Homo Naledi: struttura celebrale assimilabile a quella dell’Homo Sapiens, ecco i risultati della ricerca

         
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Una ricerca pubblicata dall’Università di Witwatersrand, in Sud Africa, dopo aver analizzato i teschi dell’Homo Naledi, ha validato la tesi che questa specie umana condividesse una struttura assimilabile a quella dell’Homo Sapiens, nonostante le dimensioni fossero 1/3. Ecco i risultati scientifici pubblicati dal team di antropologi.

Homo Naledi era un nostro contemporaneo?

Homo Naledi, una specie umana scoperta recentemente in Sudafrica, era davvero un nostro antenato? Sebbene i suoi resti sono stati scoperti recentemente dagli antropologi, è stato confermato dai ricercatori che “la sua struttura cerebrale è molto simile a quella degli esseri umani, nonostante le sue dimensioni siano più piccole”.

L’Homo Naledi è una specie ominide vissuta circa 330.000 anni fa in Sudafrica e, dalle ricerche condotte dagli antropologi dell’Università di Witwatersrand sui resti dei teschi, è risultato che possa avere avuto comportamenti assimilabili a quelli dell’Homo sapiens. Dai risultati si può pervenire alla conclusione che l’Homo Naledi sia un nostro contemporaneo? Ebbene sì, l’Homo sapiens è stato un contemporaneo del Naledi, almeno per un periodo della storia evolutiva della specie umana.

Homo Naledi: i risultati della ricerca dell’Università di Witwatersrand

Grazie alla cospicua quantità di resti rinvenuti è stato possibile per gli antropologi tracciare con un buon grado di dettaglio le caratteristiche anatomiche e cerebrali dell’Homo Naledi.

Dai risultati delle ricerche condotte e pubblicate è risultato che “sebbene il cervello sia di dimensioni contenute, con un volume di 500 centimetri cubici […] la sua morfologia mostra caratteristiche tutt’altro che primitive, ma moderne. Anche il torace, le dita curve della mano, il bacino, la forma delle spalle erano alquanto primitive, adatte a una specie abituata ad arrampicarsi. Eppure, allo stesso tempo, i polsi mostrano caratteristiche moderne che lasciano pensare che l’Homo Naledi utilizzasse utensili”.

La scoperta scientifica porta a sostenere la tesi che l’Homo Naledi condividesse anche comportamenti assimilabili a quelli della nostra specie. Il team di ricercatori ha sottoposto a scansione laser sette frammenti dei resti del cranio di Naledi per ricavarne un modello tridimensionale che consentisse di rilevare le impronte cerebrali.

Dai risultati pubblicati è emerso che “la parte posteriore del cervello di Naledi mostra cambiamenti rispetto a quelli dei nostri antenati più primitivi come Australopithecus. […] Inoltre, sono evidenti segni di asimmetria cerebrale e l’emisfero sinistro è leggermente spostato in avanti rispetto al destro, come il cervello dell’Homo Sapiens”.

Dall’analisi dei resti di cranio di Naledi è stato scoperto che “l’emisfero sinistro mostra un opercolo frontale e […] la morfologia del solco lunato è assimilabile a quella che si osserva negli esseri umani moderni”. Dall’analisi di tutte queste caratteristiche, gli antropologi sono pervenuti alla conclusione che Homo Naledi condividesse caratteristiche comuni della struttura cerebrale con quella degli esseri umani moderni, sebbene le dimensioni fossero inferiori.

Autore dell'articolo: Redazione Webmagazine24