Roberta Bruzzone Critica Docuserie Netflix su Yara Gambirasio

Roberta Bruzzone Critica la Docuserie Netflix su Yara: ‘Basata su Suggestioni, Non su Fatti’

Il Caso Yara la docuserie di Netflix al centro delle polemiche

Da oltre una settimana la docuserie “Il caso Yara: Oltre ogni ragionevole dubbio” è in cima alla classifica delle serie più viste su Netflix. Questo successo ha attirato l’attenzione di Roberta Bruzzone, una delle criminologhe più rinomate in Italia, che ha espresso dure critiche durante una recente diretta.

Sinossi della docuserie

“Il Caso Yara: Oltre Ogni Ragionevole Dubbio” ripercorre in cinque episodi la tragica vicenda di Yara Gambirasio, scomparsa a soli 13 anni una sera del novembre 2010 a Brembate di Sopra (BG) mentre percorre i 700 metri che separano casa sua dalla palestra in cui pratica ginnastica ritmica.

La docuserie ricostruisce l’indagine sulla scomparsa della ragazza, che culmina con l’arresto di Massimo Bossetti. Il lungo processo investigativo e giudiziario rivela la verità riguardo ad alcuni legami familiari della famiglia Bossetti, mettendo in luce dettagli intricati e spesso controversi sull’investigazione. Attraverso testimonianze, ricostruzioni, interviste esclusive (compresa quella allo stesso Bossetti e alla moglie Marita) e materiali inediti si esplorano gli eventi legati al caso, le accuse di depistaggio e i sospetti sui metodi investigativi. La vasta eco mediatica e le pressioni della politica permetteranno un processo che si concluda con un verdetto al di là di ogni ragionevole dubbio?

Critiche alla rappresentazione dei fatti

Secondo Bruzzone, la serie è basata più su suggestioni che sui fatti accertati dai tre gradi di giudizio che hanno condannato Massimo Bossetti per l’omicidio di Yara Gambirasio. Ha sottolineato che molti aspetti trattati nella docuserie sono stati ampiamente smentiti dagli atti processuali e dalle condanne, e ha espresso perplessità su come Netflix possa aver trascurato questi elementi fondamentali. Ha dichiarato: “Non mi spiego questa situazione. Liberi di vedere questa serie, ma bisogna avere in mano informazioni più affidabili, perché alcune cose veicolate dalla serie sono sconfessate dagli atti”​​.

Perché Bossetti non confessa?

Bruzzone ha anche affrontato la questione del perché Bossetti non abbia mai confessato il crimine. Ha spiegato che una confessione implicherebbe ammettere il movente, ossia il desiderio di abusare di una bambina di 13 anni, un fatto che gli farebbe perdere il sostegno di molte persone che ancora credono nella sua innocenza. Secondo la criminologa, Bossetti non vuole confrontarsi con questa verità, caratterizzandolo come una persona con tratti narcisistici capaci di negare l’evidenza.

L’evoluzione della personalità di Bossetti

Nonostante le critiche, Bruzzone ha riconosciuto un aspetto interessante della serie: l’evoluzione della personalità di Bossetti, che ora si presenta come una vittima di un errore giudiziario. Tuttavia, ha descritto questo atteggiamento come “spavaldo e arrogante”, aggiungendo che molte delle sue accuse sono infondate e angoscianti.

Chiarimenti sui kit per l’estrapolazione del DNA

Infine, Bruzzone ha voluto chiarire la questione dei kit per l’estrapolazione del DNA, sottolineando che un kit scaduto non può dare risultati sbagliati, ma semplicemente non funziona. Ha anche ricordato che i test condotti dalla famiglia Bossetti in un laboratorio privato hanno confermato i risultati ottenuti durante il processo giudiziario.

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