Ziliani accusa il nuovo corso Orsato: “Juventus favorita”, VAR nel mirino
Juventus favorita dagli arbitri: l’analisi di Ziliani riaccende il dibattito sul nuovo corso Orsato e sull’utilizzo del VAR. Nel mirino le prime cinque giornate di Serie A e alcune decisioni che, secondo la sua analisi, avrebbero inciso in maniera diversa sui club.
Il nuovo corso arbitrale guidato da Daniele Orsato continua a far discutere. Dopo cinque giornate di Serie A, la linea scelta dalla nuova Commissione arbitrale appare ormai definita: maggiore centralità all’arbitro di campo, meno interruzioni e intervento del VAR limitato alle situazioni considerate realmente decisive.
Una filosofia che ha raccolto anche diversi consensi, ma che trova un oppositore particolarmente critico in Paolo Ziliani. Il giornalista, attraverso una lunga analisi pubblicata sui social e ripresa nelle ultime ore, sostiene infatti che gli effetti delle nuove direttive non siano stati uniformi.
Secondo Ziliani, Juventus e Como sarebbero tra le squadre maggiormente avvantaggiate dalle decisioni arbitrali di questo avvio di campionato, mentre Inter e Frosinone figurerebbero tra quelle maggiormente penalizzate. Si tratta naturalmente della valutazione personale del giornalista e non di una classifica ufficiale dell’AIA.
Ziliani critica Orsato e il nuovo utilizzo del VAR
Il punto centrale della critica riguarda proprio il VAR.
La linea indicata da Orsato prevede infatti di restituire maggiore autonomia al direttore di gara, evitando continue revisioni per episodi già valutati chiaramente sul terreno di gioco.
Una scelta confermata anche durante il recente incontro di Lissone tra arbitri, Lega Serie A e rappresentanti delle società. Orsato ha ribadito l’intenzione di non fischiare i contatti minimi e favorire la continuità del gioco, mantenendo questa impostazione per tutta la stagione.
È proprio questa filosofia a non convincere Ziliani, secondo il quale il minor ricorso alla tecnologia rischierebbe invece di lasciare senza correzione diversi errori commessi sul campo.
Il giornalista arriva a parlare di almeno 16 episodi discutibili legati soprattutto al mancato intervento del VAR, un numero molto superiore rispetto agli errori riconosciuti nella ricostruzione emersa dal confronto con i club.
Gli errori arbitrali riconosciuti nelle prime giornate
Tra gli episodi analizzati durante l’incontro con le società c’è innanzitutto Juventus-Atalanta.
La trattenuta di Pierre Kalulu su Jonathan Rowe avrebbe dovuto portare all’assegnazione di un calcio di rigore all’Atalanta. L’episodio si è verificato quando il risultato era ancora sull’1-0 per i bianconeri ed è stato indicato come una delle decisioni da correggere.
Sono stati inoltre evidenziati altri casi.
In Fiorentina-Frosinone sono stati segnalati il mancato rigore per l’intervento su Monterisi e la mancata espulsione di Jimenez. In Torino-Milan, invece, è stato giudicato da penalty il fallo di mano di Vlasic.
Altro episodio riguarda Como-Parma, dove l’intervento di Caqueret su Britschgi avrebbe dovuto portare all’espulsione del centrocampista del Como.
È proprio partendo da queste situazioni che Ziliani costruisce la propria lettura dell’inizio di stagione, arrivando a sostenere che il nuovo metro arbitrale abbia prodotto vantaggi e svantaggi distribuiti in maniera molto diversa tra le squadre.
Juventus nel mirino, ma l’AIA conferma la propria linea
La Juventus è finita inevitabilmente al centro del dibattito, soprattutto dopo l’episodio avvenuto contro l’Atalanta. Sul contatto tra Kalulu e Rowe, infatti, è arrivato anche il riconoscimento dell’errore da parte dell’AIA, che ha ammesso la necessità di intervenire su alcuni aspetti del sistema e di lavorare sui margini di miglioramento emersi in questo avvio di stagione.
È proprio da episodi come questo che prende forma l’analisi di Paolo Ziliani, secondo il quale il nuovo corso arbitrale avrebbe prodotto effetti non uniformi sulle squadre. Una lettura che alimenta la polemica, ma che va distinta dalla posizione ufficiale dell’AIA, concentrata soprattutto sul funzionamento complessivo del nuovo modello arbitrale.
Il confronto di Lissone ha infatti chiarito un punto: la Commissione arbitrale non intende cambiare rotta, ma semmai correggere ciò che non ha funzionato senza rinunciare ai principi introdotti in estate. L’obiettivo resta quello di favorire una maggiore continuità del gioco, limitare le interruzioni e lasciare maggiore responsabilità all’arbitro di campo.
I primi numeri illustrati dall’AIA sembrano andare proprio in questa direzione: il tempo effettivo è salito a 59 minuti e 31 secondi, mentre la media dei falli si è attestata a 22,60 per partita. Anche il dato sui rigori è significativo: appena due nelle prime cinque giornate, contro i nove assegnati nello stesso periodo della stagione precedente.
Sono dati che i vertici arbitrali leggono come il segnale di un calcio più continuo e meno spezzettato. Il vero nodo, però, resta un altro: capire se una maggiore tolleranza nei contatti e un utilizzo più selettivo del VAR riusciranno davvero a ridurre le polemiche oppure finiranno per spostarle semplicemente su un altro terreno, quello delle interpretazioni.
Il VAR resta il vero terreno dello scontro
La questione, dunque, va oltre il singolo episodio arbitrale.
Da una parte c’è la volontà di Orsato di responsabilizzare maggiormente gli arbitri, avvicinando il calcio italiano a un modello con meno fischi e meno interventi tecnologici. Dall’altra rimane il timore, espresso da Ziliani e da altri osservatori, che una soglia troppo alta per l’intervento del VAR possa impedire la correzione di errori potenzialmente decisivi.
La stagione è appena iniziata e cinque giornate rappresentano un campione ancora limitato. Il vero banco di prova arriverà inevitabilmente con il prosieguo del campionato e con partite nelle quali una singola decisione potrebbe avere un peso sempre maggiore sulla classifica.
Per il momento Orsato non sembra intenzionato a modificare la linea, mentre la polemica sollevata da Ziliani riporta al centro del dibattito una domanda destinata ad accompagnare tutta la Serie A: fin dove deve arrivare l’autonomia dell’arbitro e quando, invece, il VAR deve intervenire?
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