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Peppe Millanta: il suo Vinpeel vola in alto

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Un romanzo, un’avvenuta, una storia fantastica che però di fantastico ha davvero poco. Un racconto che nelle trame di un mondo surreale chiamato Dinterbild dipana morali e orizzonti davvero quotidiani. Musicista, diplomato in Drammaturgia e Sceneggiatura all’Accademia Nazionale Silvio d’Amico e dunque ora potremo chiamarlo anche scrittore. Peppe Millanta pubblica con la NEO Edizioni di Pescara questo meraviglioso romanzo dal titolo “Vinpeel degli Orizzonti”: la storia “vera” di Vinpeel che decide di lasciare il paese di Dinterbild per raggiungere l’altrove. Naturalmente non siamo qui a dipanare i contorni di quest’avventura, tra personaggi surreali e fuori pista narrativi all’inseguimento di una gamba di legno, ma voglio sottolineare solamente questa parola: verità. Difficile scambiare la fantasia colorata di Millanta sfacciatamente celebrata tra le righe di questo romanzo come qualcosa di irreale. La storia di Vinpeel, fidatevi, sarà la storia di ognuno di voi. Questa è stata la grande magia che ha portato il primo romanzo dell’artista abruzzese a vincere numerosi premi, non ultimo si trova finalista al prestigioso Premio “John Fante – Opera Prima”. Qualche bella domanda per portare a casa qualche buona risposta.

Partiamo dalla fine cioè dai riconoscimenti di merito e di critica. Te li aspettavi così numerosi?
Non me li aspettavo ma ci speravo. E al momento ammetto di essere molto soddisfatto. Si tratta di un mondo tutto nuovo per me, e l’unica cosa che potevo fare era buttarmici con entusiasmo, senza fare troppi calcoli. La cosa che mi ha più stupito e reso felice è stata la reazione dei lettori, che mi scrivono da posti dove non sono mai stato per confrontarsi, raccontarmi le loro emozioni rispetto al romanzo o anche solo per dirmi grazie. La cosa mi imbarazza ma al contempo mi riempie di gioia.

Una curiosità: c’è qualche critica negativa che ti è arrivata e t ha dato tanto alla crescita artistica?
Moltissime. Ho sempre benedetto i “no” che ho ricevuto, perché mi hanno costretto a dare ancora di più. (Ovviamente li ho benedetti dopo. Sul momento mi hanno spesso fatto incavolare). I “no” migliori tra l’altro sono anche i più difficili da intercettare. A volte ce li perdiamo, scambiandoli per invidia o cattiveria gratuita, perdendo di fatto una occasione di crescita. I “no” più taglienti ed efficaci li ho ricevuti e li continuo a ricevere dai miei affetti più stretti, che non hanno peli sulla lingua. Ho un paio di dischi e svariato altro materiale che latita nel mio pc perché non hanno superato la loro censura. Adoro comunque il confronto, soprattutto nella fase di ideazione di un nuovo progetto. Per quanto riguarda questo romanzo, mi sono potuto confrontare continuamente con Francesco Coscioni, il mio editore, e mi sono avvalso (o meglio, ho costretto) la mia compagna (Valentina Bonaccio) a darmi una mano, facendo lei la story profiler. Poi ho ovviamente massacrato almeno tre o quattro lettori forti nella fase della prima stesura, come fanno un po’ tutti gli autori (gli autori sadici arrivano ad avere anche una decina di lettori forti)

Vinpeel in questi tempi moderni: l’altrove lo raggiungerebbe se spegnesse i social e i cellulari?
Non sono ipercritico con il mondo dei social e con i cellulari Sono positivi e negativi come molte delle cose importanti. Non sono tra quelli che ragionano su come sarebbe bello il mondo senza di essi, semplicemente perché ci sono, e non credo se ne andranno presto. Ogni discussione che parte dalla loro assenza credo sia un po’ sterile e ci porti poco lontano dalla soluzione dei problemi che i social generano. Credo che l’Altrove sia raggiungibile anche con i social e i cellulari accesi, a patto di saperli usare

E per restare su questo tema: quali sono oggi le “mongolfiere”?
Credo siano le stesse di ieri. È tutto ciò che ci permette di superare proprio quei “no” cui accennavamo sopra, che ci separano dai nostri sogni, dalle nostre aspirazioni e che spesso ci auto-infliggiamo per paura di fallire o di esporci troppo. Le mongolfiere sono quindi tutto ciò che ci permette di crescere e migliorarci. Sono il coraggio, la testardaggine, la fiducia in noi stessi. Probabilmente anche un po’ di sana incoscienza.

A lavoro per un nuovo romanzo?
A lavoro su nuove storie. Non so ancora se prenderanno la forma di un romanzo, di un testo teatrale, di una sceneggiatura o di una canzone. Non ho mai scisso molto queste categorie. Prima cerco la storia, e poi il vestito più congeniale per raccontarla. Ognuno ha pregi e difetti da valutare per rendere una storia il più “performante” possibile

E da musicista, a quando un disco di inediti?
Come detto il disco c’è, anzi ce ne sono due, sono su qualche hard disk. Tocca rimetterci mano ancora un po’ e poi registrarlo. Probabilmente questo autunno potrebbe essere quello buono. A differenza che con la scrittura di un romanzo, un disco necessita di molte più componenti e teste da mettere insieme già nella fase creativa. Si tratta di un prodotto più complesso. Ormai sta diventando quasi una barzelletta perché sono già tre anni che ci lavoro insieme ad alcuni arrangiatori come Simone Palmieri, Andrea Di Marcoberardino e Antonio De Angelis. Magari quest’anno è l’anno buono!

Che questo libro diventi un disco?
Le suggestioni ci sarebbero anche. Il problema è che a me una storia, quando la racconto, mi si consuma tra le dita. Mi sarebbe molto difficile riraccontare la stessa storia di nuovo, in un modo diverso. Per scrivere ho bisogno di emozionarmi, e per emozionarmi di stupirmi. Una storia che ho già scritto perde un po’ del suo fascino e della sua adrenalina rispetto ad una storia ancora tutta da scrivere. Però mi sono smentito e contraddetto spesso nella mia vita, quindi chissà…

 
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Autore dell'articolo: Marco Vittoria