Omicidio Mollicone: sta per cadere il muro di omertà?

L’omicidio Mollicone è ormai ad una svolta. Gli indagati sono saliti a cinque. Il “quinto uomo” è un altro carabiniere. Ormai è chiaro a tutti che, nella caserma di Arce, quel 1 giugno 2001, successe qualcosa di orribile.
Con il Maresciallo Mottola salgono infatti a tre i carabinieri indagati nella vicenda. Troppi per non porsi delle domande. Per sedici anni il padre di Serena, Guglielmo si è posto delle domande senza trovare risposte. Ora potrebbe finalmente averle.

Il ruolo della famiglia Mottola

In questa vicenda le famiglie coinvolte sono due. Non solo quella di Serena Mollicone, con suo padre Guglielmo che non si è mai arreso. C’è anche la famiglia Mottola. Il Maresciallo Franco, la moglie Anna e il figlio Marco. Sono loro i tre principali indagati per il delitto di Serena. I tre sono sotto inchiesta dal 2011.

Benchè la famiglia Mottola abbia chiesto nel 2015, di essere accostata in relazione al delitto Mollicone, per chiarire la propria posizione, è chiaro che i sospetti si concentrano sempre più su di loro. I risultati della perizia che hanno stabilito come le lesioni al cranio della ragazza, sarebbero compatibili con un urto violento sulla porta danneggiata di un alloggio della caserma, sottoposta a sequestro ha posto nuovamente i riflettori sulla vicenda.

Omicidio Mollicone e Santino Luzzi

C’è poi un sesto carabiniere nella vicenda dell’omicidio Mollicone. Parliamo di Santino Tuzi. Nel 2008 testimoniò di aver visto Serena entrare nella caserma di Arce il giorno del suo omicidio. Pochi mesi dopo fu ritrovato morto, apparentemente suicida.

Tre carabinieri indagati, uno morto ed una caserma sospetta. Troppe coincidenze dietro il delitto della diciottenne di Arce. Troppe domande senza risposta. Forse, però, ora qualcosa si sta muovendo. Dopo sedici lunghi anni, Serena Mollicone, una ragazza brutalmente uccisa senza motivo, potrebbe finalmente avere giustizia.

VAI