stop alla violenza sulle donne

Stop alla violenza sulle donne: dati e iniziative contro il femminicidio

Stop alla violenza sulle donne: dati e iniziative contro il femminicidio. Lo scorso anno sono state 49.152 le donne che si sono rivolte a un centro antiviolenza

Lo dice l’Istat nella sua prima indagine sui servizi offerti dai Centri antiviolenza alle vittime; numeri che fanno gridare ancora di più stop alla violenza sulle donne.

Lo studio Istat si è svolto in collaborazione con il Dipartimento per le Pari opportunità (Dpo) presso la Presidenza del Consiglio, le regioni e il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr – Irrps).

L’indagine è stata effettuata nei mesi di giugno-luglio 2018 e sono stato intervistati 281 centri antiviolenza rispondenti ai requisiti dell’Intesa del 2014.

Stop alla violenza sulle donne: di 49.152 che si sono rivolte ai centri, 29.227 hanno iniziato un percorso di uscita dalla violenza.

Il numero medio di donne prese in carico dai centri (115,5) è massimo al Nord-est (170,9) e minimo al Sud (47,5).

Il 26,9 delle donne è straniera e il 63,7% ha figli, che sono minorenni in più del 70% dei casi.

Nel documento Istat si legge:

I centri forniscono in prevalenza servizi di ascolto e accoglienza, supporto legale, orientamento e accompagnamento ad altri servizi.

Supporto psicologico, aiuto nel percorso di allontanamento dal partner violento, orientamento lavorativo, sostegno all’autonomia.

In alcuni casi il servizio è fornito direttamente dal centro, in altri, dal centro in collaborazione con i servizi sul territorio, in altri ancora, il centro assolve la funzione di indirizzamento.

La possibilità di contattare il centro antiviolenza da parte delle donne è elevata:

  • il 68,8% ha messo a disposizione una reperibilità H24,
  • il 71,1% ha attivato un servizio di segreteria telefonica negli orari di chiusura,
  • il 24,5% possiede un numero verde dedicato.

Sono circa 4.400 le operatrici che nel 2017 hanno lavorato presso i centri antiviolenza, di queste il 56,1% è stato impegnato esclusivamente in forma volontaria.

Le figure professionali che sono maggiormente presenti nei centri, coerentemente con i servizi prestati, sono le avvocate, le psicologhe e le operatrici di accoglienza.

Il 93% dei Centri antiviolenza prevede una formazione obbligatoria per le operatrici che sono impegnate presso il centro.

Nell’85% dei casi è il centro stesso che ha organizzato corsi di formazione per il personale.

Dire stop alla violenza sulle donne è un imperativo anche a fronte dei numeri di Eures relativo ai femminicidi nel 2018

Nei primi 10 mesi dell’anno essi sono saliti del 36,7% (nel 2017 furono il 34,8%); omicidi che hanno riguardato donne tra i 52 e i 54 anni.

Numeri da brividi se pensiamo anche a un altro dato: dal 2000 ad oggi le donne uccise sono state 3.100 (più di tre a settimana).

A nome di queste vittime, diverse le iniziative in Italia

A Roma oggi e domani si terrà una mostra alla Galleria di Arte Moderna, dal titolo Ritagli di donne per sensibilizzare contro il femminicidio e contro la violenza di genere.

In esposizione le opere dell’artista Benedetta Montini su iniziativa di Secondo Cuore, la onlus che sostiene le donne vittime di abusi.

A Milano, domenica 25 per volontà dell’amministrazione comunale, molti teatri lasceranno un posto vuoto per ricordare la donna che avrebbe potuto occuparlo prima di essere uccisa.

Anche la Serie A scende in campo per dire stop alla violenza sulle donne.

Il calcio infatti aderisce alla campagna di WeWorld #unrossoallaviolenza: calciatori e arbitri scenderanno in campo nella 13esima giornata con un segno rosso sul viso.

Calciatori che saranno accompagnati da bambine che indosseranno la maglietta dell’iniziativa, mentre sui maxischermi comparirà uno spot.

La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è stata istituita dall’Assemblea generale dell’Onu, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999

La scelta di questa data per dire stop alla violenza sulle donne, ha una motivazione radicata.

La data infatti è il ricordo brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo, il dittatore della Repubblica Dominicana.

Il 25 novembre 1960, infatti, le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare.

Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.

 

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