Parte bene il Pinocchio di Garrone

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ROMA – Parte bene il Pinocchio di Garrone che, nel primo weekend di programmazione in occasione del Natale, riporta un ottimo risultato al box office, piazzandosi al secondo posto subito dopo “Star Wars”. Il regista Matteo Garrone ha riportato al cinema Benigni facendolo nuovamente cimentare con la fiaba di Collodi, ma con una differenza.

Nel 2002, infatti, Roberto aveva interpretato il ruolo del burattino all’interno del lungometraggio da lui stesso diretto, mentre questa volta impersona Geppetto ritagliandosi comunque uno spazio da protagonista.

Parte bene il Pinocchio di Garrone

Si tratta di una prova del nove molto importante per il premio Oscar toscano dopo i flop dei suoi due ultimi film realizzati dietro la macchina da presa (“La tigre e la neve” e, appunto, “Pinocchio”) e la poco convincente prova da attore nell’infelice film di Woody Allen “To Rome with love”.

Ora il “Pinocchio” di Garrone ha centrato al debutto il secondo posto incassando ben 2 milioni e 655 mila euro. Da ricordare che, nel ricco cast, figurano anche Gigi Proietti nel ruolo di Mangiafuoco e Rocco Papaleo e Massimo Ceccherini nei panni del Gatto e la Volpe.

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Per Roberto Benigni, il Pinocchio con la regia di Garrone è “il più fedele all’originale“:

“Calarsi nel personaggio di Geppetto è stato facilissimo – ha detto – devo solo interpretare la balena e la Fata Turchina e poi li ho fatti tutti. Ho dato tutto ciò che potevo perché credo nel talento di Matteo Garrone, per me il regista più bravo del mondo”.

Benigni parla del Pinocchio di Garrone

E ancora:

“Non mi ricordo l’ultimo ‘Pinocchio’ che ho visto e chi lo ha fatto, ma questo di Matteo è decisamente il più bello. Garrone è un grande regista, è un pittore, racconta in maniera unica con le immagini, è commovente e divertente, questo Pinocchio, per i bambini dai 4 agli 80 anni, è un regalo per il mio cuore. E poi Geppetto: che dire di questo babbo per eccellenza, il più famoso insieme a San Giuseppe, entrambi con due figli adottivi che più discoli non potrebbero essere?”.

Benigni poi conclude:

“La povertà come la rappresenta Garrone non è solo dignitosa, ma è quella che ti fa sembrare la vita un miracolo in ogni cosa che accade, come in Chaplin. La storia di Pinocchio è un libro che non è solo una fiaba ma quasi divinatorio, con simbolismi, metafore, allegorie, mille insegnamenti: non dire le bugie che si allunga il naso, ad esempio, una trovata geniale altro che Spiderman, oppure studia se no diventi un somaro, o attento ai brutti incontri e al denaro facile, credi nei miracoli che poi avvengono, ama chi ti ama. Pinocchio è un puro che pensa che nel mondo non ci sia il male e Garrone ce lo restituisce con libertà e originalità”.

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Autore dell'articolo: Elena De Lellis

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