Peeta

Peeta, writer italiano: le sue opere per dare forme e colori alle pareti delle città

Peeta, writer italiano: le sue opere per dare forma e colore alle pareti delle città. Iniziare come artista di strada e diventare un personaggio di fama internazionale.

Si descrive così Peeta, writer italiano divenuto noto per le sue opere in strada, sui muri delle città fino a essere cercato in Cina e Sud Africa:

“L’obiettivo delle mie composizioni (pittoriche, scultoree e murali) è l’interazione geometrica delle forme con l’ambiente circostante. Il mio fine nel dipingere su parete, in particolare, è sempre stato quello di dialogare con il contesto confinante, architettonico o meno, secondo i parametri strutturali e culturali che lo caratterizzano.”

Writer e non solo: Peeta ci racconta il suo mondo mentre a Montesilvano è impegnato a riqualificare il sottopasso di Via Aldo Moro con una delle sue creazioni.

Da graffiti writer ad artista multidisciplinare: quali le fasi principali di questo percorso?

“Diciamo che il writing, inteso come graffiti, è la scrittura di lettere su una parete. Con il tempo il mio lavoro si è evoluto, ho effettuato ricerche di diverso tipo e ultimamente uso sempre meno le lettere senza però lasciare nel dimenticatoio il vecchio stile”.

Come nasce lo pseudonimo Peeta?

“E’ il soprannome che mi hanno ai tempi della scuola i miei compagni. Non ha un significato specifico, l’unica modifica è stata di sostituire la ‘i’ di Pita con la doppia ‘e’ di Peeta. Un cambiamento di natura grafica perché la lettera ‘e’ dà più libertà di giocare e spaziare nella scrittura. Da una cosa scherzosa e divertente è diventata col tempo una cosa seria al punto che ero intenzionata a cambiarlo ma ormai in tanti mi conoscevano in questo modo”.

Il primo graffito che ha fatto?

“Lo ricordo bene. Ho scritto ‘Pita’ su un muro di una strada di periferia della mia città Piave di Sacco (in provincia di Padova). Era una parete già imbrattata, l’ho scelta perché era molto frequentata dai miei amici che avevano così modo di vedere la mia opera”.

In cosa consiste l’anamorfismo che caratterizza i suoi lavori?

“Non è una tecnica che uso sempre, molto dipende dal contesto in cui disegno. Diciamo che consiste nel creare un’illusione prospettica di qualcosa che non c’è. In caso di parete ad angolo, per esempio, realizzo qualcosa di profondo al fine di dare un senso di illusione, di realtà. E’ una tecnica molto usata sui pavimenti, per la segnaletica a terra etc…proprio per dare un senso di prospettiva”.

Cosa pensa delle iniziative di diversi comuni italiani nel disciplinare l’arte di strada, i writers, concedono spazi pubblici?

“E’ un processo in continua crescita; da anni vedo iniziative pubbliche e collaborazioni con associazioni per permettere ai writers di avere uno spazio legale. All’inizio infatti i graffiti avevano un approccio di tipo vandalico, pian piano in loro è cresciuta l’esigenza di lavorare in modo diverso e da qui le richieste a proprietari di abitazioni. Ciò ha migliorato anche la percezione da parte delle amministrazioni che chiedono di realizzare delle vere e proprie opere pubbliche. Ritengo che sia un passo avanti importante anche nel riqualificare aree e quartieri degradati, dare loro un volto nuovo ed essere punto di ritrovo e ispirazione per la comunità residente”.

Cosa l’ha spinta ad accettare l’invito del Comune di Montesilvano e riqualificare il sottopasso di via Aldo Moro? Qualche anticipazione del lavoro in corso?

“In primis perché volevo trascorrere del tempo in Italia e in Abruzzo in particolare. In secondo luogo mi è piaciuta la parete che è un po’ particolare. Cosa sto disegnando? Sto adottando la tecnica dell’anamorfismo per realizzare un qualcosa che rompa la struttura ad angolo anche se è strada di passaggio quindi difficile da vedere e capire ma che, da l’automobile, dia un minimo di illusione senza troppi contrasti. Nel dettaglio, è un astratto composto da forme geometriche tipo cubi e parallelepipedi intrecciati ad forme sferiche poste in modo casuale abbinati a colori che richiamano l’ambiente marino come sabbia e turchese”.

Dopo Montesilvano dove la porterà la sua arte?

“Starò del tempo a Venezia, dove ho lo studio, per preparare una mostra in programma a Venezia. Diciamo che per un po’ mi dedicherò al lavoro in studio ma ho già altre richieste di privati e sto valutando alcune proposte in Cina e in Sud Africa”.

 
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Autore dell'articolo: Francesca DI Giuseppe