Bonus Ristrutturazione 2025: guida e detrazioni al 50% aggiornate
Il bonus ristrutturazione 2025 consente di detrarre fino al 50% delle spese per lavori edilizi su abitazioni principali e secondarie. La guida aggiornata dell’Agenzia delle Entrate chiarisce le modalità, i limiti di spesa e le novità della manovra 2026.
Il Bonus Ristrutturazione e il Bonus Casa sono due forme di agevolazione fiscale italiana che permettono di detrarre parte delle spese sostenute per interventi di recupero, ristrutturazione e miglioramento del patrimonio edilizio. Le regole per il 2025 e 2026 sono state aggiornate dalla Legge di Bilancio 2025 e confermate nella manovra economica 2026 per il prossimo biennio, con alcune proroghe che modificano le aliquote inizialmente previste.
Il bonus ristrutturazione 2025 consente di detrarre fino al 50% delle spese per lavori edilizi su abitazioni principali e secondarie. La guida aggiornata dell’Agenzia delle Entrate chiarisce le modalità, i limiti di spesa e le novità della manovra 2026. Scopri come ottenere l’agevolazione passo dopo passo.
Cos’è il Bonus Ristrutturazione?
Il Bonus Ristrutturazione è un’agevolazione fiscale che prevede una detrazione dall’Irpef pari al 50% delle spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio, con un tetto massimo di spesa di 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare. Questo significa che la detrazione massima ottenibile è di 48.000 euro, ripartita in 10 quote annuali di pari importo. L’agevolazione riguarda sia le singole unità abitative che le parti comuni degli edifici residenziali, ma esclude edifici a uso produttivo, commerciale o direzionale.
Dal 2025, la normativa prevede differenze tra abitazione principale e seconde case. Per le prime case, la detrazione è del 50%, mentre per le seconde case scende al 36%. Questa proroga è stata estesa anche al 2026, spostando la riduzione al 36% per le prime case e al 30% per le seconde al 2027. La maggiorazione al 50% è subordinata al possesso di un diritto di proprietà o di godimento sull’immobile e alla sua destinazione come abitazione principale, con dimora abituale del titolare o di un familiare entro il terzo grado.
Chi può richiedere il Bonus Casa?
Possono beneficiare del Bonus Ristrutturazione un’ampia gamma di soggetti, tra cui proprietari, nudi proprietari, titolari di diritti reali (come usufrutto, uso, abitazione), locatari, comodatari e soci di cooperative. Sono ammessi anche imprenditori individuali, per immobili non strumentali, e soci di società semplici, in nome collettivo o in accomandita semplice. Il beneficio si estende anche ai familiari conviventi, al coniuge separato assegnatario dell’immobile, ai componenti di unioni civili e ai conviventi more uxorio che sostengono le spese.
La detrazione è concessa anche in caso di interventi eseguiti da imprese su interi edifici, con successiva alienazione entro 18 mesi, e in caso di acquisto di immobili già ristrutturati, con detrazione calcolata su un ammontare forfettario del 25% del prezzo di vendita. Per beneficiare della detrazione, è necessario pagare con bonifico bancario o postale “parlante”, contenente i dati fiscali del beneficiario, la causale del pagamento e i dati della fattura, e conservare tutta la documentazione, inclusa la fattura e la ricevuta.
Quali interventi sono ammessi?
Sono ammessi diversi tipi di interventi, tra cui manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, demolizione e ricostruzione (senza aumento di volumetria), e interventi finalizzati al risparmio energetico o all’eliminazione delle barriere architettoniche. Tra i lavori detraibili figurano la sostituzione di infissi, la costruzione di autorimesse, l’installazione di schermature solari, impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo, e la cablatura degli edifici. Sono inclusi anche i costi per la progettazione, le prestazioni professionali, la messa in regola degli impianti, le spese per perizie e le imposte di bollo e urbanizzazione.
Specifici limiti per l’Eco-bonus riguardano interventi come l’isolamento termico, il sostituzione degli impianti di climatizzazione, e l’installazione di caldaie a condensazione, ma dal 2025 sono escluse le caldaie a combustibili fossili, ad eccezione di pompe di calore e sistemi ibridi. Gli interventi di manutenzione ordinaria sono ammessi solo se riguardano le parti comuni di condomini.
Modalità di accesso: sconto in fattura e cessione del credito
Oltre alla detrazione diretta in dichiarazione, è possibile usufruire dello sconto in fattura o della cessione del credito. Lo sconto in fattura consente di ottenere uno sconto immediato pari al 50% della spesa, che l’impresa recupera come credito d’imposta. Ad esempio, per una ristrutturazione di 40.000 euro, il cittadino pagherebbe direttamente 20.000 euro, mentre l’altra metà verrebbe assunta dall’azienda sotto forma di credito. Analogamente, la cessione del credito permette di trasferire l’intero credito fiscale a terzi, come banche o imprese di ristrutturazione, che lo scontano dal prezzo dei lavori.
Questa opzione è particolarmente vantaggiosa per chi non ha un reddito sufficiente per usufruire della detrazione, o per chi preferisce un rimborso immediato anziché dilazionato in dieci anni. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il credito può essere ceduto anche a più soggetti, a patto che le quote siano ben definite e documentate.
Norme per le parti comuni e obblighi dell’amministratore
Per gli interventi sulle parti comuni di edifici condominiali, la detrazione spetta a ciascun condomino in base alla propria quota millesimale. L’amministratore ha il compito di fornire una certificazione che attesti la spesa sostenuta, la quota imputabile e il bonifico intestato al condominio. Tale certificazione è essenziale per la dichiarazione dei redditi e deve essere inviata all’Anagrafe Tributaria entro il 16 marzo di ogni anno.
Anche i condomini minimi, senza amministratore, possono usufruire della detrazione, purché il pagamento avvenga tramite bonifico e venga fornita un’autocertificazione con i dati catastali e la documentazione dei lavori. In caso di mancata trasmissione della comunicazione, il condomino non perde il diritto, ma deve fornire autonomamente i dati alla dichiarazione precompilata.
Bonus Mobili e collegamenti con altre agevolazioni
I soggetti che usufruiscono del Bonus Ristrutturazione possono anche accedere al Bonus Mobili, con detrazione del 50% per l’acquisto di arredi e grandi elettrodomestici, fino a un massimo di 5.000 euro. L’acquisto deve riguardare l’immobile oggetto dei lavori e deve avvenire entro un anno dall’inizio della ristrutturazione. Gli elettrodomestici devono rispettare requisiti di efficienza energetica (classe A o superiore per forni, E per lavatrici e lavastoviglie, F per frigoriferi).
È possibile cumulare il Bonus Ristrutturazione con l’Eco-bonus e il Sismabonus, a condizione che le spese siano distinte e riguardino interventi diversi. Inoltre, l’acquisto di una casa ristrutturata da un’impresa può dare diritto a una detrazione del 50% per abitazioni principali, con limite di spesa di 96.000 euro.
Nuovi limiti per i redditi elevati
Una novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 riguarda i limiti alle detrazioni per i contribuenti con reddito superiore a 75.000 euro. In questo caso, la spesa detraibile è calcolata in base a un importo base (14.000 euro per redditi tra 75.000 e 100.000 euro, 8.000 euro oltre) moltiplicato per un coefficiente legato al numero di figli a carico. Sono escluse da questo limite le spese sostenute fino al 2024, gli interessi di mutui per la prima casa, e le spese sanitarie, tra cui le rate dei bonus edilizi già in corso.
Differenze tra Bonus Ristrutturazione e Bonus Casa
Il Bonus Ristrutturazione e il Bonus Casa sono spesso usati come termini intercambiabili, ma in realtà rappresentano due categorie distinte all’interno del più ampio sistema dei bonus edilizi previsti dalla normativa italiana. Il Bonus Ristrutturazione è un’agevolazione specifica, mentre il Bonus Casa è un termine generico che include diverse tipologie di incentivi fiscali, tra cui il Bonus Ristrutturazione, l’Eco-bonus, il Sismabonus, il Bonus Mobili e il Bonus Facciate.
Differenze principali tra Bonus Ristrutturazione e Bonus Casa
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Aspetto |
Bonus Ristrutturazione |
Altri Bonus Casa (es. Eco-bonus) |
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Tipologia di intervento |
Ristrutturazione edilizia, manutenzione straordinaria, restauro conservativo |
Interventi specifici: efficientamento energetico, riduzione del rischio sismico, abbattimento barriere architettoniche |
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Aliquota detraibile (2025) |
50% per abitazione principale, 36% per seconde case |
Varia: 50%-110% per Eco-bonus, sino al 85% per Sismabonus |
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Tetto massimo di spesa |
96.000 euro per unità immobiliare |
Differisce: 60.000 euro per cappotto termico, 96.000 euro per fotovoltaico |
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Durata della detrazione |
10 anni in quote costanti |
5-10 anni in base al tipo di intervento |
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Cumulo con altri bonus |
Sì, purché riguardi interventi diversi |
Possibile con Bonus Ristrutturazione, ma non per interventi sovrapposti |
Il Bonus Ristrutturazione è finalizzato agli interventi di recupero del patrimonio edilizio, come la manutenzione straordinaria, il restauro e risanamento conservativo, la ristrutturazione edilizia vera e propria, e la demolizione e ricostruzione senza aumento di volumetria. È rivolto a unità immobiliari residenziali, con priorità alle abitazioni principali, e include le spese per la progettazione, la messa in regola degli impianti e le opere accessorie.
Il termine Bonus Casa, invece, è un compendio, un contenitore generico che racchiude diversi incentivi fiscali legati al patrimonio immobiliare residenziale. Tra questi, l’Eco-bonus prevede aliquote più elevate (fino all’110%, ora ridotte a 50%-90%) per interventi di efficientamento energetico, come l’isolamento termico, la sostituzione delle caldaie con pompe di calore, e l’installazione di impianti fotovoltaici. Il Sismabonus offre detrazioni fino all’85% per le opere di rafforzamento strutturale in zone sismiche. Il Bonus Mobili consente di riacquistare arredi e elettrodomestici con detrazione del 50% fino a 10.000 euro, collegata al Bonus Ristrutturazione.
Agevolazioni differenziate per tipologia di immobile
Nel 2025, una novità fondamentale del Bonus Ristrutturazione è la distinzione tra prima casa e seconde case. Mentre fino al 2024 l’aliquota era del 50% per entrambi, dal 2025 la detrazione è ridotta al 36% per le seconde case, mantenendo il 50% solo per le abitazioni principali. Questa differenziazione è intesa come un incentivo per valorizzare il patrimonio abitativo principale, con una riduzione progressiva prevista per il 2026 e 2027 (36% e 30%).
Al contrario, altri bonus casa come l’Eco-bonus non prevedono sempre questa differenza: le spese per interventi energetici godono ancora di aliquote più alte, anche se in fase di graduale riduzione. Inoltre, per l’acquisto di immobili ristrutturati da imprese, è possibile applicare il Bonus Ristrutturazione al prezzo di vendita, con la detrazione calcolata su un valore forfettario del 25%.
In definitiva il Bonus Ristrutturazione è un bonus specifico per lavori di recupero edilizio, mentre il Bonus Casa è un termine generico che comprende più agevolazioni, ognuna con regole, aliquote e tetto massimi distinti. La distinzione è essenziale per pianificare correttamente gli interventi e ottimizzare le detrazioni fiscali.
Faq Utenti Bonus Ristrutturazione
Posso fare due ristrutturazioni sulla stessa casa per ottenere due detrazioni?
No, non è possibile ottenere due detrazioni per interventi distinti sulla stessa unità immobiliare se questi riguardano la medesima categoria di lavori. L’Agenzia delle Entrate chiarisce che la detrazione è limitata a un massimo di 96.000 euro per unità immobiliare, indipendentemente dal numero di interventi. Tuttavia, se si tratta di interventi di natura diversa (es. ristrutturazione edilizia + efficientamento energetico), è possibile cumulare le detrazioni, purché le spese siano distinte e documentate.
Su quanti immobili posso usufruire del Bonus Ristrutturazione?
È possibile usufruire del Bonus Ristrutturazione su più immobili, ma solo per interventi effettuati su unità abitative distinte. Ad esempio, puoi richiedere il bonus per la prima casa e per una seconda casa al mare, purché le spese siano sostenute su due unità immobiliari separate. Per ogni unità, il tetto massimo rimane di 96.000 euro, con detrazione del 50% per l’abitazione principale e del 36% per le seconde case dal 2025 in poi.
Chi può usufruire del bonus se le spese sono sostenute da un coniuge non proprietario?
Sì, il coniuge convivente può usufruire della detrazione anche se non è intestatario dell’immobile, purché sostenga materialmente le spese. Lo stesso vale per i conviventi more uxorio, i soci di cooperative, e i titolari di diritti reali come l’usufrutto o l’abitazione. Il pagamento deve essere effettuato con bonifico “parlante” che riporti il codice fiscale del beneficiario della detrazione.
Come funziona la detrazione se i lavori si prolungano su due anni?
La detrazione segue il principio di cassa: si detrae ogni anno solo l’importo effettivamente pagato in quell’anno, indipendentemente dall’anno di inizio o fine dei lavori. Ad esempio, se nel 2025 si pagano 30.000 euro e nel 2026 altri 20.000, la detrazione sarà di 15.000 euro nel 2025 e di 10.000 euro nel 2026, ripartiti in 10 quote annuali.
I sistemi di accumulo (come PowerStation) rientrano nel bonus?
Sì, i sistemi di accumulo abbinati a impianti fotovoltaici rientrano nel Bonus Ristrutturazione, sia se installati contestualmente all’impianto, sia successivamente. Sono detraibili al 50% (abitazione principale) o al 36% (seconda casa), con tetto di 96.000 euro incluso nell’importo massimo ammissibile.
È possibile utilizzare lo sconto in fattura o la cessione del credito?
Dal 2025, queste opzioni sono fortemente limitate. Lo sconto in fattura e la cessione del credito non sono più disponibili per la maggior parte dei lavori di ristrutturazione, ad eccezione di interventi su edifici danneggiati da eventi calamitosi o su immobili di edilizia convenzionata. Per i lavori ordinari, si deve procedere con la detrazione diretta in dichiarazione.
Cosa posso fare se non ho un reddito sufficiente per detrarre?
Chi non ha un reddito sufficiente per sfruttare la detrazione fiscale può, in alcuni casi, cedere il credito d’imposta a banche o a imprese di ristrutturazione, che lo utilizzeranno per ridurre il prezzo dei lavori. Tuttavia, dal 2025, questa opzione è ammessa solo in casi specifici, come per interventi su immobili pubblici o danneggiati da eventi naturali.
Quali documenti devo conservare?
È obbligatorio conservare:
- Le fatture dei lavori, con indicazione dei materiali impiegati e descrizione delle opere ;
- I bonifici bancari “parlanti”, con causale, codici fiscali e partita IVA ;
- Eventuali concessioni edilizie, SCIA, CILA, o comunicazioni preventive ;
- La comunicazione all’Anagrafe Tributaria, se si utilizza la cessione del credito o lo sconto in fattura.
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