Comunicazione Sinner, la critica di Palomba: “Strategia alla lunga perdente, Alcaraz è molto piu aperto. Se non fai sapere nulla e poi vai alle sfilate di Gucci, qualcuno si fa…”
Jannik Sinner è oggi molto più di un campione di tennis. La sua popolarità ha superato da tempo i confini del campo e, proprio per questo, anche il modo in cui comunica è diventato parte del personaggio. È un tema tornato al centro del dibattito nelle ultime settimane, complice soprattutto il mistero sulle condizioni del suo ginocchio e sull’eventuale data del rientro.
A intervenire sulla questione è stato Auro Palomba, esperto di comunicazione ed editore di VibesMedia, che in un’intervista sul canale YouTube “Spazio Tennis” ha analizzato la strategia adottata dal numero uno italiano, soffermandosi in particolare sul rapporto tra privacy, media e necessità di informare il pubblico. Di solito vi proponiamo le sue dichiarazioni nell’intervista fatta dal direttore del sito “Spazio Tennis“, Alessandro Nizegorodcew .
Il punto di partenza del ragionamento di Palomba è chiaro: Sinner è un atleta straordinario, ma il suo modo di comunicare è, a suo giudizio, ‘molto particolare’ e soprattutto estremamente chiuso:
“Una delle regole fondamentali della comunicazione è la trasparenza. Tutto quello che rimane dubbio si presta a interpretazioni che possono anche essere peggiorative rispetto alla realtà. Lui ha sempre tenuto questa strategia di comunicazione molto chiusa. Quando tu non sei tu a comunicare le cose, ma sono gli altri che le scoprono per caso, allora ovviamente uno pensa sempre che magari ci sia qualche cosa di peggio rispetto a quello che c’è“.
Palomba precisa però di non considerare necessariamente sbagliato il principio del silenzio:
“Non comunicare, guarda che è un’ottima strategia di comunicazione, anzi io ai miei clienti la consiglio spessissimo. Questo non vuol dire non far sapere nulla, vuol dire non comunicare direttamente, ma utilizzare degli intermediari, dei media che appunto comunicano per te. Se tu invece lasci sempre tutto così nel dubbio, è chiaro che poi le interpretazioni peggiori sono quelle a cui la gente crede“.
Nel suo ragionamento entra anche la vicenda Clostebol e, più in generale, il rapporto tra Sinner e i media negli ultimi anni:
“Come nel caso dell’accusa di doping dell’anno scorso, di due anni fa, il fatto che tu non abbia comunicato mai se non quando la cosa è finita, ha fatto sì che anche i tuoi colleghi abbiano pensato che ci fosse un trattamento di favore“.
Secondo lui, una parte delle difficoltà nasce proprio dalla mancanza di una comunicazione capace di accompagnare gli eventi mentre accadono e lo stesso discorso viene applicato alla rinuncia alla Nazionale:
“Io l’ho difeso quando non è andato da Mattarella, l’ho difeso a maggior ragione quando non è andato a Sanremo, non è andato in Nazionale, ma anche lì ci fu, ti ricordi, un difetto di comunicazione. Lui l’aveva detto un anno prima a Binaghi, ma l’avevano tenuto nascosto, quindi lui di fatto si è preso tutto il downside di una comunicazione che forse serviva a vendere i biglietti pensando che ci fosse Sinner“.
È però soprattutto la gestione dell’attuale infortunio a rappresentare, secondo Palomba, il caso più evidente. Il problema, spiega, non è che Sinner debba rendere pubblici i propri documenti medici:
“Alcuni dei nostri utenti hanno detto: “Ma che volete che inizi addirittura a raccontare cosa c’è scritto nella risonanza magnetica o cosa?”. Io ho spiegato che no, non è che deve dire esattamente qual è il problema nel dettaglio specifico, però c’è una via di mezzo che forse sarebbe opportuna. Se tu non fai sapere nulla, poi dici che il ginocchio non sta bene e contestualmente vai alle sfilate di Gucci, qualcuno si fa qualche domanda, no?”
Palomba, mette però un punto fermo, ovvero il diritto alla privacy di Sinner non viene messo in discussione:
“Innanzitutto non deve niente, cioè lui può e deve fare quello che vuole. Io sto dicendo un’altra cosa, che questa strategia di comunicazione così chiusa funziona finché le cose vanno bene, nel momento in cui le cose non vanno bene è chiaro che tu dai molto fiato a chi non ti vuole bene. Non comunicare non vuol dire che lui va a fare un video su Instagram dicendo, facendo vedere la sua risonanza magnetica. Ci sono dei mezzi utilizzando media terzi. Come ha fatto per esempio Alcaraz usando Fabrizio Romano, in cui tu fai sapere come stanno le cose e cosa pensi“.
Il vuoto informativo, secondo Palomba, finisce inevitabilmente per produrre un’altra conseguenza: i media cercano comunque di ricostruire ciò che sta accadendo:
“Di certo c’è che i media stessi, quando non sanno nulla, devono andare a cercare. Non parlo soltanto degli influencer o di giornalisti di gossip o altro, ma proprio il media anche specializzato da qualche parte deve provare ad andare a parare. Magari ha delle deduzioni, quindi uno più uno più uno più uno, cerchi di capire cosa è accaduto, ma qualcosa sbagli sempre, quindi la verità poi non la riesci mai ad avere così“.
Palomba richiama anche il ruolo crescente degli influencer, osservando che in questo caso un influencer sarebbe stato tra i primi a fornire informazioni sulle condizioni di Sinner:
“Adesso ho detto che si opera. Ti fa supporre che non si sa come quest’uomo abbia delle informazioni privilegiate che il resto dei media non hanno. Una delle regole base della comunicazione è che sei tu che devi guidare la tua comunicazione“.
Un altro punto centrale dell’analisi riguarda la trasformazione di Sinner da semplice atleta di vertice a personaggio sportivo di dimensione nazionale:
“Secondo me Sinner deve capire che ormai lui è un patrimonio nazionale. Questa cosa ha tantissimi onori, ma anche qualche onere e quindi forse un pochino più di trasparenza nei confronti dei tifosi, dei media, così lo aiuterebbe“.
Nel confronto con Carlos Alcaraz, individua due modelli differenti:
“Alcaraz che informa in tempi reali su tutto i suoi stati, su tutti i suoi infortuni, è chiaro che poi alla gente sta più simpatico Alcaraz che Sinner. È molto più spontaneo, è molto più aperto, è uno che racconta della sua vita. Un conto è la privacy dell’uomo Sinner, un conto è la comunicazione dello sportivo Sinner. Dovresti fare la stessa cosa anche dal punto di vista della tua organizzazione di marketing e comunicazione, che non può essere quella di cinque o sei anni fa perché tu sei un’altra cosa“.
La conclusione dell’esperto è netta, ma riguarda la strategia, non il diritto di Sinner a decidere cosa rendere pubblico:
“È una scelta fantastica fino a che le cose vanno bene. Quando le cose vanno male, se tu non ti sei comunque fatto degli alleati anche nel mondo dei media, questo ti può complicare. Dal mio punto di vista è una strategia di comunicazione che alla lunga è perdente“.
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