Vasco al Modena Park: dopo 40 anni e concerto record
Dopo 40 anni di carriera e di concerti live che hanno emozionato generazioni intere, con questo articolo vogliamo dedicare un omaggio al rocker e rockstar italiano più famoso e seguito, pubblicando un estratto del suo libro “da rocker a rockstar” in cui Vasco apre se stesso, a dare un senso a tutte quelle scelte quelle cose che gli sono accadute che lo hanno incorniciato nell’imminente MODENA park in cui sarĆ record mondiale di spettatori paganti.
āIo ho smesso di suonare la chitarra su consiglio di Guido Elmi, perchĆ© se tutti avessimo suonato la chitarra, saremmo stati troppi. Io smetto e imparo a gestire il palco senza chitarra, cosa difficile.ā
Come nasce una rockstar?
Fosse facile spiegarlo.
Pleonastico dire che non cāĆØ una regoletta scritta, perchĆ© altrimenti ne avremmo pieno il mondo, di rockstar. Altrettanto pleonastico dire che se da una parte ĆØ necessario il talento e lāattitudine, unite a una buona dose di buona sorte e di āessere al posto giusto nel momento giustoā, la parte del leone la faccia la determinazione, il rigore, lāessere intenzionati a lasciare il segno.
āPerchĆ© la chitarra ti nasconde, ti protegge. Io non sapevo dove mettere le mani, non sapevo come muovermi, se ti muovi troppo, ti muovi poco.ā
Vasco sul palco ĆØ uno spettacolo.
Ć lo spettacolo.
Esistono gesti evocativi, riconoscibili, riconducibili alla storia del rock. Inimitabili e al tempo stesso, talmente unici da essere come un marchio di fabbrica.
Si pensi al modo di muovere disarticolatamente le braccia di Mick Jagger, a quello di ancheggiare di Celentano, al passo dellāanatra di Chuck Berry, la chitarra in avanti e le gambe accucciate, si pensi al ghigno di Billy Idol, alla mossa fatta con i capelli dai primi Beatles, o al modo tutto suo di abbracciarsi di Bono degli U2. Ecco, li vedi e sai giĆ di chi stai parlando, ti richiamano alla mente una determinata musica, una determinata canzone.
Così è per Vasco,Ma non è sempre stato così.
āHo studiato da rockstar. Quando sono arrivato a Sanremo, col famoso microfono, avevo giĆ esperienza, sapevo come fare. Sai, io sin da piccolo ero abituato. Mia madre mi metteva sul tavolo, mi faceva cantare per lei e le altre mamme. Una cosa che mi ha formato, ha creato una rockstar. Voleva una rockstar e lāha avuta. Salvo poi imbarazzarsi, adesso, perchĆ© ĆØ troppo.
Da sopra il tavolo a Modena Park. Me lo dice, ogni tanto. Me lo chiede: si ĆØ fatto male qualcuno? Per adesso no, ma siamo sempre sul crinale. Quando il microfono ĆØ volato via, non mi sono girato.
PerchĆ© sul palco devi essere sicuro. Se sei goffo trasmetti un messaggio che ti squalifica. Mick Jagger, a cui io guardavo, era sicuro di sĆ©. Cāera gente che bruciava la chitarra, un casino. Uno il riflesso condizionato di girarsi e raccogliere il microfono ce lāavrebbe, ma deve sapersi trattenere. Come quella volta che ad esempio che andando indietro sono andato contro le spie della batteria, le ho buttate indietro e mi sono detto adesso mi lancio e atterro sul camion che era dietro il palco.
Invece ho preso male la figura e sono caduto nel vuoto, sono tornato sul palco tutto insanguinato e ho finito. Tutto dolorante, ma ho continuato. Unāaltra volta ho cantato con due costole incrinate, con il medico a bordo palco che mi diceva di stare fermo, calmo. Ma erano concerti movimentati, non si poteva stare fermi. Toccava andare avanti. Sempre.ā
Ecco, questo libro racconta di quando Vasco ha mollato per sempre la chitarra. Di quando Vasco ha studiato da rockstar, lui che rocker lo era giĆ , per attitudine e suono. Di quando ha capito che doveva solo cantare, e che quindi ad accompagnarlo doveva essere una band, anzi, no, la band, la sua band.
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