Omicidio Kim Wall: ritrovata dopo due mesi la testa della giornalista

L’orrore sull’omicidio di Kim Wall non finisce. La polizia danese ha reso noto di avere ritrovato parti del corpo della giornalista svedese Kim Wall, inclusa la sua testa, dopo oltre due mesi dalla sua morte.
E’ l’ennesimo tassello di una storia raccapricciante. Del delitto della giornalista è accusato Peter Madsen, l’inventore danese che ha già ammesso di aver mutilato il corpo.

Kim Wall: ritrovate altre parti del corpo

Kim Wall scomparve la sera del 10 agosto dal Nautilus, il sottomarino costruito da Peter Madsen. La giornalista era lì proprio per intervistare l’inventore. Da quel sottomarino, però, non è più uscita viva.  Il suo torso mutilato venne ritrovato il 21 agosto su una spiaggia presso Copenaghen. Ora i sommozzatori hanno ritrovato anche le sue gambe ed i suoi vestiti, insieme ad un coltello, in una busta di plastica vicino al luogo in cui venne ritrovato il torso.
Una storia degna di un film horror.
Peter Madsen, l’uomo accusato del suo omicidio (colposo, ndr), continua a negare ogni responsabilità sulla morte, affermando che la giornalista sia morta per un incidente. Sarebbe stata colpita dal portellone del sottomarino.
L’uomo si accusa solo di aver smembrato il cadavere, preso dal panico dopo la tragica morte della donna.

Versione che non coincide

La versione di Peter Madsen sulla morte di Kim Wall non coincide con le prove raccolte finora. Martedì scorso il pm danese Jakob Buch-Jepsen ha detto che sul torso mutilato della giornalista c’erano 15 ferite da coltello, all’addome e alle parti intime, aggiungendo però che le cause della morte non sono ancora state stabilite con certezza.
Inoltre,  l’assenza di fratture o di tracce di colpi di pesanti oggetti o corpi contundenti sul cranio smentisce totalmente la tesi di Madsen sull’incidente col pezzo di metallo che le sarebbe caduto in testa.
Madsen è detenuto e indagato con l’accusa di omicidio, profanazione e occultamento di cadavere.

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