Ibis Eremita

Ibis Eremita, estinto in Europa dal 1600 circa, è stato avvistato a Cuneo

Appartenente all’ordine dei Pelecaniformes, il Geronticus eremita, meglio conosciuto come Ibis eremita, è una specie in pericolo di estinzione. Qualche secolo fa, l’uccello era presente in diverse parti dell’Europa meridionale, del Nordafrica e del Medio Oriente. Fino al 1600 circa la specie non era considerata a rischio d’estinzione, ma la situazione è cominciata a degenerare proprio qualche secolo fa. Le cause più probabili sono sicuramente l’elevata percentuale di pratica del bracconaggio e la distruzione di habitat naturali.

Nonostante ciò, un esemplare di questo animale è stato avvistato nei pressi dell’aeroporto di Cuneo Levaldigi.


Il geronticus eremita

Attualmente ne rimangono pochissime colonie avvistabili soprattutto in Marocco e Siria, per un totale di quasi 550 individui selvatici (fonte: Wikipedia). Seppur non più presente in via selvatica in Europa, esistono tuttavia delle colonie semiselvatiche, organizzate per far sì che la specie possa rientrare con più facilità nel suo habitat naturale.

A differenza di loro simili, gli Ibis eremita tendono a vivere in ambienti semiaridi e a costruire i loro nidi in zone rocciose, anziché sugli alberi.

Lungo circa 70-80 cm e con un’apertura alare di 125-135 cm, l’animale pesa, in media, non più di un chilo e mezzo. I maschi, in natura, sono più grandi, anche se non di molto, delle femmine e hanno un becco più lungo.

L’avvistamento in Italia

L’esemplare è stato avvistato sul balcone di una casa nei pressi dell’aeroporto di Cuneo. Gli è stato dato il nome di Lancillotto e, al momento dell’avvistamento, l’animale è parso in buona salute e tranquillo. I veterinari della ASL lo hanno recuperato e tenuto in cura presso il Centro Cicogne di Stramiano, a Racconigi. Lancillotto, a detta dei veterinari, avrebbe due anni e farebbe parte di un progetto austriaco, pianificato per reintrodurre la specie nel suo habitat naturale. L’animale è stato successivamente restituito ai direttori del progetto austriaco, che lo avrebbero reintrodotto nel suo stormo.

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Autore dell'articolo: Michele De Leonardis