Corrado Barazzurri-Jannik Sinner

Sinner, Barazzutti chiede chiarezza: “Sono preoccupato. Perché non dare un referto medico? Così si alimenta solo speculazione. Se viene fatto un buon lavoro di prevenzione…”

Nel mondo di Jannik Sinner le parole sono poche e le informazioni ancora meno. Il numero uno altoatesino ha sempre scelto di mantenere un profilo estremamente riservato, evitando di trasformare la propria vita professionale in un flusso continuo di comunicati, dichiarazioni e indiscrezioni. Una filosofia condivisa anche dal suo staff, che negli ultimi mesi ha mantenuto grande prudenza nel comunicare aggiornamenti sulle condizioni fisiche del giocatore.

Una riservatezza che, però, inevitabilmente lascia spazio alle domande quando l’assenza dal campo si prolunga. Ed è proprio sulla gestione dell’infortunio al ginocchio di Sinner che l’ex tennista e capitano di Coppa Davis, Corrado Barazzutti ha espresso le proprie perplessità, in un’intervista al quotidiano “Tuttosport“.

Corrado Barazzutti, le sue parole su Jannik Sinner

“Diciamo che sono preoccupato, sì, anche se non ho tantissime informazioni. Si parla di un’infiammazione tendinea extra-articolare. La questione è che non lo vediamo da quasi tre mesi in campo e quando un giocatore come lui è assente da così tanto tempo è normale che nascano dubbi. Quello che non capisco è perché non si possa dare un referto medico per dire semplicemente: questo è il problema, riprenderà tra tre mesi, tra quattro mesi. Capisco che venga anteposta la questione della privacy, ma visto che parliamo del n.1 del mondo, un comunicato un po’ più chiaro darebbe almeno un’idea a tutti. Altrimenti si alimenta solo la speculazione, non c’è dubbio che i giocatori siano molto sollecitati. Però è anche vero che si allenano proprio per sopportarle, e dovrebbero essere curati e allenati in maniera preventiva: se viene fatto un buon lavoro di prevenzione, secondo me i rischi di incidenti fisici diminuiscono. Quest’anno Jannik ha giocato tutti i Masters 1000 che poteva giocare in primavera, arrivando sempre in fondo. Quello del Roland Garros sicuramente è stato un incidente a sé, ma ci è arrivato con tante partite sul groppone, forse poteva permettersi di saltare Madrid o Roma”. 

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