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Jobs act: Berlusconi-Renzi e la battaglia a spese degli italiani

Abolire il Jobs Act. E’ questa la nuova promessa elettorale di Silvio Berlusconi. Il Cavaliere ha lanciato l’ennesima provocazione, attaccando la sinistra. Inutile dire che la risposta di Renzi non si è fatta attendere. Il dibattito sull’occupazione in Italia è sempre di stretta attualità. Gli ultimi dati diffusi dall’Istat hanno permesso a Berlusconi di riaprire il dibattito.

Jobs Act: cos’è

Il Jobs Act è la riforma sul mondo del lavoro voluta dal governo Renzi. La sua funzione principale doveva essere quella di ridurre il lavoro precario, fornendo una serie di incentivi alle aziende che decidevano di assumere a tempo indeterminato, oltre ad una serie di garanzie destinate ad aumentare con il passare del tempo. In concomitanza a ciò, si rendeva, però, più facile il licenziamento. Il reintegro, infatti, viene concesso solo al lavoratore che dimostra che non sia avvenuto a sfondo discriminatorio o disciplinare. Inoltre, ha allargato le maglie del contratto a termine, consentendo alle imprese di attivarlo per tre anni e cinque rinnovi senza dover indicare la causale e dunque in qualunque caso. Quindi, in realtà, il contratto a tempo indeterminato è diventato semplicemente uno a tempo determinato prolungato.

I dati Istat sull’occupazione

A dare la spinta a Berlusconi in relazione all’abolizione del Jobs Act sono stati gli ultimi dati Istat. Questi affermano che il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni a novembre è sceso al 32,7% in calo di 1,3 punti rispetto a ottobre. C’è, però, un altro dato che è quello preoccupante.  Il 90% dei contratti sono non sono soluzioni lavorative di lunga durata. Infatti, si tratta in larga parte di occupazioni a tempo determinato o basate su contratti atipici. In realtà, dunque, si dà lavoro a più italiani, ma per meno tempo.

Sul mondo del lavoro, quindi, si è scatenata l’ennesima battaglia per accaparrarsi i voti. Per i fatti concreti, però, il discorso sembra essere destinato a rimanere sospeso nel tempo.

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Autore dell'articolo: Davide Luciani