Caparezza

Caparezza e l’acufene: “Faccio questi venti concerti e mi fermo”

 

Caparezza ha detto che le date del prossimo tour saranno i suoi ultimi concerti. Non è chiaro se questo sarà uno stop lungo o definitivo, ma sicuramente per un po’ di tempo vedremo l’artista pugliese fuori dai palchi. L’acufene, malattia di cui soffre da alcuni anni, lo ha costretto a prendere questa scelta drastica. L’annuncio arriva nel corso di un’intervista al Resto del Carlino. Il musicista però non sembra darsi per vinto e fa sapere che si dedicherà ad altro, come la scrittura dei testi ed il fumetto.

Gli ultimi concerti?

I prossimi venti concerti dell’Exuvia Tour saranno gli ultimi show di Caparezza? A sentire le parole del rapper pare di sì, ma non sappiamo se questa scelta sarà definitiva. Quel che è certo è che andare in giro a fare tour è rischioso per l’udito dell’artista, il quale non può fare più lunghe tournée come faceva un tempo.

E così il prossimo tour, in cui porta in scena il suo ultimo album insieme ai suoi vecchi successi, sarà una delle ultime occasioni per vederlo in concerto dal vivo. O forse dovremmo aspettare molti anni prima di rivederlo su un palco. Intanto l’artista sembra avere nuove idee per i suoi progetti futuri.

L’annuncio di Caparezza

Faccio questi venti e mi fermo. Non posso rischiare troppo“. Il problema dell’acufene è estremamente delicato. “Soffrendo di acufene e ipoacusia non posso più far lunghi giri di concerti come in passato”. L’artista nell’intervista racconta come ha vissuto la malattia in questi anni. “Ho incontrato tanti colleghi che m’hanno detto senti questo, fatti vedere da quello, io l’ho fatto ma non è cambiato alcunché”.

E così il cantante ha smesso di cercare “cure miracolose” e si è in qualche modo rassegnato. “Alla fine ho capito che dovrò semplicemente tenermelo e magari pensare ad altro, distarmi”. A livello artistico Caparezza si terrà comunque impegnato. “Mi piacerebbe dar vita a qualcosa per altri. Amo la scrittura e quindi penso ad un testo, ad un fumetto, a un oggetto a una storia”.

 

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Autore dell'articolo: Alessio Bardelli