Altra condanna per Emilio Fede: due anni e tre mesi

Un’altra condanna per l’ex direttore del Tg4 Emilio Fede: alla soglia degli 86 anni, i giudici milanesi hanno inflitto al noto giornalista una condanna che ammonta a 2 anni e 3 mesi di reclusione, per la vicenda dei fotomontaggi hot che avrebbe usato – quando venne licenziato nel 2012 – per ricattare i vertici dell’azienda Mediaset. Secondo l’accusa, Fede avrebbe fatto confezionare dei falsi dossier fotografici a scopo di ricatto, minacciando di pubblicare i fotomontaggi che riguardavano fedele Confalonieri, il presidente Mediaset, e Mauro Crippa, responsabile dell’informazione.

Emilio Fede condannato per fotomontaggi a scopo di ricatto

Oltre a un contratto di collaborazione triennale, Fede avrebbe preteso anche una somma superiore agli 820 mila euro di buonuscita. Il giornalista si sarebbe fatto aiutare da Gaetano Ferri, il suo personal trainer, già condannato per questa vicenda in appello. A carico dell’ex direttore del Tg4, questa è la seconda condanna in pochi giorni: il 12 giugno scorso, infatti, gli sono stati inflitti 3 anni e mezzo di reclusione per concorso in bancarotta. Nel ruolo di vittima di un raggiro, la vicenda riguardava anche il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, a cui Fede avrebbe chiesto in prestito una somma piuttosto considerevole, per il salvataggio della sua agenzia di spettacolo “Lm Management” (allora sull’orlo del fallimento) da consegnare a Lele Mora. Il denaro, però, non sarebbe mai arrivato alla società.

Il denaro versato da Berlusconi per salvare l’impresa di Lele Mora

Secondo l’accusa, buona parte è finito invece nelle tasche del giornalista (1 milione e 110 mila euro circa), somma che dovrà risarcire per intero alla curatela del fallimento, e in quelle dell’ex agente dei vip. Le indagini sul ruolo di Emilio Fede come mediatore nella trattativa tra Berlusconi e Mora sono state coordinate dal pm milanese Eugenio Fusco, che aveva chiesto una condanna a tre anni di reclusione. Il pm ha spiegato che la somma versata ai due noti personaggi dall’ex premier, è stata “distratta dal fallimento, quindi divisa con Emilio Fede ma trattenuta anche da Lele Mora per i suoi “inutili capricci”. “Il finanziamento versato da Berlusconi doveva servire per tentare il salvataggio dell’impresa di Mora, in una situazione ormai disastrosa – ha detto il pm –  e non dirottati in parte a Fede, approfittando dell’appoggio che aveva sempre goduto presso l’ex premier. E non ne aveva alcun diritto”.

La somma versata in tre tranche

L’ex giornalista, secondo quanto formulato dall’accusa nel capo di imputazione, avrebbe ricevuto il denaro da Lele Mora con assegni circolari suddivisi in tre tranche, tramite il suo ragioniere di fiducia: una prima parte della somma (450 mila euro) negli studi Rti di Segrate direttamente in contanti; altri 500 mila, invece, sarebbero confluiti su un conto dell’ex direttore a Lugano, sempre con un versamento di Mora. Infine, sui suoi conti italiani sarebbero stati distribuiti altri 160 mila euro.

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