Tommaso Talarico: un esordio dal gusto classico

Si intitola “Viandanti (Canzoni da un tempo distante)” il primo disco ufficiale di Tommaso Talarico. Lui che dal sud viene e che del sud canta, lui che dagli anni ’70 ha fatto incetta di classicismi estetici e letterali oggi si getta in pasto alla critica e al pubblico con questo bel lavoro di inediti. Canzoni acqua e sapone, canzoni di storie quotidiane, canzoni di terre lontane, canzoni d’infanzia. Figure retoriche molto forti come nel singolo di lancio “Il tempo delle favole” in cui ritroviamo quel certo modo di restar chiusi dentro un’infanzia come ricetta di salvezza all’imperante estetica adulta che arriva ad annientare la fantasia. Che poi ci troviamo tra le righe e sulle note quel tipo di scrittura che gioca in bilico tra la parola che arriva diretta e la visione disegnata senza un tratto deciso e inequivocabile, ma con quel gusto leggero di concedere ampio respiro alle interpretazioni di ognuno. Qualche domanda interessante ed interessata a Tommaso Talarico:

Esordio pubblicato per la RadiciMusic. Una cura importante dell’estetica dei dischi e non solo dei contenuti. Come accade questo incontro artistico lavorativo?
Alcuni amici cantautori mi avevano mostrato il lavoro fatto da Radici sul cd, sul libretto, su ogni singolo aspetto del loro lavoro.Mi era piaciuto molto, così ho deciso di contattare Aldo Coppola Neri e Stefania Cocozza.Il risultato è stato anche al di là delle aspettative, loro hano saputo guidarmi verso le scelte giuste.Devo dire anche grazie al magnifico lavoro del bravissimo fotografo Luca Visentini

Citazioni musicali importanti dentro questo lavoro. Da Tenco a Silvestri passando per De Gregori. Cosa manca al cesto dei riferimenti artistici?
Oltre a quelli che hai citato c’è tanto altro. Chiaramente De André e Fossati, ma in realtà anche molto rock americano.In più, pochi hanno colto il riferimento, che c’è in alcune sonorità della chitarra suonata magistralmente da Giuseppe Scarpato, ad alcune atmosfere vicine a quelle di alcuni dischi degli U2 degli anni ‘ 90, come “Achtung Baby”. Ne parlai con Gianfilippo Boni. Scarpato l’ha realizzata senza che glielo chiedessi. Si vede che ascoltandole gli è venuto naturale farlo.

C’è tanto mare in queste canzoni. E anche quando non lo sento esplicitato comunque sembra di trovarselo davanti. Questione di suggestioni, di suono, di arrangiamento… non trovi?
Sono felice che tu abbia avuto questa sensazione.La trovo molto aderente a quello che è il lavoro complessivo. L’anno scorso ero in vacanza a Scilla, e nei vicoli di Chianalea ho registrato il fragore delle onde che si infrangevano contro le case. Mi era venuto in mente di inserirlo nel disco, anche se poi non l’ho fatto. Il mare è metafora di molte cose. Desiderio di fuga, impossibilità di fuga, paura di ciò che non conosciamo.

Sono canzoni proveniente da un tempo distante anch’esse? E quanto distante?
Abbastanza distante da lasciar sedimentare le emozioni con naturalezza, ma non troppo distante da renderle inattuali o nostalgiche. Le considero come un buon vino.Credo che miglioreranno con il tempo.

Ti lascio invitandoti a fare una riflessione. La scena toscana è assai intensa per quel che riguarda la canzone d’autore…
È verissimo. Ma non so esattamente se ci sia una ragione. Quel che so è che è una scena viva e stimolante, e non escludo in futuro collaborazioni. Mi piacerebbe molto.

 
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Autore dell'articolo: Marco Vittoria