigmenti.

La maggior parte degli studi sono sempre stati condotti su topi e pesci, ma nessuna di queste specie animali ha la visione “dinamica” diurna e cromatica degli esseri umani. Partendo da questo presupposto, il team di ricercatori cappeggiati da Johnston ha ricreato gli occhi umani di cui avevano bisogno – con le cellule staminali.

La visione tricromatica dei colori ci delinea dalla maggior parte degli altri mammiferi“, ha detto la ricercatrice Kiara Eldred, “la ricerca ci ha consentito di capire quali percorsi portano queste cellule a darci quella visione a colori speciale.”

Nel corso dei mesi, quando le cellule sono cresciute in laboratorio, e sono diventate retine umane, il team ha scoperto che le cellule che permettono di vedere il colore blu, sono quelle che si formano per prime, seguite da quelle che permettono di vedere il rosso e il verde.

La chiave dello sviluppo dei fotorecettori è il flusso e riflusso dell’ormone tiroideo, il quale non è controllato dalla ghiandola tiroidea, ma interamente dall’occhio stesso.

Se i fotorecettori non si sviluppano correttamente, compaiono forme di cecità ai colori più o meno accentuate. Il corretto sviluppo dipende anche da un ormone, la cui produzione è regolata dalla tiroide.

Grazie allo studio condotta dai ricercatori degli Stati Uniti, sarà possibile sviluppare alcune terapie in grado di trattare diversi pazienti affetti dal daltonismo, una patologia che altera la percezione dei colori.

 

 
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Autore dell'articolo: Jacqueline Facconti

Redattore, Web Editor e Web Content Manager, collabora con varie testate e magazine professionali, cultrice di materie economiche, finanza, assicurazione, tecnologia e merceologia. Laurea magistrale in Strategia, Management & Controllo conseguita con votazione 110 e lode, Laurea in Economia Aziendale conseguita con 110 e Lode, Master in Comunicazione, Impresa, Assicurazione e Banca. Esperta in Quality e Human Resource Management, scrittrice professionista. Ha svolto la professione di Ricercatore e di Consulente assicurativo e finanziario.