Claudio Lolli

Claudio Lolli: in ricordo di un grande cantautore

Claudio Lolli: in ricordo di un grande cantautore

Claudio Lolli s’è spento a seguito di una malattia ieri sera.

Era nato a Bologna nel 1950 (aveva 68 anni) ed era attivo musicalmente sin dai primi anni settanta.

Claudio Lolli: la carriera

Fu l’amico e collega Francesco Guccini che lo portò alla Emi con la quale pubblicò i suoi primi quattro dischi (“Aspettando Godot” (1972), “Un uomo in crisi. Canzoni di morte. Canzoni di vita” (1973), “Canzoni di rabbia” (1975) e “Ho visto anche degli zingari felici” (1976)).

L’ultimo suo full lenght è stato “Il grande freddo” uscito nel 2017 per l’etichetta indipendente La Tempesta Dischi, che annovera nel suo roster artisti del calibro di Beatrice Antolini, Giorgio Canali & Rossofuoco, Le luci della centrale elettrica, Management del Dolore Post-Operatorio, Tre allegri ragazzi morti e Umberto Maria Giardini (solo per citarne alcuni).

Con esso aveva conquistato anche la Targa Tenco per il miglior album dell’anno.

Appena dieci mesi fa Claudio Lolli aveva vinto anche il Premio Lunezia alla carriera.

E non poteva essere altrimenti.

Perché cantautori come lui in Italia ce ne sono stati davvero pochissimi negli ultimi cinquant’anni.

La sua poetica è stata più volte avvicinata alla corrente dell’esistenzialismo.

Aveva anche scritto diversi libri, l’ultimo dei quali, “Lettere Matrimoniali” uscì nel 2013 per Stampa Alternativa / Nuovi Equilibri.

E su di lui furono scritti fiumi d’inchiostro.

Dagli anni ottanta era stato anche professore di una scuola superiore formando nel tempo centinaia di ragazzi.

Durante la sua lunga carriera aveva trattato temi quali la desolazione, la crisi e l’amicizia.

Fra le sue canzoni migliori ci piace menzionare almeno “Borghesia”, “Angoscia Metropolitana” e “Autobiografia Industriale”, oltre ovviamente a “Ho visto anche degli zingari felici”, che ad oggi rimane il suo brano più conosciuto.

Davvero una grande perdita per la città di Bologna, per l’Emilia Romagna e per l’Italia intera.

La foto nell’articolo è tratta dalla pagina Facebook a lui dedicata “Claudio Lolli – La leggenda”

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