Nuova Stretta Migratoria: Il Governo Introduce Misure Più Rigide e Controverse
Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera a un nuovo disegno di legge sull’immigrazione, un pacchetto di 17 articoli che mira a rafforzare il controllo dei flussi migratori e a implementare il Patto UE sulla Migrazione e l’Asilo del 14 maggio 2024. Le disposizioni includono l’introduzione di un controverso “blocco navale”, un ritorno al “sistema Albania” per la gestione delle richieste d’asilo, requisiti più stringenti per l’ottenimento della protezione speciale e un ampliamento dei reati che possono portare all’espulsione di un migrante. Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha ribadito la posizione del governo su X, affermando che Ā«I confini dell’Italia sono i confini dell’Europa. Difenderli ĆØ un dovereĀ» e ha sottolineato l’introduzione di misure per Ā«rafforzare le espulsioni e garantire maggiore incisivitĆ nella gestione dei flussi migratoriĀ».
Il “Blocco Navale”: Un Deterrente per la Sicurezza Nazionale
Uno dei pilastri del nuovo disegno di legge ĆØ l’istituzione dell’Ā«interdizione temporanea dell’attraversamento del limite delle acque territorialiĀ». Questa misura potrĆ essere adottata in situazioni di Ā«minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionaleĀ», tra cui il rischio concreto di atti terroristici, un’eccezionale pressione migratoria tale da compromettere la gestione sicura dei confini, emergenze sanitarie di rilevanza internazionale o eventi internazionali che richiedano misure straordinarie di sicurezza. La delibera, proposta dal Ministro dell’Interno e approvata dal Consiglio dei Ministri, avrĆ una durata massima di 30 giorni, prorogabile non oltre sei mesi. In caso di violazione di tale interdizione, sono previste sanzioni pecuniarie significative, oscillanti tra i 10.000 e i 50.000 euro. In caso di reiterazione della violazione con la stessa imbarcazione, ĆØ disposta la confisca della nave, con una Ā«responsabilitĆ solidaleĀ» che si estende all’utilizzatore, all’armatore e al proprietario.
Il provvedimento contempla inoltre la possibilitĆ di condurre i migranti a bordo delle imbarcazioni intercettate Ā«anche in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza con i quali l’Italia ha stipulato appositi accordi o intese che ne prevedono l’assistenza, l’accoglienza o il trattenimento in strutture dedicateĀ».
Il Modello Albania: Delocalizzazione delle Procedure di Accoglienza
Il riferimento al “sistema Albania” richiama il protocollo d’intesa firmato tra Italia e Albania nel novembre 2023, un’iniziativa che rappresenta una novitĆ assoluta nel panorama europeo per la gestione dei flussi migratori. L’accordo prevede la concessione gratuita da parte dell’Albania di alcune aree sul proprio territorio, dove l’Italia potrĆ realizzare, a proprie spese e sotto la propria giurisdizione, due strutture per la gestione dei migranti soccorsi in mare. Queste strutture, che saranno operative dalla primavera del 2024, includeranno un centro di prima accoglienza nel porto di Shengjin per le procedure di sbarco e identificazione, e una seconda struttura (modello CPR) in un’area più interna per le successive procedure di asilo o rimpatrio. La capacitĆ iniziale prevista ĆØ di circa tremila persone, con una stima di poter gestire fino a trentaseimila migranti all’anno. I costi per la realizzazione e la gestione dei centri, inclusi i servizi sanitari e il rimborso di 16,5 milioni di euro per il primo anno all’Albania, saranno interamente a carico dello Stato italiano. L’Albania collaborerĆ sul fronte della sicurezza e della sorveglianza esterna delle strutture.
Riforma della Protezione Speciale e Ampliamento delle Espulsioni
Il disegno di legge introduce una sostanziale revisione dei requisiti per ottenere la protezione speciale, rendendone l’accesso notevolmente più difficile. Saranno ora necessari quattro criteri cumulativi: un periodo di soggiorno regolare di almeno cinque anni sul territorio nazionale, una conoscenza certificata della lingua italiana, la disponibilitĆ di un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari e una disponibilitĆ finanziaria analoga a quella richiesta per i ricongiungimenti familiari. Questa stretta segue una tendenza giĆ emersa con il cosiddetto “Decreto Cutro” del 2023, che aveva limitato l’istituto precedentemente più accessibile. Le statistiche del 2024 rivelano che su 90.000 richieste di protezione esaminate dalle commissioni territoriali, il 64% ĆØ stato respinto, con la protezione speciale concessa solo nel 14% dei casi, ovvero a circa 13.000 persone.
Contestualmente, il ddl amplia i casi in cui un giudice, in caso di condanna per gravi reati, può disporre l’espulsione di uno straniero. Tra i reati che ora potranno portare all’allontanamento dall’Italia figurano violenza o minaccia a pubblico ufficiale, reati contro la famiglia e partecipazione a rivolte nei Centri di Permanenza per i Rimpatri (CPR).
Controversie e Critiche: Diritti Umani e Prerogative Parlamentari
Il pacchetto di misure ha suscitato accese reazioni e critiche da diverse parti. Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha espresso forte preoccupazione riguardo a una disposizione che sembra voler limitare i poteri ispettivi dei parlamentari all’interno dei CPR. Il testo prevede che l’accesso ai centri sia consentito solo ai membri del Governo e del Parlamento nazionale e ai loro collaboratori stabili, limitatamente alla facoltĆ di colloquio con gli stranieri che ne facciano richiesta. Magi ha annunciato una strenua opposizione a tale tentativo, ritenendolo Ā«inaudito e anche incostituzionaleĀ», e ha chiesto al governo di chiarire e ai presidenti delle Camere di attivarsi per tutelare le prerogative parlamentari.
Dure critiche sono giunte anche dalle organizzazioni non governative (ONG). Sea-Watch Italy ha definito Ā«rivoltante trattare come un pericolo per lo Stato uomini, donne e bambini che fuggono da miseria e persecuzioniĀ», attaccando la scelta di Ā«respingere le persone nei paesi che le perseguitanoĀ» e promettendo di moltiplicare gli sforzi per il salvataggio in mare. Francesca Bocchini di Emergency ha espresso Ā«preoccupazioneĀ» per una Ā«ulteriore stretta e restringimento dello spazio operativo delle organizzazioni non governative che operano in mare e della tutela del diritto alla vita dei migranti nel Mediterraneo CentraleĀ». Queste voci si uniscono a un coro di contestazioni più ampio che da tempo denuncia i rischi di violazioni dei diritti umani e l’approccio restrittivo adottato nella gestione dei flussi migratori.
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