quota 102 nel 2023

Quota 102 nel 2023, cosa aspettarci?

         
Iscriviti al Feed di Webmagazine24.it intopic.it feedelissimo.com Segnala a Zazoom - Blog Directory
 

Per chi volesse avvalersi della pensione anticipata, quali soluzioni saranno previste per il prossimo anno? E cosa resta ancora valido per tutto il 2022? Uno dei nodi principali da sciogliere riguarda quota 102 nel 2023.

Da tempo si aspetta una riforma che possa ridurre l’età pensionabile permettendo un’uscita dal lavoro anticipata ma con un assegno pensionistico non eccessivamente ridotto. Un primo passo in questo senso era stato fatto con quota 100, poi soppiantato e sostituito da quota 102. E ora?

Vediamo di seguito le possibili soluzioni al vaglio del governo e, prima ancora, il futuro di quota 102.

Quota 102, nessuna proroga in vista

Allo stato attuale, oltre ad Opzione Donna 2022 e Ape Sociale 2022, l’ulteriore misura di cui ci si può avvalere per uscire dal mondo del lavoro è quota 102, per il quale sono necessari 64 anni d’età anagrafica e 38 anni di contributi obbligatori versati entro il 31 dicembre 2022.

Questa uscita anticipata però si esaurirà con la fine del 2022. Dopo solo un anno di vita infatti non è prevista alcuna proroga. Gli interessati quindi che matureranno i suddetti requisiti avranno tempo solo il corrente anno per presentare la relativa domanda.

Quali uscite pensionistiche per il 2023

Manca ancora l’ufficialità ma, a quanto sembra, il Governo sembrerebbe propenso a voler confermare anche per il 2023 Opzione Donna e Ape Sociale. Le intenzioni sono state manifestate poche ore fa dal Ministro del Lavoro Andrea Orlando, che vuole continuare a garantire questi 2 ‘scivoloni pensionistici’.

Tra le misure sul tavolo si parla poi anche di quota 104, che vedrebbe requisiti non propriamente agevoli: 66 anni d’età e 38 anni di contributi, pur con la volontà di modulare questa soluzione tramite un meccanismo variabile dei due requisiti.

Si parla anche, secondo la proposta di Tridico, di pensione in due tempi, con l’uscita a 63 o 64 anni d’età e 20 anni contributivi, in cui si riceverebbe un assegno pensionistico relativo alla parte contributiva in un primo tempo; mentre l’assegno intero, comprensivo anche della parte retributiva, verrebbe percepito al raggiungimento dei 67 anni d’età. Un’idea all’insegna della flessibilità come è stata definita dallo stesso Presidente Inps.

Ed infine al vaglio troviamo anche quota 41, che farebbe leva su 41 anni contributivi a prescindere dall’età anagrafica.

 

Autore dell'articolo: Sabrina Maestri