Jannik Sinner-Adriano Panatta

Infortunio Sinner, l’allarme di Panatta: “Qualcuno ha intenzione di intervenire e cambiare le cose? Sarebbe più giusto chiedersi che cosa abbia il tennis, con questi ritmi non…”

Il ginocchio continua a frenare Jannik Sinner, con il tennista azzurro che ha deciso di non rischiare e salterà anche l’ATP di Pechino, rinunciando ai 500 punti conquistati lo scorso anno al China Open, quando aveva dominato Learner Tien in finale.

È il quarto torneo consecutivo che Sinner è costretto a saltare dopo il trionfo a Wimbledon: Montreal, Cincinnati, US Open e ora Pechino. Uno stop che comincia a destare qualche preoccupazione, anche se il problema, secondo quanto filtra, non sarebbe di particolare gravità.

L’obiettivo è tornare in campo a Shanghai, dove il torneo è in programma dal 7 al 18 ottobre. Nel frattempo alternerà terapie, riposo e lavoro sul campo, monitorando giorno dopo giorno la risposta del ginocchio. L’altoatesino non è però l’unico big alle prese con un lungo stop. Il 2026 è stato segnato da numerosi problemi fisici nel circuito: Carlos Alcaraz, ad esempio, è rimasto fermo per quattro mesi e mezzo a causa di un infortunio al polso.

Ma il caso Sinner riporta inevitabilmente al centro del dibattito anche il tema degli infortuni, sempre più frequenti nel tennis moderno. Sul “Corriere della Sera” è intervenuto Adriano Panatta, che individua proprio nell’evoluzione del gioco e nei ritmi del circuito una delle principali ragioni di questa emergenza.

Adriano Panatta, le sue parole

“Pechino, dopo Montreal, Cincinnati e US Open. Quattro tornei al centro della stagione che il Numero Uno del tennis l’hanno visto solo in video, sui social, per le dovute scuse. «Non vedo l’ora di tornare», sì, il prossimo anno però. Dal 12 luglio, data dell’ultima vittoria di Sinner a Wimbledon, è assai probabile che la sosta si prolungherà fino al 1000 di Shanghai, il 7 ottobre, o forse al 500 di Vienna, il 24. Tre mesi persi, forse tre mesi e mezzo“.

“Molti si chiedono che cosa abbia Sinner. Ma sarebbe più giusto chiedersi che cosa abbia il tennis. Sinner ha un infortunio al ginocchio destro, giunto in allenamento, forse su una parte del suo fisico resa più fragile da episodi precedenti. Sa una cosa, però. Se forza i tempi del rientro, rischia molto di più che attendere con pazienza che l’arto abbia ripreso la sua piena funzionalità e i dolori siano del tutto passati“.

“Il tennis non perdona, questo tennis meno che mai. Si dice che si giochi troppo, ed è vero, ma è solo una parte del problema. I tornei di due settimane impongono ai migliori di stare sul pezzo per periodi sempre più lunghi, ma è l’abbinamento con un tennis di potenza, giocato con racchette nate per colpire sempre in accelerazione, a tormentare il fisico dei tennisti e produrre un’infinità di lacerazioni. Muscoli, polso, schiena, spalle, e ginocchia naturalmente. Gli infortuni, rispetto ai primi del Duemila, sono aumentati del 110 per cento. Qualcuno ha intenzione di intervenire e cambiare le cose? Così, con questi ritmi, il tennis non andrà lontano. E non è un caso che due giovani campioni come Sinner e Alcaraz già oggi avvertano di avere l’intenzione di prendersi, in futuro, le dovute pause. Hanno capito che il tennis non cambierà e l’unica strada è quella di cambiare il loro tennis“.

Per Panatta, dunque, il tennis moderno sembra aver raggiunto un punto di equilibrio sempre più difficile da sostenere. E Sinner e Alcaraz, secondo la sua lettura, potrebbero essere tra i primi campioni della nuova generazione a scegliere in futuro pause più lunghe per preservare il proprio fisico.

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