Bitcoin (Fonte: newstatesman.com)

Bitcoin, strumento di politica monetaria: Draghi apre

         
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Il presidente della Bce Mario Draghi, durante il suo intervento di ieri venerdì 22 settembre alla conferenza Youth Dialogue di Dublino, ha aperto al Bitcoin, la moneta virtuale utilizzata nel web. Draghi ha spiegato che il Bitcoin potrebbe essere uno strumento per la politica monetaria, anche se per il momento non è ancora abbastanza maturo per essere preso in considerazione dalle banche centrali.

Nonostante questo, tuttavia, gli esperti stanno monitorando la situazione. E non si esclude che piattaforme come Blockchain  potrebbero presto venir utilizzate per studiare le situazioni dell’economica politica.

Molte perplessità ma anche opportunità sul Bitcoin

Da tempo le banche centrali stanno cercando di capire se il Bitcoin potrebbe essere davvero la moneta del futuro. Secondo il presidente Draghi, è uno strumento importante da seguire ma ancora non si è sicuri che riesca a resistere allo stress del mercato finanziario. Altro punto importante è il fattore sicurezza. Riuscirà a evitare gli attacchi cibernetici?

Se le opportunità che questa moneta virtuale può portare sono innumerevoli, le perplessità sono altrettante. Per questo motivo, la situazione viene tenuta sotto stretta sorveglianza. L’insicurezza è data anche dai continui sbalzi della moneta: ieri ha chiuso a 3.621,7 dollari, con un calo registrato del 4,7%. Nonostante il calo di questa settimana, da luglio 2013 il Bitcoin ha registrato una continua crescita sul mercato.

Occupazione giovanile, Draghi: “Mostrare sempre coraggio e curiosità”

Draghi ha poi voluto spendere qualche parola anche sui dati dell’occupazione giovanile nell’area euro. La media indica un netto calo dei giovani disoccupati , che si attesta al 19%, dopo il 24% del 2013. Ancora più alto rispetto i valori prima della crisi del 2008, ma comunque si registra un miglioramento, grazie anche alla ripresa dell’economia in tutti i Paesi dell’eurozona.

Ma se nell’arco di due anni si sono creati oltre sei milioni di posti di lavoro, lo scorso anno sono ancora troppi i giovani (il 17%) entro i 24 anni che non studia, non lavora e non fa nemmeno formazione. «Per affrontare le cause strutturali della disoccupazione giovanile, sono necessarie forme di protezione omogenee tra i lavoratori, accordi di lavoro flessibili, programmi di formazione professionale efficaci, un elevato grado di apertura del commercio e sostegni per ridurre i costi sociali della mobilità» ha spiegato Draghi, facendo un appello ai governi affinché aprano più possibilità ai giovani, sia per il loro bene, che per quello dei loro Paesi di origine.

Fonte: wallstreetitalia.com

Autore dell'articolo: Redazione Webmagazine24