Vecchia, nuova, ricorrente storia nel gioco: ricorsi, sentenze, controricorsi… e non è mai finita

Sembrano ormai diventati una sorta di “riti”… i ricorsi che i casino italiani e gli operatori del gioco intraprendono per “combattere” le ordinanze troppo restrittive messe sul campo dalle Amministrazioni Comunali in forza del regolamento delle rispettive Regioni, sopratutto per quello che riguarda il Veneto. Ricorsi che i Tar (non solo di quella Regione per fortuna) sparsi lungo la Penisola hanno cominciato a valutare con una lucidità ed obbiettività diversa relativamente agli scorsi mesi, prendendo in considerazione (finalmente) le ragioni degli addetti ai lavori e “bollando”, a volte, addirittura di “abuso di potere” le ordinanze emesse dalle varie Autorità.
Ma, naturalmente, non finisce qui, poiché dopo la prima sorpresa iniziale da parte dei Comuni relativamente alla presa di coscienza dei Giudici nel considerare le esigenze degli operatori di gioco, ora si passa al contrattacco e si controricorre alle sentenze emesse dalle Autorità Giudiziarie e dai vari ed innumerevoli Tar, chiamati in causa. Sembra diventata una “faida” se questo non fosse un termine sproporzionato e folle da usarsi quando si parla di “diritti” e di “Giustizia”.
Ma non si può fare a meno, però, di riferire delle sette sentenze, a favore di altrettante sale giochi, che arrivano dal Tribunale di Verona, relative alle sanzioni emesse dal Comune della città di Giulietta e Romeo. Al centro di tutto questo numeroso “bailamme”, le ordinanze con cui erano stati “puniti”, con una settimana di sospensione dall’attività per la violazione degli orari imposti, alcune sale giochi. Il Tribunale di Verona si era già espresso a favore delle società ludiche per le sospensioni comminate e, successivamente, è intervenuta la decisione nel merito che azzera le sanzioni imposte. A sostegno delle motivazioni, che ancora non si conoscono nel dettaglio, il Giudice spiegava che “appare dubbia la competenza della giunta comunale a stabilire la sanzione da applicarsi nel caso di specie” riferendosi ad un possibile “difetto di potestà sanzionatoria”.
E figuriamoci se questo poteva fermare il Sindaco di Verona, così battagliero nei confronti del mondo del gioco pubblico! La sua risposta non si è fatta attendere: considera e dichiara che non solo non condivide la sentenza emessa dal Tribunale di Verona, ma ricorrerà in appello essendo certo nel modo più assoluto di “vincere”. Continua, poi, il Sindaco asserendo che il Comune “deve poter sanzionare”, anche con la chiusura, chi non rispetta le limitazione orarie previste nell’ordinanza, poiché solo così si può continuare a regolamentare e limitare il proliferare del gioco d’azzardo (pubblico). Ed ancora aggiunge, per rincarare ulteriormente la dose, di ritenersi assolutamente certo della legittimità dei provvedimenti assunti e delle relative sanzioni, anche da un punto di vista normativo.
Ma Signor Sindaco di Verona, questa non dovrebbe essere una battaglia contro il gioco d’azzardo ed i casino online, peraltro, pubblico: sembra quasi una manifestazione di potere assoluto sulla “vita o sulla morte” delle attività ludiche, oltre tutto, “riserva di Stato”… o no? Questa domanda, sul potere delle Regioni continua a presentarsi sulle tematiche del gioco: la Conferenza Unificata che avrebbe dovuto fare luce, almeno un po’, su questo argomento non si è ancora espressa, e di conseguenza gli operatori del gioco saranno costretti ancora a lungo (se riusciranno a sopravvivere) a subire ordinanze e sanzioni. Il che darà, senza dubbio, facile accesso al gioco illecito e lo farà rientrare in possesso dell’italico territorio.

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