Mata Hari agente H21. Nell’occhio dell’Aurora

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Mata Hari Agente h21?

24 Luglio 1917. Davanti alla corte marziale francese, è deciso, all’unanimità la condanna, con pena capitale, di una sedicente danzatrice Indù, condanna, che avviene solo dieci minuti dopo la sentenza. Senza possibilità di appello.

A 41 anni, nell’ottobre del 1917, sotto un plotone di esecuzione, muore questa bellissima e impenetrabile donna indiana, il suo nome è

Mata Hari.

Mata Hari – L’agente h21

Ma come mai, quest’esecuzione avviene a distanza di soli tre mesi, dato che la sentenza della corte si          dichiara con effetto immediato?

E perché, a tutt’oggi sono in molti a credere che la fucilazione non sia mai avvenuta?

Soprattutto: chi era realmente Mata Hari? Un’informatrice? Una donna dalla doppia vita?

Una Spia internazionale? E se si a favore di chi?Mata Hari l’Agente h21?

Oppure si tratta solo di una donna che paga con la vita la sua voglia d’indipendenza?

Sono queste le domande che aleggiano intorno a questa figura tanto discussa. Di lei dicono e scrivono tante cose, molte vere altre prive di fondamento.

Vere o false che siano, sono comunque di fatto testimonianze tangibili. Realtà oggettive, seppellite nella memoria del tempo, così come tutto quello che la riguarda.

Questa figura pragmatica, della quale abbiamo tante ipotesi e, alcuni concreti documenti pervenutici a oggi, è definita una donna turbolenta e fondamentalmente molto infelice.

Malinconica ma calcolatrice.

Tenta di sfuggire alla routine della sua disastrosa vita, in ogni modo. Finisce per rovinarsi irreparabilmente.

Nasce il 7 agosto del 1876, sotto il nome di Margaretha Geertuida Zelle, titolo tutt’altro che indiano.

 

 

Le sue origini, infatti sono Olandesi così come quelle dell’intera famiglia.

Grazie ai lineamenti orientaleggianti, la pelle olivastra, i capelli neri, gli occhi scuri, che la distinguevano dalla sua famiglia, non fu difficile definirla Indiana.

I tratti della sua famiglia infatti, erano tipicamente più chiari, visibili nei tre fratelli: Il maggiore, Johannes e, due gemelli più piccoli, Arie Annes e Cornelius

Di casata benestante, dall’età di 14 anni è costretta a studiare in una scuola di religiose, educata secondo le migliori indicazioni di quella ferma classe sociale.

Il Padre che possedeva un negozio di cappelli e diverse proprietà (come un mulino e una fattoria) ha un tracollo finanziario che lo porta alla bancarotta.

Il 1889 vede diversi avvenimenti disastrosi e di conseguenza la famiglia cede le sue proprietà.

A causa di questa condizione precaria, i genitori si separano anche per via delle forti tensioni e litigi dovuti alla situazione.

Il padre si trasferisce ad Amsterdam nel 1890.

L’anno seguente, la madre cui è stata affidata muore, e lei è presa sotto l’ala protettrice del suo padrino, residente nella cittadina di Sneek.

Per diversi motivi legati al fascino indiscutibile della ragazza, l’uomo la manderà ad Aja, da uno zio, dove studia come maestra di asilo.

 

 

La documentazione su Mata Hari avvalora ipotesi.

 

Anni dopo, acquisita una certa maturità, risponde a un annuncio matrimoniale su un giornale, e incontra quello che poi diventa suo marito, l’ufficiale Rudolph Mac Leod.

L’altra tesi, sostiene che in realtà avendo lei, all’epoca 19 anni, è costretta dalla stessa famiglia a sposare Mac Leod. Un Uomo che ha 21 anni in più di lei!

Margaretha (alias Mata Hari) e Rudolph Mac Leod

Il suo matrimonio, è una vera e propria catastrofe!

Dall’unione, nascono due bambini. Il primo, nel gennaio del 1897, chiamato Norman Johnn, in onore di suo padre. La secondogenita Janne Louise, nasce nel 1898.

Il 1897 vede l’ufficiale Mac Leod, diventare comandante di un battaglione nell’isola di Giava, nelle indie orientali Olandesi; Tale incarico lo porta a farsi diversi nemici.

Il matrimonio fallisce

 

Come spesso accade, non bastano due bambini a salvaguardare l’unione, che anno dopo anno, diventa sempre più violenta;

Mac Leod beve, picchia la moglie e, non da meno, è un’incorreggibile “don Giovanni”! E se la moglie avanza pretese, quest’ultimo arriva a minacciarla di morte;

<<Famoso un aneddoto in cui, il temibile ufficiale, le corre dietro con una rivoltella!>>

Gli anni a seguire, portano la famiglia Mac Leod, sulla costiera orientale di Sumatra, dove l’ufficiale è promosso maggiore e comandante della piazza di Medan.

Nel giugno del 1899, però una tragedia sconvolge completamente le loro vite:

Il figlioletto Normann muore, probabilmente avvelenato da un domestico;

Dall’inchiesta dubbia due voci: Un domestico che voleva vendicarsi dei maltrattamenti subiti dal Comandante? Oppure si tratta della moglie del sottoposto maggiore, spodestato dall’ufficiale, che per vendetta si fa assumere come domestica, e avvelena il bambino?

Nessuna certezza. Forse uno sfortunato episodio. Unico filo conduttore, il pessimo, tirannico carattere dell’ufficiale Rudolph, ma soprattutto l’inizio, della fine, del rapporto tra lui e Margaretha.

La vita per Margaretha, è difficile. E ora deve sfuggire anche a quest’ultimo orrore.

Nell’ottobre del 1900 Mac Leod matura la pensione; da le dimissioni. Margaretha ottiene dal marito, di rientrare In Olanda. Era il 1902.

Quando ormai i litigi toccano l’apice, si decide per la disunione matrimoniale e, Rudolph per primo lascia il tetto coniugale portando la figlia con sé.

La moglie, ottiene la separazione, ne riscatta l’affidamento.

Nel 1903, Margaretha è decisa a ricominciare.

Una nuova vita, una nuova avventura, (forse disperata), per lasciarsi alle spalle anni di sofferenze.Parte per Parigi, ma non ha fortuna. Fa più volte su e giù dall’Olanda sempre in cerca di un’occupazione che le permetta di vivere degnamente.

 

Nel 1904, decide di cambiare nome. Sa bene che una donna divorziata, di quei tempi, non ha vita facile a Parigi, e decide di chiamarsi Mata Hari. (Principalmente uno pseudonimo).

Negli anni trascorsi in Oriente, impara a cavalcare e soprattutto a danzare.

Affascinata dall’incanto dei volteggi del ventre, ne apprende le movenze. Si affaccia un’avvisaglia di notorietà.

Mata Hari 1910

La Nota un certo Molier, proprietario di una scuola di equitazione: è assunta come apprendista.

 Questi resta, conseguentemente ammaliato ed estasiato nella suggestione e lo charme, che suscita negli occhi di chiunque la osservi.

Diventa un’esotica danzatrice orientale e, non da meno una delle cortigiane più desiderate e pagate dell’epoca.

Quando la donna parla di sé, dice di essere figlia di una danzatrice del tempio indiano, morta nel darla alla luce.

I lineamenti. L’altezza. Le sue caratteristiche fisiche. Tutto la rende perfetta per quel ruolo di danzatrice dedicata al dio Shiva, addestrata nei rituali erotici del culto.

Desiderata ovunque, passa dallo spettacolo, alle feste private. Dalle grandi collezioni di Guimet, ai successi del caffè concerto di Parigi. Si esibisce con le Folies Bergères, e di seguito passa in rassegna tutte le più grandi capitali, Montecarlo, Madrid, Berlino, Vienna, e così via.

Gli anni seguenti, la vedono trasformarsi in qualcosa di strabiliante, forse in una personalità più forte di lei, che la porta, a commettere errori inesorabili.

Si lega a molte persone. (Troppe). Tra i suoi amanti, annoverava Hans Kiepert, un’ufficiale che incontra a Berlino e che le fa fare un lungo itinerario tra Vienna ed Egitto.

 

I cambiamenti con lo scoppio della Guerra

Di lei ci sono varie biografie, una scritta dallo stesso padre, che la venera come uno dei suoi innumerevoli fan. E l’altra, dell’avvocato divorzista che la segue nella battaglia legale della sua separazione.

Quest’ultimo la descrive come la Femme Fatale per eccellenza.

Margaretha Zelle alias Mata Hari

Ovviamente, il suo pubblico, prevalentemente maschile, (adottava la scusa di seguire e studiare le religioni orientali), resta affascinato e incantato di fronte ad una donna che appare, in sostanza: Completamente Nuda.

 

Le cose cambiano con lo scoppio della prima guerra mondiale. In quell’anno si reca a Berlino per interpretare l’opera “La chimera”, una danza e commedia egiziana scritta da lei.

Deve debuttare anche al teatro Metropole, ma l’assassinio del principe ereditario austriaco glielo impedisce.

Tra le sue conquiste, ci sono il banchiere van der Schalk conosciuto ad Amsterdam. E il barone van der Capellen, colonnello degli ussari.

I suoi amanti sono generosi nel prestarle soccorso economicamente, permettendole di vivere nell’agiatezza completa. Il giorno della dichiarazione di guerra, (1914), la vedono passare nell’auto del capo della polizia in giro per la capitale.

Nella sua casa dell’Aja, riceve spesso le visite del console Alfred von Kremer, che in teoria la reclutata come spia al servizio della Germania.

Il suo compito è di carpire informazioni, soprattutto sull’aeroporto di Contrexéville;

La scusa da adottare è quella di recarsi a far visita all’amante, (l’ennesimo), in Francia, il capitano russo Vadim Masslov. Sembra, che sia da questo che derivi il titolo di agente H21

Alla fine del 1915, fa rientro a Parigi. I suoi guai sono appena iniziati.

 

 

L’ipotesi di complotto e spionaggio all’orizzonte.

La polizia Francese la arresta con l’accusa di essere una spia tedesca. Si sospetta che voglia corrompere un comunicato cifrato, che i servizi segreti italiani hanno inviato ai francesi.

 La donna nega ogni cosa. E per zittire queste voci sul suo conto, si offre di lavorare per loro.

Il capitano Georges Ladoux, gli propone di diventare una spia Francese, inviandola in Belgio dove c’è l’occupazione tedesca e dove ci sono già, sei agenti francesi infiltrati cui lei deve tenere un resoconto.

Ma perché inviare una sospetta spia Tedesca in Belgio, dove può comunque essere un facile bersaglio?

E sulla base di quale fiducia?

Poco tempo dopo, uno degli infiltrati muore, ucciso e catturato, pare per il tradimento di una donna. 

I Francesi, ciò nonostante, la inviano comunque via mare, in Spagna (allora neutrale), con un nuovo incarico.

La nave è intercettata e dirottata sulla costa meridionale dell’Inghilterra, (Falmouth). Mata Hari è arrestata, ma conseguentemente all’aver dichiarato di Lavorare per i Francesi, rilasciata.

Si dirige a Madrid.

Stabilisce forti legami con personaggi della flotta navale militare tedesca, ricevendone generosi compensi. Ma, i suoi servigi, ritenuti scarsi e troppo onerosi, sono liquidati con un assegno di 5.000 Franchi, (qualcuno sostiene che sono 15.000), diretti a una banca Francese.

Ma l’addetto all’ambasciata militare Arnold von Kalle, sospetta che la donna stia facendo il doppio gioco e studia un piano per liberarsi di lei, rivelandola al controspionaggio francese come spia tedesca.

Un intrigo senza fine

I Francesi, l’arrestano nell’elegante hotel Elysée Palace – di Parigi, dove alloggia.  

La doppia imputazione è di essere sia un delatore tedesco, che spia doppiogiochista.

Subisce l’arresto, ed è portata nel carcere di Saint Lazare, rinchiusa nella cella n.21.

Compensi ricevuti

Al di là dell’assegno, che la stessa ammette di aver ricevuto a Madrid dai Tedeschi, (ma in cambio di prestazioni erotiche e non per losche attività), Mata Hari dichiara sempre, costantemente la sua Innocenza. 

Purtroppo le pressioni su di lei, nel tentativo di estorcerle una confessione, si fanno pesanti.

Le sue vacillanti e ambigue risposte, spesso ingenue, convincono sempre meno gli inquirenti.

Il processo si dimostra dapprima inconcludente. Mesi e mesi d’interrogatori a ufficiali, ex amanti, e chiunque fosse a contatto con l’imputata, terminano con una “bolla di sapone”

I comandanti francesi però, hanno la necessità di trovare un capro espiatorio per giustificare la loro incapacità e le dispendiose operazioni contro la Germania.

L’inchiesta su Mata Hari va avanti

Il capitano Pierre Bouchardon, trova le trascrizioni dei messaggi tedeschi intercettati e, due mesi dopo, la donna crolla confessando l’ingaggio tedesco, ma sempre e soltanto per i suoi servigi.

Inizialmente, dice di aver ricevuto inchiostro simpatico per comunicare informazioni, ma all’inizio aveva detto che si trattava di un semplice disinfettante, usato come contraccettivo.

Nonostante le deboli argomentazioni, il suo verdetto è prevedibile:

condanna a morte per fucilazione.

Dei suoi amanti, nessuno si dimostra un valido aiuto. Solo alcuni ufficiali francesi prendono le sue parti sostenendo di non averla mai considerata una spia.

Al contrario Ladoux nega di averla ingaggiata per i servizi segreti Francesi.

A difenderla in tribunale, c’è l’avvocato Edouard Clunet, ex amante, col quale è rimasta in buoni rapporti. Clunet disperato, le propone di rimanere in cinta di Lui per ottenere un rinvio.

Ma lei, con sdegno preferisce presentare una domanda di Grazia al presidente Francese.

In quell’ultimo disperato gesto, ripone ogni sua speranza. Tutto vano. La domanda viene Respinta.

L’esecuzione e la fine

Le esecuzioni, avvenivano tra il lunedì e il venerdì. La sua agonia, dura tre mesi, (mesi in cui vive nell’angosciante paura della “chiamata”) e la porta a non dormire e non mangiare più.

All’alba del 15 ottobre 1917, mentre dorme profondamente, grazie a un sonnifero somministratole dal medico è svegliata di soprassalto! il procuratore le annuncia che sarebbe morta quel mattino.

Fino all’ultimo, resta fedelissima alla sua immagine di femminilità.

Mata Hari si abbiglia con cura. Indossa un abito grigio perla, con un grande cappello di paglia e le scarpe più eleganti che possiede. Con il cappotto sulle spalle, lascia il carcere di Saint Lazare, diretta al castello di Vincennes.

Davanti a lei, 12 ufficiali reduci dal fronte. Schierati su tre lati, il quarto scoperto con al centro un albero spoglio.

Saluta, con un cortese gesto del capo gli ufficiali e manda loro dei baci. Si dirige all’albero, con passo fermo. Accetta il bicchierino di Rum consentito ai condannati, ma per nessunissimo motivo, si fa bendare.

Guarda dritto negli occhi coloro che la conducono alla morte, come “l’occhio dell’aurora”, da cui il nome: Mata Hari.

Fredda, non mostra il minimo cenno di nervosismo. Impassibile.

Alle prime luci dell’alba, il comandante ordina l’attenti. Poi il segnale.

Dodici spari interrompono il silenzio.

Il corpo senza vita della donna del dio Shiva, cade al suolo. Di lei, quel giorno, si racconta la compostezza straordinaria.

La triste conclusione di Mata Hari, vede un ultimo disperato gesto di salvarla da parte di un certo Pierre Morrisac.  Amante e innamorato, che riesce a corrompere il plotone di esecuzione, facendo caricare a salve i fucili.

Ma la fucilazione, che deve essere solo simulata, (come racconta la Tosca di Puccini), non va a buon fine e la vittima, inconsapevolmente va in contro alla morte.

Dei dodici spari, uno tocca il fianco sinistro, uno la coscia, uno il ginocchio, l’ultimo fatale, il cuore.

Inutilmente, il maresciallo Pétey, le riversa un ingiusto colpo alla nuca.

La Conclusione

Il corpo mai reclamato di Mata Hari è seppellito in una fossa comune.

Il capo, viene conservato, ma poi trafugato negli anni ’50 e mai ritrovato.

La morte, tutto sommato, la strappa prematuramente, da quella che poteva essere l’ennesima tragedia.   Assistere al decesso della figlia Janne Louise, avvenuta nel 1919 quand’era poco più che ventenne, due anni dopo la sua scomparsa. La storia di Mata Hari, ispirò il film la danzatrice indù del 1932, con Greta Garbo.

Ma Mata Hari è veramente l’agente H21?

Spia o vittima?

Era davvero un’arma così letale da custodire troppe informazioni internazionali, tali da renderla così pericolosa?

Su di lei ci sono solo dubbi.

 
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Autore dell'articolo: Stefania Di Francescantonio

Stefania Di Francescantonio