Vaccini influenza, COVID e RSV: chi può farli in Italia, differenze e indicazioni per la stagione respiratoria.

Vaccini contro influenza, Covid e RSV: perché servono indicazioni chiare prima dell’inverno

Vaccini influenza, COVID e RSV: cosa sapere in Italia

Con l’avvio della stagione dei virus respiratori torna l’attenzione su vaccino antinfluenzale, richiamo anti-COVID e prevenzione del virus respiratorio sinciziale, indicato anche come RSV o VRS. Una guida diffusa negli Stati Uniti riunisce le raccomandazioni per bambini, adulti, persone fragili e donne in gravidanza. Il quadro italiano, però, segue indicazioni proprie: per capire se e quando vaccinarsi è necessario fare riferimento alle campagne del Ministero della Salute e alle modalità adottate dalla propria Regione.

Il principio è semplice: influenza, COVID-19 e RSV non sono la stessa infezione e non hanno un unico calendario vaccinale. Cambiano prodotti disponibili, categorie prioritarie e canali di accesso. Per i neonati, inoltre, la protezione dall’RSV può avvenire con un anticorpo monoclonale, che non è un vaccino.

Vaccino antinfluenzale 2026-2027: a chi è rivolto

Per la stagione 2026-2027, il Ministero della Salute indica tra i principali destinatari dell’offerta antinfluenzale i bambini dai 6 mesi ai 6 anni, le persone dai 60 anni in su, le donne in gravidanza, gli operatori sanitari e le persone di ogni età con condizioni che aumentano il rischio di complicanze.

L’offerta gratuita riguarda anche altre categorie previste dalle indicazioni nazionali, come persone ricoverate in strutture di lungodegenza, donatori di sangue e alcuni lavoratori esposti. Per le singole patologie e per l’organizzazione della campagna è opportuno consultare il medico di medicina generale, il pediatra o il servizio vaccinale della ASL.

La vaccinazione antinfluenzale si rinnova ogni stagione perché i ceppi inclusi nella formulazione vengono aggiornati. Nei bambini sotto i 9 anni che non siano mai stati vaccinati contro l’influenza possono essere previste due dosi, a distanza di almeno quattro settimane: la valutazione spetta al pediatra.

Vaccino anti-COVID: le categorie da verificare sul territorio

Le indicazioni per il vaccino anti-COVID vengono aggiornate dal Ministero in base al contesto epidemiologico e ai vaccini disponibili. Per questo non è corretto importare le fasce d’età della guida statunitense, che suggerisce un richiamo annuale per tutti gli adulti: in Italia l’offerta è organizzata in via prioritaria per anziani, persone fragili o con patologie a rischio, ospiti delle strutture residenziali, operatori sanitari e altri gruppi definiti dalle campagne nazionali e regionali.

Chi ha dubbi sulla propria eleggibilità dovrebbe verificare l’ultima comunicazione della Regione o dell’ASL e confrontarsi con il medico curante. Età, condizioni cliniche, gravidanza e terapia in corso possono cambiare la valutazione individuale.

RSV o VRS: vaccino e nirsevimab non sono la stessa cosa

Il virus respiratorio sinciziale può causare infezioni importanti soprattutto nei primi mesi di vita, nelle persone anziane e in chi presenta fragilità. Nel linguaggio comune si parla spesso di “vaccino RSV” per ogni forma di prevenzione, ma la distinzione è rilevante.

Per i neonati, molte campagne regionali utilizzano nirsevimab, un anticorpo monoclonale a lunga durata d’azione. Non stimola il sistema immunitario come un vaccino: fornisce anticorpi pronti a proteggere il bambino nella stagione di circolazione del virus. Le finestre di somministrazione e le categorie interessate possono variare tra Regioni; i genitori devono quindi fare riferimento al punto nascita, al pediatra di libera scelta o all’ASL.

Per adulti e donne in gravidanza esistono vaccini autorizzati a livello europeo, ma autorizzazione e offerta pubblica non coincidono. L’accesso tramite SSN, le fasce d’età e le eventuali condizioni di rischio dipendono dalle decisioni nazionali e regionali. Prima di prenotare è opportuno chiedere informazioni al medico o ai servizi vaccinali locali.

Vaccino antinfluenzale e anti-COVID insieme: si può fare?

La co-somministrazione del vaccino anti-COVID aggiornato con altri vaccini, in particolare quello antinfluenzale, è prevista dalle indicazioni ministeriali, salvo controindicazioni o precauzioni specifiche. I due prodotti restano distinti, ma possono essere effettuati nella stessa seduta.

La scelta pratica dipende dall’organizzazione locale e dalla situazione clinica personale. In caso di febbre, malattia acuta o trattamento particolare, il medico o il vaccinatore valuterà l’eventuale rinvio.

 

Fonti: Ministero della Salute – raccomandazioni antinfluenzali 2026-2027 · Ministero della Salute – campagna anti-COVID-19 · EMA – RSV

 

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