una neomamma depressa

Come scoprire la depressione post partum

         
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Scoprire la depressione post partum oggi sembra possibile, grazie a un esame del sangue. Un gruppo di ricercatori americano ha infatti individuato 15 sostanze che definiscono marker, ossia indicativi del rischio di sviluppare questo serio disturbo dell’umore. La ricerca sembra promettente e, se ulteriori studi ne confermeranno l’efficacia, sarà possibile scoprire la depressione post partum con un semplice prelievo nell’avambraccio. Così si potranno mettere in atto le misure preventive per un disagio molto diffuso e che tanti ancora sottovalutano.

 

Sostanze che aiutano a scoprire la depressione post partum

I ricercatori che sono giunti a queste conclusioni sono gli esperti del Van Andel Institute e del Pine Rest Christian Mental Health Services della Michigan State University. Il loro studio è comparso sulla rivista scientifica Translational Medicine. Gli esperti hanno arruolato 114 donne in attesa e le hanno seguite per tutta la gravidanza, effettuando prelievi del sangue ogni tre mesi e dopo il parto. Inoltre le future mamme dovevano compilare alcuni questionari, specificando la presenza o la comparsa di eventuali stati depressivi.

Depressione post partum  cause, ecco cosa hanno scoperto gli scienziati

Le indagini hanno permesso di individuare 15 molecole infiammatorie. Queste,  con un ottimo margine di probabilità aiuterebbero, a scoprire la depressione post partum già nel corso della gravidanza.

Gli scienziati si sono concentrati su alcune sostanze che possono essere considerate biomarcatori, ossia indicatori biologici del rischio. Durante la gestazione, l’organismo materno produce infatti citochine, sostanze con capacità infiammatoria, sia metaboliti di chinurenina, triptofano e serotonina. Questi influiscono sono in grado di influenzare l’umore e il comportamento. Inoltre hanno utilizzato modelli per valutare l’associazione tra biomarcatori e gravità della depressione. Hanno potuto scoprire che la combinazione di citochine e metaboliti della chinurenina nel 2° trimestre aveva una probabilità superiore al 99% di scoprire la depressione del 3° trimestre. Queste sostanze sono quindi altamente indicative del rischio di incorrere in questo diffuso disturbo dell’umore. Gli autori dello studio sperano che conoscere le sostanze responsabili permetta anche di individuare una cura efficace.

 

Depressione post partum sintomi, patologia  diffusa  tra le neomamme e sottovalutata

La ricerca americana ha un altro importante merito: confermare in modo definitivo che la depressione post partum non è semplice tristezza. Si tratta infatti di una patologia vera, che si accompagna ad alterazioni biochimiche quantificabili. Essere consapevoli di questo è importante per tutelare ancora di più il benessere di mamma e bambino. Scoprire la depressione post partum è un dovere della società e del sistema sanitario per evitare alla donna e alla sua famiglia sofferenza e alti costi sociali. In Italia non esiste ancora un’assistenza specifica per le madri con depressione. Questa scoperta potrebbe costituire un modo metodo efficace e semplice per individuare i casi a rischio.

Il termine “depressione post partum” include varie forme di tristezza che possono colpire la donna dopo la nascita di un bambino. Secondo gli ultimi dati raccolti dagli esperti, la depressione post partum, nel mondo, colpisce il 13% delle donne, circa 80mila l’anno nel nostro paese. Si tratta di una vera e propria tempesta biochimica, legata a squilibrio ormonale, fattori psicologici dovuti a insicurezza e cause sociali per una situazione fragile e solitudine materna. La donna che, dopo il parto, ha tendenza al pianto, pensieri negativi, sensazione di inadeguatezza deve parlarne con il ginecologo oppure con il proprio medico, togliendosi di dossi i sensi di colpa. Un centro per il trattamento della depressione potrà effettuare la diagnosi e nei casi meno seri la donna seguirà un percorso di psicoterapia. Nei casi potrà essere necessario assumere anche farmaci antidepressivi, prescritti dallo psichiatra, nei dosaggi e nei tempi indicati.

 

 

Autore dell'articolo: Roberta Raviolo