21 boss scarcerati per un cavillo ad Agrigento

Mafia Agrigento: un cavillo legale fa scarcerare 21 boss

21 dei 58 boss arrestati ad Agrigento su ordine della Dda di Palermo il 22 gennaio scorso, sono stati scarcerati per un cavillo legale.  Il tribunale del Riesame ha annullato le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip. Il motivo? Sembra che alla base di tutto vi sia un vizio formale come il difetto di motivazione dell’ordinanza emessa dal gip, che non sarebbe sufficientemente argomentata.

21 boss scarcerati per un cavillo

La giustizia italiana torna a far parlare di sè. Un cavillo permette a 21 boss di lasciare il carcere. Questo nonostante, per la prima volta, decine di vittime del racket abbiano confermato la richiesta di pizzo e un nuovo pentito, che al contrario dei mafiosi resta detenuto, abbia fatto i nomi di boss e gregari. Questo significa che ora, le vittime potrebbero trovarsi faccia a faccia con i loro aguzzini. L’ avvenimento è un durissimo colpo alla credibilità del sistema antimafia e, soprattutto, alla sua capacità di proteggere i propri testimoni. Se neanche le testimonianze delle loro vittime bastano a tenere in carcere i mafiosi cosa può farlo? ù

Motivazioni e ricorso

Il tribunale del Riesame si è preso 45 giorni per il deposito della motivazione dei provvedimenti. Prima di allora la Procura non potrà ricorrere in Cassazione. Tra i boss scarcerati ci sono nomi eccellenti di Cosa nostra agrigentina come Raffaele Fragapane, Antonino Vizzì, Giuseppe Vella, Luigi Pullara e Giuseppe Blando. Quello che si teme e che questa sia solo la punta dell’iceberg. Se alla base c’è veramente un vizio di forma anche gli altri boss saranno scarcerati a breve. Allora chi andrà dalle vittime della mafia a dire loro che in Italia non esiste giustizia ed è meglio sottomettersi invece che affidarsi alle toghe?

In carcere rimane il pentito  Giuseppe Quaranta, ex capomafia di Favara. Alla fine di gennaio, Quaranta ha cominciato a collaborare con i magistrati ammettendo di avere rivestito un ruolo di vertice nel clan fino al 2013-2014. Le rivelazioni del noss, però non sono servite a tenere dentro i suoi “colleghi”. Ora la situazione si fa critica.

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Autore dell'articolo: Davide Luciani