Facchetti contro Giletti a Rai 2: “La relazione di Palazzi su mio padre vale zero”. “Ne faceva parte anche suo padre e quello scudetto è…”
Ieri sera nella parte finale della puntata “Il Processo al 90°” in onda su Rai 2, è intervenuto tramite video Gianfelice Facchetti, figlio della bandiera interista, Giacinto Facchetti, perchè voleva puntualizzare le parole del giornalista e conduttore televisivo, Massimo Giletti della scorsa settimana.
“Volevo fare una puntualizzazione in merito a quello che avete mostrato poco fa, quando il signor Giletti una settimana fa invitava ad andarsi a leggere Palazzi, sottointeso la relazione del 2011, aggiungendo siete in malafede, dite le verità sulle intercettazioni che riguardano il signor Facchetti“.
“Ovviamente il signor Giletti non è il primo e non è nemmeno l’ultimo a tirare per i piedi nostro padre che ai tempi della relazione di Palazzi era morto da cinque anni. Questo è un dettaglio non di poco conto, perché quella relazione di cui tanto si parla e tanto cara al signor Giletti, ha un valore giuridico per quel che riguarda Giacinto Facchetti pari a zero, visto che il diritto alla difesa è sancito dalla nostra Costituzione dall’articolo 24 che lo definisce inviolabile in ogni stato e grado di un procedimento. Spiace che lui l’abbia ignorato, come del resto l’hanno ignorato a volte in questi circa quindici anni altri colleghi, che preferivano dare un po’ di soddisfazione alla pancia di alcuni tifosi“.
“Mi chiedo e chiedo senza aver bisogno di risposte, perché le risposte le ho da me: quale sia la costituzione che consente di proseguire i processi oltre le morti delle persone? Nessuna. Quale codice di giustizia consente di oltraggiare la dignità di chi non può difendersi? Nessuna. Non è una questione di fare il figlio che difende il padre o del tifoso che difende il suo dirigente. Quello che è successo è che una relazione è stata sbandierata come una sentenza, quando non lo era e senza dibattimento perché non c’è stato. Malgrado avesse un valore giuridico nullo, è stata lasciata pendente sulla testa di una persona che era assente giustificata in quanto defunta, come in un rito barbaro e certamente non una cosa degna di un paese civile. Tutto questo armato da lingua e la penna di chi ancora oggi parla a sproposito senza conoscere una regola base e la confonde per opportunismo con il tifo da stadio“.
Alla fine del suo pensiero, è entato in studio Massimo Giletti, che ha avuto un botta e risposta con Facchetti, che di seguito vi proponiamo:
Giletti: “La morte è un dato con cui dobbiamo avere tutti a che fare, allora ma non potremmo mai parlare dei misfatti che ha fatto qualcuno in passato solo perché è morto. Io rispetto tuo padre come persone e come giocatore, quello che ha fatto da presidente dell’Inter mi lascia molto perplesso, perché se tu mi dici non c’entrava niente, Facchetti invita Bergamo ad andare a Forte dei Marmi che il signor Moratti gli deve dare un regalino, magari è un regalino banale“.
Facchetti: “Sei fuori strada“.
Giletti: “Non sono fuori strada, sto citando degli atti e delle intercettazioni“.
Facchetti: “Se vogliano entrare in merito a quello chi organizza l’incontro è la segretaria del dott. Bergamo, la quale senza fare giri di parole aggiunge: ‘invitalo perché lui non è molto intelligente, fai capire che stai dalle parte loro’, è sempre stato una presa in giro“.
Giletti: “Se riapriamo i file delle intercettazioni troviamo di tutto tra Bergamo e suo papà c’è stato un bel colloquio, lo sappiamo“.
Facchetti: “C’è stato un processo penale a Napoli che ha accertato che a tirare i fili del calcio italiano c’era un’associazione a delinquere e certamente non ne faceva parte Giacinto Facchetti“.
Giletti: “Guardi che secondo Palazzi ne faceva parte anche suo padre ed è nelle carte di Palazzi“.
Facchetti: “La relazione di Palazzi dal punto di vista giuridico per quello che riguarda Giacinto Facchetti vale zero, perché non c’è stato un avvocato che abbia potuto prendere parola e mettersi a rispondere punto su punto“.
Giletti: “Vabbè lei ha aperto anche il processo contro Moggi però e non ha vinto il processo con Moggi a giudizio. Io ho detto che la parola morale non va in prescrizione, che la dirigenza della Juve abbia fatto errori l’abbiamo riconosciuto e l’abbiamo pagato. Quello Scudetto è prescritto, l’avete portato a casa con 25 punti indietro rispetto la Juve“.
Facchetti: “Io ho fatto un intervento e ho detto che c’è un articolo della Costituzione italiana che il diritto alla difesa è inviolabile e che una persona che è morta non viene processata come è accaduto con Giacinto Facchetti, questa cosa non è da paese civile“.
Giletti: “Quindi noi non potremo mai parlare di Totò Riina perché è morto, mi scusi. Tutte le intercettazioni che riguardano Falcone, Borsellino, non le possiamo più toccare le persone che sono morte e che si sono resi responsabili di reati“.
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