Concordia: confermata la condanna a 16 anni per Schettino

Francesco Schettino ha avuto la conferma della condanna emessa in secondo grado: 16 anni. E’ questo il verdetto della Cassazione su uno dei più grandi naufragi della storia della marineria italiana. L’ex comandante è stato giudicato colpevole della morte dei 32 passeggeri che persero la vita al largo delle coste dell’isola del Giglio.

Schettino in carcere

Per Francesco Schettino si aprono le porte del carcere. L’ex comandante della Costa Concordia è stato riconosciuto colpevole dalla Cassazione d tutti i capi d’accusa. Per l’uomo che abbandonò 4.000 persone a bordo della nave mentre affondava, non poteva esserci sentenza diversa. Per prescrizione sono stati eliminati due mesi di arresto per delitti contravvenzionali.

Sentenza giusta

La sentenza, su Schettino è stata accolta con soddisfazione dai famigliari delle vittime.
“Schettino questa sentenza se l’è ampiamente meritata. Per le sue bugie e per il poco rispetto che ha avuto, anche dopo, nei confronti delle vittime di quel terribile naufragio”, ha dichiarato Elio Vincenzi, marito di Maria Grazia Trecarichi, una delle 32 vittime. Il suo corpo è stato identificato solo grazie al test del Dna nell’ottobre 2013.

 Corte di Strasburgo

L’avvocato di Schettino, Saverio Senese ha dichiarato che, secondo lui, ci sono stati “una serie di violazioni dei diritti di difesa” e, per questo, si ricorrerà alla Corte di Strasburgo.
Secondo Senese, l’ex comandante ritiene di “essere il responsabile ma non colpevole perché sulla Concordia c’era un team di comando, lui non era solo e la nave presentava molte deficienze.”
Schettino è stato l’unico a non volere patteggiare. Tutti gli altri imputati sono stati condannati con pene inferiori ai tre anni di carcere. Si tratta del comandante in seconda Ciro Ambrosio, il terzo ufficiale Silvia Coronica, il timoniere Jacob Rusli Bin, il responsabile sicurezza della Costa Crociere Roberto Ferrarini e l’hotel director Manrico Giampedroni.
Va detto che, il Pg, Francesco Salzano, durante la requisitoria dello scorso 20 aprile, non solo aveva chiesto la conferma della condanna a 16 anni, ma anche di valutare la possibilità di inasprire la pena.