NATO, agli alleati: dichiarare Guerra ai pirati informatici

Il capo della NATO Jens Stoltenberg ha avvertito che l’alleanza deve rafforzare la sua difesa contro i cyberattacchi, dicendo che si potrebbe potenzialmente utilizzare l’impegno di difesa reciproca dell’articolo 5.
Gli utenti dei computer in tutto il mondo mercoledì si ritrovavano a riavviare i sistemi dopo un ondata di cyberattacks di ransomware diffusi dall’Ucraina e dalla Russia in tutta Europa verso gli Stati Uniti e poi in Asia.
Sembrava molto simile al ransomware di WannaCry che ha colpito più di 200.000 utenti in più di 150 paesi il mese scorso.

Stoltenberg ha dichiarato che “l’attacco a maggio e questa settimana sottolineano l’importanza di rafforzare le nostre difese informatiche e questo è ciò che stiamo facendo”.

“Ci stiamo esercitando di più, condividiamo le migliori tecnologie e lavoriamo sempre più strettamente con tutti gli alleati”, ha detto ai giornalisti alla vigilia di una riunione dei ministri della Difesa della NATO che si terrà a Bruxelles giovedì in cui la sicurezza informatica sarà un punto chiave di discussione.

La Nato: un aiuto all’Ucraina e la minaccia di un’alleanza di pirateria informatica

Stoltenberg ha ricordato che i leader della NATO avevano convenuto l’anno scorso che un attacco informatico potrebbe essere considerato una minaccia sufficientemente grave da giustificare l’invocazione della garanzia di sicurezza dell’alleanza “tutto per uno, uno per tutti”.

Hanno anche creato cyber, un dominio della NATO cioè un arma al pari delle armi tradizionali dell’aria, del mare e del terreno per diventare parte della pianificazione globale dell’alleanza e della ripartizione delle risorse.

La NATO ha anche aiutato l’Ucraina, il paese colpito per prima dal cyberattacco di martedì, con le sue difese online, ha detto Stoltenberg.
Nel contesto della NATO, la più grande paura è che un altro Stato avrebbe allacciato rapporti con un paese alleato per minare le principali infrastrutture industriali e civili senza sparare un colpo.
Nel caso, però, sembra che gli aggressori virtuali, anche non statali possono essere in grado di provocare altrettanti incidenti gravissimi.

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