Non è Atalanta senza il fattore casa: lo dicono i risultati (e la sua cultura)

La sconfitta di ieri sera contro la Fiorentina ha confermato una tesi assai preoccupante: l’Atalanta non riesce più a vincere in casa dal 30 novembre 2021. Situazione che sta diventando sempre più cronica e al tempo stesso assai strana analizzando storicamente e culturalmente la prassi nerazzurra. In oltre 114 anni la Dea faceva del fattore casa la sua terra di conquista per raggiungere i propri obiettivi stagionali. Le salvezze, le promozioni e anche l’Europa passano tutte da quelle mura: uno stadio (e soprattutto tifo) che garantiva alla squadra quei 7/10 punti decisivi.

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fonte foto calcio occhio

Tralasciando il fatto che ora come ora le cosiddette “mura amiche” sono da ricostruire vista la situazione all’interno della Curva Pisani, il Gewiss Stadium è diventato terra di conquista per tutti. Certo, il rendimento in trasferta è straordinario, ma Atalanta non è Atalanta se in casa non si vince: fa parte della cultura della squadra. Una piazza fortemente scombussolata da questa faccenda, però ribaltando la domanda: se i nerazzurri avessero avuto un rendimento interno speculare a quello odierno in trasferta (e viceversa) si sarebbe parlato di crisi? Certo, è pur sempre un neo, ma non avrebbe lo stesso peso perché culturalmente il tifoso orobico considera i risultati interni più importanti rispetto a quello lontano da Bergamo.

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