Passionale e unita per 95 minuti: Atalanta, si fiera della tua grande tifoseria!

         
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Di solito si dice che per scrivere la storia calcistica di una squadra bisogna imporsi a livello di individuale, ma nel momento in cui essa viene fatta grazie ad un pubblico mozzafiatante vale addirittura doppio. Ieri sera in quel di Bergamo si è assistito ad uno dei punti più alti del panorama nerazzurro, dove l’Atalanta ha sfiorato l’impresa contro il Manchester United: trascinata dalla grinta di un popolo tanto unito quanto fedele a quei colori magici (che fanno venire i brividi), riuscendo non solo a far tremare gli spalti del Gewiss Stadium, ma anche di coinvolgere anche tutti i settori dell’impianto.

Partendo da quello che è stato il ricordo di Diego e Stefano (due tifosi nerazzurri scomparsi la scorsa settimana), il popolo orobico è pronto a trascinare la sua Atalanta alla vittoria. L’entusiasmo che si respira è incredibile, e già dal riscaldamento lo stadio sembra pronto ad esplodere tra cori, canti, sventolio di vessilli con la Dea dipinta sopra e l’inno della Champions che fa sempre venire i brividi a tutti. Partita la gara non c’è tifoso che non canti, e al goal di Ilicic il boato si sente fino alle mura di Città Alta. La gioia si trasforma subito in rabbia visto il pareggio dello United verso la fine del primo tempo, ma l’ottimismo è sempre ben presente.

Nella ripresa l’Atalanta attacca sotto la Pisani: il fattore ideale per spingere ancora di più i ragazzi. Duvan Zapata segna, però il goal viene annullato per fuorigioco. Arriva un check del VAR e nell’attesa i tifosi cominciano ad attendere l’esito intonando un “ohhhhh”. L’arbitro cambia idea e assegna il goal alla Dea: 2-1 e abbracci sugli spalti. Il “Bergamoto” coinvolge pure le tribune, con l’Atalanta praticamente vicina ad una vittoria tanto storica quanto decisiva. Il Manchester United però ha pur sempre Cristiano Ronaldo che, al 91′, mette in rete il pallone del 2-2. Rabbia? No, più rammarico e al tempo stesso fierezza nei confronti dei ragazzi che hanno dato tutto in campo, accolti da un grande applauso commuovente. Una serata storica che rimarrà nella memoria di chi ha vissuto tutto in prima: indipendentemente dal risultato finale.

Autore dell'articolo: Filippo Davide Di Santo