Cassazione: giusto licenziare cassiera che ritaglia buoni premio
Ritagliare buoni premi può costare il posto di lavoro. E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione che ha confermato il licenziamento per giusta causa di una cassiera della Coop Adriatica. La donna si sarebbe resa colpevole di aver ritagliato i punti premio da due confezioni di cracker del Mulino Bianco mentre faceva la spesa per 300 euro nel punto vendita dove lavorava, e di aver poi riposto sullo scaffale le due scatole senza più i bollini.
Incrinato rapporto di lavoro
Una cassiera è stata licenziata per aver sottratto dei punti premio. I suoi difensori, di fronte ai giudici avevano sostenuto la sproporzione tra il comportamento contestato, di piccola entità , e la massima sanzione disciplinare che le era stata inflitta con la perdita del posto di lavoro. Va detto che questa tesi era stata avvallata dal tribunale di primo grado, che aveva infatti annullato il licenziamento.
La corte d’Appello di Ancona nel 2016 aveva ribaltato la sentenza, ritenendo “dolosa” la sottrazione dei punti, immortalata dalle telecamere di sorveglianza. Secondo i magistrati il comportamento della donna aveva causato “la rottura del vincolo fiduciario, considerate anche le mansioni di cassiera svolte dalla lavoratrice, con maneggio di denaro aziendale”.
Anche l’esiguità del danno, sempre secondo la Corte d’appello, era un’aggravante e non un’attenuante, in quanto dimostrava che la cassiera aveva agito spinta non “da motivi di bisogno”.
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La sentenza della Cassazione
La Corte di Cassazione non ha fatto altro che confermare ciò che era stato deciso. Il motivo? Secondo i giudici “in caso di licenziamento per giusta causa, ai fini della valutazione della proporzionalità tra fatto addebitato e recesso“, non va considerata la eventuale “tenuità ” del danno economico, ma le ripercussioni sul rapporto di lavoro di un comportamento che può mettere in dubbio la futura condotta del lavoratore, perchè sintomatico” del suo atteggiamento rispetto agli obblighi professionali.
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