Esordio di Marco Negri

Esordio di Marco Negri con “Il mondo secondo Marco”

         
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L’album d’esordio di Marco Negri è “Il mondo secondo Marco”: la nostra intervista esclusiva al cantante

Esordio di Marco Negri, cantautore mantovano, che fa il suo ingresso nella scena indie italiana; un rock d’autore dal titolo “Il mondo secondo Marco” che vede la collaborazione preziosa e foriera di ispirazione firmata da Carlo Cantini. Rock d’autore dicevamo che ci lascia intravedere quello spirito di provincia che tanto ha ispirato la scena emiliana di qualche anno fa, da Ligabue a Vasco, segnando generazioni; sottolineando come proprio dai margini della grandi città proveniva il grande motore incendiario della bella musica nostrana. L’esordio di Marco Negri non è da meno, anche se piuttosto che sposare quel certo piglio ormai “vintage”, promette attualità digitale; anche con certi suoni di chitarra che sono sicuro divideranno i feticisti in due parti non perfettamente uguali. E dai suoni alla scrittura, tra quel serio e quel faceto, che il rock d’autore di Marco Negri si sviluppa e ha senso di esistere.

Il rock italiano che però prende forma da forti ispirazioni inglese… Non è così per il disco d’esordio di Marco Negri?

La molla che mi ha fatto venire voglia di scrivere e cantare sono stati loro: il gruppo inglese dei fratelli Gallagher! poi ovviamente scrivendo e registrando, il disco ha preso una piega inaspettatamente più elettronica, diciamo che a parte “Prendi il sole” debitore dei “Green Day” più spensierati, tutto l’album vira verso un pop elettronico anglosassone.

Ho come l’impressione che spesso la tua scrittura tradisca (in senso assai bello) una certa vena di semplicità cantautorale. Quanto c’è di vero in questo mio pensiero e in generale quanto devi ai cantautori di ieri?

Ti ringrazio, ho cercato di essere e di scrivere più semplice e più fruibile, ho abbandonato pensieri e frasi troppo lunghe che mi zavorravano la testa da anni! Sto cercando di essere ancora piu’ diretto nei contenuti; sinceramente se parliamo di questo album non mi sono ispirato a nessuno, e tutto venuto di getto, ho semplicemente lavorato di fino togliendo o aggiungendo frasi o parole che cozzavano o mancavano alla melodia dei vari brani.

E nello specifico vorrei puntare l’attenzione proprio sul brano “Te l’ho detto”. Ha una melodia assai classica per il mondo della canzone d’autore. Come nasce questo brano che si discosta molto dal resto del disco?

Verissimo, hai ragione, “Te l’ho detto” la stavo provando in sala prove “voce e chitarra” due / tre anni fa, era un pezzo che non mi decidevo a inserire perché c’entrava poco col resto dei pezzi; l’andamento era molto per cosi’ dire “storto”, l’ho voluto inserire alla fine dell’album come chiusura strana di un disco che bene o male filava liscio dalla prima alla penultima traccia… Il pezzo ha un andamento non convenzionale, sulle prime ricorda Caparezza per poi aprirsi nel ritornello.

Mi ha sempre incuriosito nei dischi la presenza di “intro”. Qual è la ragione che ti ha spinto a realizzare tracce di questo tipo? Cioè in generale perché l’inizio di una canzone ritieni vada staccata dal resto del brano come una traccia a parte? E poi “Outro” dal nome singolare… che significato ha?

Allora intro è l’abbreviazione in musica di introduzione, mentre “Outro” di conclusione; le ho messe semplicemente per spirito di emulazione nei confronti di alcuni gruppi Nu-Metal o affini tipo i Limp Bizkit che ci tenevano a inserire questi tipi di “gadget” sonori per fare capire al pubblico di prepararsi all’ascolto o alla conclusione del disco. Mi hanno sempre affascinato queste manipolazioni sonore.

“Doroty” come molte parti di questo disco sembrano quasi prendersi gioco di un certo cliché narrativo. Sembra che tu voglia seriamente dissacrare un certo impegno serioso che ha la canzone d’autore italiana. non è così?

Ti dico sinceramente , mi vengono spontanee certe frasi, certi aggettivi o metafore, alcune sono studiate altre no; mi viene cosi’ e se suona bene con la melodia lascio tutto. la canzone d’autore italiana la lascio dove è.

Autore dell'articolo: Marco Vittoria