Sanità, Aceti (Salutequità): “Su assistenza domiciliare nessun arretramento nel post Pnrr”

(Adnkronos) – “Il Pnrr è alle battute finali e anche le sue risorse economiche. D’ora in poi se si vuole garantire continuità a tutti i servizi sanitari costruiti in questi anni con il Pnrr, serviranno scelte concrete e immediate, a partire dal necessario rifinanziamento nella prossima legge di Bilancio. È il caso, ad esempio, di tutto il pilastro dei servizi sanitari territoriali: dalle case della comunità agli ospedali di comunità, dalla telemedicina all’assistenza domiciliare integrata (Adi)”. Così Tonino Aceti, presidente di Salutequità, in un suo editoriale pubblicato sul sito istituzionale dell’associazione, chiede lo stanziamento di risorse specifiche per garantire continuità e potenziamento dell’Adi, definendo “irricevibile qualsiasi arretramento sulle cure domiciliari” e richiamando anche l’allarme delle Regioni sulla mancata copertura finanziaria dopo il 2026. Sull’Adi, grazie ai finanziamenti del Pnrr “siamo passati dal 4,6% di assisti over 65 del 2019 all’11,3% del 2025 – afferma Aceti – Un incremento notevole del livello di produzione e di presa in carico da parte delle sanità regionali, reso possibile con circa 3 miliardi di euro di stanziamenti, ai quali si aggiunge il miliardo e mezzo per la telemedicina quale strumento utile anche per l’erogazione dell’Adi. Ora è del tutto evidente che se si vuole garantire questo livello di accessibilità all’Adi sarà indispensabile mettere sul piatto della prossima legge di Bilancio le nuove risorse che servono, tenendo anche conto che in questi anni abbiamo incrementato la quantità di Adi, ma non l’abbiamo orientata, come avremmo dovuto, sulla presa in carico dell’alta complessità assistenziale e che ancora esiste una grande variabilità territoriale nella capacità di garantire questo setting assistenziale”. Nel 2023 “il 58,5% delle prese in carico degli over 65 si è concentrato tra interventi episodici (GdC 0, nei quali primo e ultimo accesso coincidono) e assistenza al livello minimo di intensità (Cia Base) – si legge nell’editoriale – Inoltre, si sono ridotte anche le ore medie complessive di assistenza per caso: tra il 2022 e il 2023 si è passati da 18 a 15 ore. Infine, permangono importanti differenze regionali, nonostante il Pnrr: i dati 2023 del Nuovo sistema di garanzia dei Lea ci dicono che per quanto riguarda la presa in carico in Adi a maggiore intensità assistenziale (Cia 3), a fronte di una media nazionale pari a 3,09 assistiti per mille abitanti, si passa da 7,12 in Molise e 5,97 in Basilicata a 1,24 nella Pa di Bolzano e 0,38 in Calabria”.  Se non si vogliono riportare indietro “le lancette dell’Adi al periodo pre-Pnrr – rimarca Aceti – la prossima legge di Bilancio deve mettere sul piatto le risorse che servono per garantire continuità, rafforzamento ed equità delle cure domiciliari. La scelta sembrerebbe obbligata per due ordini di motivi. Il primo è l’epidemiologia del nostro Paese. Secondo i dati Istat (al 1° gennaio 2023) l’Italia è il paese Ue, con la maggiore quota di popolazione anziana, 24%; seguono Germania 22,1%, Francia 21,2% e Spagna 20,1%. Inoltre, nel 2024, sempre secondo l’Istat, quasi la metà (48,9%) delle persone di 75 anni e più soffre di tre o più patologie croniche o ha gravi limitazioni nel compiere le attività che le persone abitualmente svolgono”. Il secondo motivo “è rappresentato dall’allarme lanciato recentemente in Parlamento dalle stesse Regioni rispetto alla mancata copertura finanziaria per gli anni successivi al 2026, necessaria per dare continuità all’Adi e, in generale, alla sanità pubblica territoriale costruita con la Missione 6 del Pnrr”. Anche la Ragioneria Generale dello Stato in un recente rapporto ha segnalato come il mantenimento a regime di alcuni interventi afferenti al Pnrr – sostiene Aceti – comporterà “dal 2027 un costo annuo di poco superiore a 1.300 milioni di euro a valere sulle risorse del finanziamento ordinario del Ssn. Se la salute, le cronicità, le fragilità, gli anziani sono veramente una priorità allora la prossima legge di Bilancio dovrà concretamente finanziarne l’assistenza. Pensare di arretrare sulle cure domiciliari – conclude – vuol dire tracciare una rotta sbagliata del Ssn, non ancorata alle evidenze, mettendone in crisi anche la sua sostenibilità”. 
—salute/sanitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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