Di Maio torna a parlare del salario minimo: “Non è un’elemosina”
ROMA – Di Maio torna a parlare del salario minimo. Questo quanto afferma il ministro degli affari esteri, rilanciando un vecchio cavallo di battaglia del M5S:
“Il salario minimo non è un’elemosina, è una misura di dignità per tutti i lavoratori. Inoltre aumenta il potere d’acquisto dei cittadini e regolarizza il costo del lavoro nell’UE eliminando la concorrenza sleale. È una battaglia storica del MoVimento 5 Stelle che portiamo avanti dal 2013. Anche in Italia dobbiamo adeguarci agli standard europei. Avanti”.
Di Maio torna a parlare del salario minimo: “Non è un’elemosina”
Già nel giugno 2018, nel suo primo giorno al Ministero del Lavoro, Di Maio aveva evidenziato questo concetto incontrando i “riders”, cioè i ragazzi che portano il cibo a casa della gente per pochi euro al giorno:
“Chi lavora deve avere dei diritti minimi, chi lavora deve avere un salario minimo garantito al di sotto del quale non puoi esser pagato”.
È un modello di economia “che sta avanzando sempre di più – aveva spiegato il neo ministro in un video su Facebook – Solo che queste persone a volte hanno un’assicurazione minima o non ce l’hanno proprio. Hanno degli stipendi da pochi euro all’ora, non hanno a volte neanche un contratto di lavoro e prendono anche molti rischi”.
Dall’incontro con i riders era venuto fuori che “questi ragazzi sono il simbolo di una generazione abbandonata, che è quella generazione vittima di tante leggi del precariato insieme al fatto che i lavori cambiavano. Cioè c’erano leggi che precarizzavano il lavoro sempre di più e intanto alcuni lavori sfuggivano proprio dalle leggi che regolamentavano i rapporti di lavoro, li normavano, li rendevano ancora più precari”.
“È la storia della nostra generazione – aveva aggiunto Di Maio – Una generazione che ha visto cambiare tutto intorno a sé nel giro di meno di 10 anni. Io ho aperto le porte del Ministero e abbiamo fatto una riunione informale, ci rivedremo tra una settimana e dobbiamo trovare una soluzione.
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