Accordo M5S-Lega: tutte le novità sulle Pensioni Quota 100

         
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Novità Pensioni: ecco come ritirarsi tre anni prima e quali sono i cambiamenti previsti tra quota 41 e quota 100. L’obiettivo prioritario per i leader politici di M5S e Lega è quello di rivedere le attuali normative relative al trattamento previdenziale che adeguano l’età pensionabile all’aspettativa di vita Istat, prevedendone un incremento di tre anni ogni 24 mesi.

Tantissime le news che potrebbero derivare dall’accordo tra i leader politici del M5S e della Lega: ritorno alla pensione di anzianità con 41 anni e cinque mesi di contributi, indipendentemente dalla variabile anagrafica e quota 100, partendo da un’età minima di 64 anni. Il problema centrale per attuare la riforma delle Pensioni è quello di trovare risorse finanziarie.

Pensioni Quota 100: cosa cambierà?

Cosa cambierà dal primo gennaio 2019? A quanto pare, dalle ultimissime notizie tutti coloro che hanno 66 anni e sette mesi per andare in pensione dovranno raggiungere i 67 anni per ritirarsi definitivamente dal mercato del lavoro.

Di comune accordo i leader di Lega e M5S annunciano diverse novità per le pensioni da attuare e per modificare l’attuale riforma. Le più rilevanti novità concernono principalmente le pensioni di Quota 100, risultato della somma tra variabile anagrafica ed età contributiva.

Dunque, per ritirarsi definitivamente come variabile anagrafica occorre aver raggiunto i 64 anni d’età e 36/37 anni di contributi per la quota 100; mentre per ritirarsi dal mercato del lavoro non sarebbe previsto alcun requisito anagrafico avendo versato ben 41 anni di contributi con due anni di contributi figurativi.

Novità Pensioni: come finanziare la Riforma?

Per le prossime novità in materia di trattamento previdenziale rimane un problema da risolvere: trovare le risorse economiche necessarie per finanziare la Riforma sulle Pensioni.

E, qui, l’Accordo M5S-Lega sembra “sciogliersi” dato che sussistono “discrepanze” tra i leader politici Salvini e Di Maio. Per il leader della Lega, le risorse economiche necessarie per procedere con l’attuazione delle novità relative al trattamento previdenziale potrebbero “derivare dalla chiusura dell’Ape social e dalla revisione dei trattamenti per i lavoratori cosiddetti usuranti, ma anche da fondi di solidarietà per finanziare le uscite anticipate”.

Il calcolo sui costi è stato fatto da Stefano Patriarca, consulente di Palazzo Chigi per la previdenza: “Nel 2017 […] sono state liquidate dall’INPS nel solo settore privato circa 290.000 nuove pensioni previdenziali dirette e tra queste circa 160.000 di anzianità. […] Se oltre a quota 100 si prevedesse anche la possibilità di uscire con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età il costo per il primo anno sarebbe di 12,3 miliardi e di quasi 16 a regime”.

Secondo le stime dell’INPS, “un ritorno alla pensione di anzianità con 41 anni di contributi o con la novità per le pensioni di quota 100 comporterebbe una spesa aggiuntiva di 14-18 miliardi nei primi due anni al netto dei risparmi derivanti dalla chiusura dell’Ape social”.

Dunque, il prossimo 2019 sarà un’annata piena di cambiamenti in tema di pensioni dato che verranno apportate modifiche ai requisiti per accedere al trattamento previdenziale. Il principale aspetto riguarderà principalmente l’adeguamento delle aspettative di vita e scatterà ogni 24 mesi.

 

Autore dell'articolo: Redazione Webmagazine24