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Docenti Laureati: la Rete Nazionale scrive al Ministro Bussetti per lesioni dei diritti

PRATO – Nel corso dell’ultimo anno scolastico, attraverso un ricorso, i docenti diplomati hanno assunto incarichi – specialmente nelle cattedre di sostegno – scavalcando i colleghi laureati presso le scuole secondarie di secondo grado. Una situazione che potrebbe avere delle conseguenze anche nel prossimo anno scolastico e in quelli futuri. Così la Rete Nazionale Docenti Laureati ha inviato una lettera al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Marco Bussetti, per renderlo partecipe di un’iniziativa assunta dalla stessa Rete e chiedere un intervento concreto.

Il riferimento è alla “lesione dei nostri diritti di docenti laureati e, soprattutto, di quelli dei ragazzi con disabilità, e delle loro rispettive famiglie, in merito alla bontà della qualità didattica-educativa offerta dalla scuola pubblica italiana”. La missiva è stata appena inoltrata al neo ministro Bussetti dopo essere già stata inviata, nei mesi scorsi, alla ormai ex ministra Valeria Fedeli.

 

Lesioni diritti dei Docenti Laureati, avviata una petizione

Insegnanti, professionisti del settore socio-educativo e genitori, operanti o residenti a Prato, hanno sottoscritto una petizione, che è stata spedita a Bussetti, per “sollecitare una riflessione che auspichiamo trovi in Lei e nei suoi collaboratori una piena condivisione”.

La vicenda ha suscitato clamore e indignazione fra gli insegnanti laureati, i genitori, le associazioni e i cittadini, con grande risalto sui mass media e i social network. La Rete Nazionale Docenti Laureati non vuole entrare nel merito tecnico e nei tecnicismi del ricorso in questione, a cui potrebbero seguire azioni legali e sentenze di segno contrario, ma “poiché riteniamo che la civiltà non la si realizzi a colpi di sentenza, proviamo ad appellarci direttamente a Lei, signor Ministro, perché la questione si risolva ristabilendo una più alta visione delle cose”.

La protesta dei Docenti Laureati: “Il titolo della laurea deve essere tutelato”

La Rete Nazionale Docenti Laureati non ha dubbi: il titolo della laurea deve essere tutelato. Ecco cosa si legge in un passaggio della lettera al ministro Bussetti:

“Il titolo della laurea, che tutti noi ci siamo guadagnati attraverso i sacrifici nostri e delle nostre famiglie, deve essere tutelato, innanzitutto come conquista democratica (ancora da realizzarsi appieno dato che in Europa siamo fra gli ultimi per numero complessivo di laureati). Qualsiasi siano i criteri che hanno consentito al diplomato di assumere gli stessi incarichi del laureato, in questo caso il sostegno negli insegnamenti teorici (e non tecnico-pratici), questi vanno – secondo noi – rimossi. Diversamente ne conseguirebbero effetti, purtroppo già in essere, che apparirebbero senza dubbio contraddittori”.

Le conseguenze di un mancato intervento del Ministro a favore dei Docenti Laureati

Secondo la Rete Nazionale Docenti Laureati, senza un intervento risolutivo da parte del Ministro Bussetti succederebbe questo:

– prima di tutto si sminuirebbe ancor di più il ruolo del laureato, già minato dall’attuale congiuntura economica, e adesso anche declassato dalla mano pubblica, la quale accetta che venga scavalcato surrettiziamente non da un percorso formativo superiore ma da un artificio legale;

– si ribadirebbe l’ineluttabilità di una migrazione all’estero dei laureati, oggi esclusi anche dall’opportunità di operare come insegnanti di 3° fascia;

– inoltre si sminuirebbe l’istituto didattico del sostegno, fino ad oggi un vanto rispetto ad altri contesti europei, nel quale, sostituendo l’insegnamento teorico del laureato con quello tecnico pratico del diplomato, si stabilirebbe, in maniera neppure troppo velata, il principio che nel caso della disabilità poco importa il livello di formazione dell’insegnante;

– si dovrebbe spiegare alle famiglie, e non solo a quelle con figli con disabilità, che la scuola italiana non sempre punta all’eccellenza inserendo figure professionali ancora più formate e preparate;

– infine si dovrebbe, infine, accettare una terribile stortura del concetto di uguaglianza e ammettere il paradosso di una democrazia al ribasso, in cui i meriti maggiori, costituiti da titoli e competenze, non vengono riconosciuti a vantaggio di qualifiche innegabilmente inferiori.

“Una visione alta delle cose – conclude la Rete – potrebbe avere come conseguenza un atto politico e di governo che porterebbe, con semplici ed immediati correttivi normativi, a ristabilire quel giusto equilibrio dei saperi e delle competenze che abbiamo cercato di illustrare in questa beve missiva”.

 
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Autore dell'articolo: Massimo Giuliano