minuto silenzio Mazzola

Juventus, il gesto indegno durante il minuto per Mazzola: una rivalità che supera il limite

Il minuto di silenzio di Mazzola  avrebbe dovuto unire tutto lo Stadium nel ricordo di Sandro. Una parte della Curva Sud della Juventus ha invece scelto di voltare le spalle al campo e intonare cori durante il raccoglimento prima di Juventus-Atalanta. Il resto dello stadio non ha seguito la protesta e ha risposto con gli applausi. La stessa Juventus ha condannato senza ambiguità l’accaduto.

Ci sono rivalità che appartengono al calcio e che ne alimentano storia e passione. Juventus-Inter è una di queste. Poi esistono momenti nei quali la maglia dovrebbe semplicemente smettere di contare.

Il minuto di silenzio dedicato a Sandro Mazzola, scomparso a 83 anni, avrebbe dovuto essere uno di quei momenti.

Prima di Juventus-Atalanta, però, all’Allianz Stadium una parte del tifo organizzato bianconero ha scelto una strada diversa. Nei settori centrali della Curva Sud diversi sostenitori si sono voltati di spalle al terreno di gioco, mentre altri hanno intonato cori dedicati a figure della storia juventina come Gaetano Scirea e Andrea Fortunato; al termine del minuto è stato scandito anche il nome di Gianni Agnelli.

Un comportamento difficile da derubricare a semplice rivalità sportiva. Perché in quel momento non si stava celebrando l’Inter, né chiedendo ai tifosi juventini di rinunciare alla propria appartenenza. Si stava ricordando un uomo appena scomparso e uno dei più grandi calciatori italiani del Novecento.

Lo Stadium non segue la protesta e applaude Mazzola

È importante, però, evitare una generalizzazione ingiusta.

Non tutto lo Stadium si è comportato in quel modo e nemmeno tutti i sostenitori juventini presenti hanno partecipato alla contestazione.

Al contrario, gran parte del pubblico ha scelto di rendere omaggio a Mazzola con un applauso, prendendo di fatto le distanze dal comportamento di una parte della Curva Sud. Anche Sky Sport sottolinea come gli ultras protagonisti dell’episodio non siano stati seguiti dal resto dello stadio.

Ed è una distinzione fondamentale.

Trasformare ciò che hanno fatto alcuni gruppi organizzati in un’accusa contro l’intera tifoseria juventina sarebbe sbagliato quanto ignorare la gravità di quanto accaduto.

Le immagini raccontano invece due Stadium differenti nello stesso momento: da una parte chi ha utilizzato quei sessanta secondi per riaffermare la propria appartenenza; dall’altra migliaia di persone che hanno scelto semplicemente di rispettare la memoria di un campione.

Mazzola era molto più di una bandiera dell’Inter

Ridurre Sandro Mazzola alla sola appartenenza nerazzurra significa dimenticare una parte importante della storia del calcio italiano.

Figlio di Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino morto nella tragedia di Superga, Sandro costruì una carriera straordinaria senza vivere soltanto dell’enorme eredità paterna.

Con l’Inter disputò tutta la propria carriera professionistica, conquistando quattro scudetti e due Coppe dei Campioni. Con la Nazionale italiana vinse l’Europeo del 1968 e partecipò alla cavalcata fino alla finale del Mondiale di Messico 1970. In azzurro raccolse 70 presenze e 22 reti.

Era certamente una leggenda dell’Inter. Ma era anche un pezzo della memoria collettiva del calcio italiano.

Ed è proprio qui che il comportamento visto allo Stadium diventa ancora più difficile da comprendere.

Non bisogna essere interisti per rispettare Mazzola, così come non bisogna essere juventini per fermarsi davanti al ricordo di Scirea o torinisti per riconoscere ciò che rappresentarono Valentino Mazzola e il Grande Torino.

La memoria sportiva non dovrebbe funzionare per appartenenze contrapposte.

La Juventus prende le distanze: “Nessuna rivalità può giustificarlo”

La posizione della società bianconera è arrivata poche ore dopo ed è stata inequivocabile.

“Non c’è rivalità che possa giustificare la mancanza di rispetto durante un minuto di silenzio”.

La Juventus ha aggiunto che onorare la memoria e unirsi nel ricordo è una responsabilità comune che supera appartenenze e colori. Una presa di posizione netta e necessaria, perché quanto accaduto rischiava di associare il nome dell’intero club a una scelta compiuta soltanto da una parte del suo tifo organizzato.

Il comunicato individua anche il punto centrale della vicenda: la rivalità.

Juventus e Inter possono dividersi su tutto ciò che appartiene al campo. Possono farlo sui risultati, sugli episodi arbitrali, sui campioni del passato, sugli scudetti e su decenni di sfide che hanno costruito il Derby d’Italia.

Ma la morte dovrebbe trovarsi fuori da quel perimetro.

Scirea non può diventare uno strumento contro Mazzola

C’è poi un elemento che rende la contestazione ancora più paradossale: l’utilizzo del nome di Gaetano Scirea durante il minuto dedicato a Mazzola.

Scirea rappresenta ancora oggi uno dei simboli più universali della Juventus proprio perché il suo ricordo è riuscito ad andare oltre l’appartenenza bianconera. Alla sua morte il calcio italiano lo pianse senza distinzioni di maglia.

Usarne il nome durante un minuto dedicato alla memoria di un altro grande protagonista del calcio italiano finisce quindi per produrre l’effetto opposto a quello che dovrebbe rappresentare la figura dell’ex capitano juventino.

Ricordare Scirea non richiede di voltare le spalle a Mazzola. Le due memorie possono convivere proprio perché appartengono entrambe alla storia del nostro calcio.

Il rispetto non è una risorsa limitata: ricordare un avversario non toglie nulla ai propri simboli.

Il caso arriva davanti al giudice sportivo

L’episodio potrebbe inoltre non chiudersi con la sola condanna pubblica.

Gli ispettori della Procura federale FIGC presenti allo Stadium hanno segnalato quanto accaduto e il caso è destinato all’esame del giudice sportivo. Secondo RaiNews, tra le possibili conseguenze rientrano un’ammenda e, nelle ipotesi più severe, provvedimenti riguardanti il settore interessato, anche se al momento non è stata ancora comunicata una decisione definitiva.

 

Quando il tifo dimentica il significato del rispetto

Quello accaduto prima di Juventus-Atalanta pone una questione che va oltre Sandro Mazzola.

Negli stadi la rivalità è parte dello spettacolo. Senza antagonismo, appartenenza e identità, il calcio perderebbe una parte della propria forza emotiva. Ma proprio perché il tifo è passione, deve esistere un limite oltre il quale la rivalità non dovrebbe arrivare.

Sessanta secondi di silenzio non chiedono di cambiare squadra. Chiedono soltanto rispetto.

Voltarsi di spalle e utilizzare quel momento per contrapporre i propri simboli a quello appena scomparso significa trasformare persino il lutto in terreno di confronto tra tifoserie.

Ed è probabilmente questa la parte più triste della vicenda.

Il messaggio migliore, però, è arrivato dallo stesso Allianz Stadium. Mentre una parte della Curva sceglieva la contestazione, il resto del pubblico applaudiva Sandro Mazzola.

La fotografia da conservare dovrebbe essere anche questa.

Perché un gruppo di tifosi può macchiare un minuto di raccoglimento, ma non può cancellare né la grandezza di Sandro Mazzola, né il rispetto mostrato dalla maggioranza di uno stadio che ha scelto di ricordarlo.

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Passione sfrenata per tutto ciò che è tecnologico utente di lungo corso Android e sostenitore di tutto ciò che è open-source e collateralmente amante del mondo Linux. Amante della formula uno e appassionato dell'occulto. Sono appassionato di oroscopo mi piace andare a vedere cosa dicono le stelle quotidianamente.