Schick e Dzeko o Di Francesco? Alla Roma si decide il futuro

Quello tra Di Francesco e la Roma è un matrimonio turbolento. Arrivato tra lo scetticismo generale, il tecnico aveva spento le critiche con un buon inizio sia in campionato, ma, soprattutto, in Champions League. Ora, però, la crisi che attraversa i giallorossi ha rimesso il tecnico al centro del mirino. A condannare il lavoro di Di Francesco, più che la situazione in classifica sono i numeri deficitari, in particolare di quella che doveva essere la coppia dei sogni: Dzeko-Schick.

Dzeko-Schick: numeri pessimi

Edin Dzeko lo scorso anno con Spalletti 39 reti stagionali tra campionato, Coppa Italia ed Europa League. Quest’anno i numeri sono peggiori. Il suo totale stagionale è di 12 reti. Di queste, due sono state segnate nelle ultime 16 gare.

Anche il rendimento di Schick è stato deficitario. L’acquisto più costoso della storia della Roma, fin qui, ha messo a segno un solo gol, inutile, in Coppa Italia. Vero che il ceko ha pagato un inizio di stagione tormentato a causa degli infortuni, ma, per quel che si è visto in campo, in questo momento è un pesce fuor d’acqua.

Numeri impietosi che fanno il palio con la pochezza dell’attacco giallorosso. in serie A, De Rossi e compagni hanno segnato appena 30 reti, meno di squadre come Atalanta, Sampdoria e Udinese.

I limiti di Di Francesco

Le colpe dei rendimento deficitario di Dzeko e Schick vanno divisi in parti uguali tra i giocatori e Di Francesco. Dopo sei mesi è chiaro a tutti, tranne che all’allenatore, che il 4-3-3 come impostato dall’ex Sassuolo, fa acqua da tutte le parti. Il bosniaco, infatti, è costretto a giocare spesso spalle alla porta, e il suo gioco ne risente. Schick, invece, per poter giocare si deve adattare ad un ruolo, quello di esterno d’attacco, che non è nel suo dna.

Ai problemi degli attaccanti, vanno uniti quelli degli esterni e degli interni. Nel 4-2-3-1, gente come Perotti e Naingollan, avevano maggior spazio di movimento e potevano sfruttare le loro grandi doti di accelerazione, dando maggior imprevedibilità alla manovra. Ora, sono entrambi depotenziati. L’argentino è costretto a giocare più defilato e ad avere meno spazio per le sue giocate. Il belga, giocando in posizione più arretrata, arriva meno al tiro ed è anche meno lucido in fase conclusiva.

 La miopia tattica di Di Francesco, dunque,  non permette alla squadra di crescere. Invece di adattare il suo credo ai giocatori che ha a disposizione, l’alllenatore aspetta che siano i giocatori ad adattarsi a lui. Ecco perchè il matrimonio con la Roma non può funzionare. Ad un certo punto la dirtigenza dovrà acegliere tra i califfi della squadra e il tecnico.