Francesco Garito

Francesco Garito: le sue personalissime “Evisioni”

Nuovo singolo e nuovo video per Francesco Garito. Nuova occasione per tornare a parlare del suo lavoro “L’Attesa” uscito per la RadiciMusic ormai un anno fa. Canzone d’autore, di quella su molti versamenti potremmo chiamare scena fiorentina, per lui che dalla eterna Firenze è stato semplicemente adottato.

Un disco complesso nella sua semplicità, dove le canzoni si appoggiano e si dipanano su metriche e melodie per niente “pop” arricchite da una ricerca testuale importante. Ed è proprio la parola un’arma affilata a cui tiene moltissimo Francesco Garito e non a caso questo nuovo brano “Evisioni” è una prova di musica scritta su una poesia di Paola Dattola. L’estetica di tutto il lavoro non punta sulla qualità esteriore ma su una profondità espressiva e di messaggio. Un disco importante, registrato quasi interamente dal vivo, che suona così come si suona come direbbe qualcuno. Un disco importante che fa tornare in vita il vero concetto di cantautore.

“Evisioni”. Hai mai approfondito la genesi di questo testo nel dettaglio? Cosa ne è venuto fuori?
Ne parlammo vagamente anni fa con Paolo Dattola, che è l’autore, non sempre le poesie vanno spiegate, ma la molla che all’epoca fece scattare la creatività fu l’inizio di un attività lavorativa e l’idiosincrasia verso i meccanismi assurdi del mondo del lavoro che spesso e volentieri non corrispondono all’ideale che uno ha in mente. Poi da questa partenza si è sviluppata la poesia che ha un chiaro significato di accusa al sistema su cui si basa la nostra società ed un invito a tradire certi schemi.

Perché hai scelto proprio questo testo poetico per farne una canzone? Lo hai adattato in qualche modo?
Ho scelto questa poesia innanzi tutto per via della forza delle parole, per il suo messaggio e subito dopo per la melodia che le stesse parole mi suggerivano, infatti non è stata modificata di una virgola la stesura originaria.

Il disco “L’Attesa” ha un suono e una produzione molto “maleducata”, istintiva, reale. È un rimando proprio a ciò che leggo tra le righe di “Evisioni”. Non sei d’accordo?
Assolutamente si. E’ volutamente tradire una certa idea di suono omologato ed industriale, umanizzato anche da piccoli errori che possono però restituire tanta poesia. Ad esempio nel pezzo introduttivo del disco “Arcadia”, abbiamo volutamente registrato voce e pianoforte con un unico microfono panoramico così da restituire anche molto ambiente e se si ascolta con attenzione si possono sentire gli scricchiolii delle assi di legno del pavimento dello studio, il risultato a mio modesto parere è molto poetico.

E poi c’è anche Rilke e De Gregori tra le tue citazioni. Come si incontrano queste scelte in un solo disco?
Rilke me lo fece conoscere Rocco Sestito che è stato coautore per l’appunto del brano “Giorno d’autunno”, una poesia bellissima e che rende molto bene una certa idea di maturità. De Gregori è l’amore di una vita ed il testo de “Il panorama di Betlemme” in un preciso periodo della mia vita ha significato tanto, un uomo e la sua sofferenza dignitosa. In realtà non c’ è una motivazione precisa, i testi sono molto affini ai miei gusti ed io li ho solo rivestiti secondo il mio modo di intendere la musica in un preciso momento.

Siamo in un periodo di finzioni e di maschere sociali. Viviamo in un periodo di costruzioni. Siamo in scena. E chi non riesce ad andare in scena? Tutti quegli artisti che non hanno voce e spazio… che senso restituiscono alla loro produzione?
Posso parlare per me stesso. La necessità di esprimersi va oltre tutto ma è innegabile che se hai qualcosa da dire ma nessuno che ti ascolta sarà dura sentirsi gratificato, io mi sento fortunato, se quello che scrivo arriva anche solo ad una persona son contento. Questo è il senso della mia produzione.

Chiudendo e tornando ad “Evisioni”: tradire l’omologazione sociale è il verbo?
“Verbo” è una parola grossa ma certamente è una strada che ho sempre considerato. In questo momento storico l’omologazione sociale prevede un’attitudine al populismo più basso, mi sento di dire con certezza che tradire queste aspettative sarà salutare.

 
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Autore dell'articolo: Marco Vittoria