Disco tra gli alberi per il cantautore Francesco Camin
Un disco tra gli alberi per il cantautore Francesco Camin. Un disco ecologico, con materiale riciclabile nella sua estetica e con suoni digitali nel suo essere musica. Cantautore, di quel mood che richiama un certo modo di essere freschi e socievoli, che un poco richiama tutta quella fascia di canzone d’autore che potremmo far capitanare da Niccolò Fabi. Ma mood a parte, è la scrittura assai interessante a colpire dietro una coltre di suono digitale come prevede l’attualità di questo futuro 3.0.
Ci sa fare con le parole Francesco Camin, bellissime le figure e le sensazioni che rende visive, belle le denunce che fa sottilmente nel singolo “Tartarughe” o le disamine personali di “Dovrei”… bello l’amore sempre ma qui lo è ancora di più quando suona “Palindromi” e quando alla fine si confessa in “Cose semplici” o gioca a giocare in silenzio con “Un gioco”. Un bel disco che noi ospitiamo con molto appetito.
Un disco tra gli alberi per il cantautore Francesco Camin: l’intervista
Un nuovo disco tra gli alberi per il cantautore Francesco Camin. Un risultato buono? Soddisfatto? Quanto ti somiglia questo lavoro?
Sono molto soddisfatto del risultato, il disco suona come me l’ero immaginato, merito soprattutto della squadra di amici e musicisti che ha lavorato con me.
Devo dire che questo lavoro mi somiglia, sì. È un album ricco di ombre e alcuni sprazzi più luminosi, ma di base abbastanza scuro se vogliamo; e penso che rispecchi bene quello che sono io in questo periodo della mia vita su questo pianeta.
Parliamo del suono. Contrapposizione netta tra cose quotidiane delle tue canzoni, visioni bucoliche e questo indie-pop ultima generazione. Non trovi?
Per le scelte dei suoni siamo andati molto a cuore, non abbiamo preso spunto dall’indie-pop italiano che gira adesso. Certo sono presenti molti sintetizzatori, suoni digitali, rumori, ma per questa direzione abbiamo voluto prendere spunto dalla musica indipendente perlopiù caratteristica del nord Europa e America (Sigur Ros e Bon Iver per citare alcune ispirazioni), ovviamente cercando di coniugare tutto nella musica leggera italiana.

Tra tutte le canzoni presente nel disco mi ha colpito particolarmente “Verde”. L’amore finalmente torna ad ispirare le belle canzoni d’autore… non sei d’accordo?
Sono contento che tu abbia notato Verde, forse la canzone più strana dell’intero album!
Beh l’amore penso che abbia ispirato e continui ad ispirare il 99,99% di tutte le canzoni che girano nell’etere 🙂 in questo caso ho cercato di raccontare un amore silenzioso, forse un amore nato in un secondo e mai più finito, come somma di due colori: lui era color del cielo, lei era color miele, un giorno si sono sfiorati ed ora sono entrambi verdi, per sempre.
Come guarda il mondo Francesco Camin? Pensando al singolo di lancio di questo disco ma anche a tutte le sfumature naturali che non stiamo rispettando e a quelle artificiali di cui stiamo abusando…
Io cerco di vedere il mondo come una bellissima manifestazione di una coscienza divina che muove le cose e regola gli equilibri sottilissimi di tutte le vite.
In particolare credo che l’essere umano debba tornare a considerarsi una minuscola parte di questa coscienza. Invece purtroppo è sempre più schiavo del proprio egocentrismo! Insomma, ce la tiriamo un po’ troppo, ammettiamolo.
Ad un cantautore chiedo sempre: un disco oggi, ha il senso di un arrivo o di un passaggio? Insomma, il senso è nel farlo o nell’usarlo per esserci?
Il senso sta nel creare qualcosa. Per me è davvero una gioia incredibile riuscire a scrivere canzoni e a stamparle poi in un disco, in un qualcosa che rimane e può essere ascoltato. Ecco, lo faccio perché mi dà gioia.
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