Vecchioni Blubar Festival Francavilla

Vecchioni Blubar Festival Francavilla: report concerto

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Vecchioni Blubar Festival Francavilla: un concerto indimenticabile

Vecchioni Blubar Festival Francavilla. All’interno dell’importante festival di Francavilla al mare, il 9 agosto 2019 c’è stata l’esibizione di due grandi artisti della musica italiana: Vecchioni e Baccini. L’esibizione live di quest’ultimo è durata più di un’ora, prima di lasciare il palco all’immenso Roberto Vecchioni. Camicia bianca e jeans sportivi, l’artista si è presentato al pubblico con un contagioso sorriso ed una grinta davvero invidiabile. Con la sua dolcezza ha conquistato tutti i presenti e con le sue canzoni e i suoi discorsi, delicati ma pungenti al tempo stesso, ha intrattenuto per ben due ore.

Vecchioni Blubar Festival Francavilla
Vecchioni Blubar Festival Francavilla

Vecchioni Blubar Festival Francavilla: un concerto emozionante fin dal primo istante

Il suo non è stato un semplice concerto, ma un vero e proprio incontro. Un interessante dialogo interiore, fatto di spunti interessanti lanciati dalla voce narrante di un cantante che prima di essere tale, è un grande poeta della musica.  La prima canzone è stata “Una notte, un viaggiatore” per poi proseguire con “Com’è lunga la notte”. Tra le due non è mancato il riferimento a Fellini e al suo film “Amarcord”. Qui un uomo cammina nella nebbia e si perde. Così come lui anche le persone nella loro vita si perdono costantemente; è tutto incerto. Le uniche cose sono sicure sono: il fatto che tutti vivano e il fatto che tutti si portino dietro una valigia che non possono aprire.

A questo punto Vecchioni non senza emozione, ha raccontato di come lui voglia vivere tutto della vita, dicendo:

“Avere tutto quello che questo pacchetto della vita mi può dare. Il vecchio di Fellini non si era perso nella nebbia, era davanti al cancello di casa sua, ma non se n’era accorto.”

La terza canzone è stata “La mia ragazza” e poi ancora “Ogni canzone d’amore”.

Un live perfetto, emozionante, che ha lasciato tutti in silenzio ad ascoltare

A questo punto è stata la volta della brano intitolato “Giulio”. Nell’introduzione il cantante ha spiegato di come non ci sia dolore più grande al mondo per una mamma di perdere il proprio figlio.  I riferimenti dell’artista sono stati molti: da Andromaca, a “Madre coraggio e i suoi figli” di Brecht. Successivamente Vecchioni ha parlato un po’ della vita e di come ci siano due modi di vederla: sentirsi sfortunati e pensare che sia tutto già deciso, oppure il contrario. Non è detto che quando qualcosa va male, debba andare male in eterno.

Non sono mancati i riferimenti ambientali e al fatto che l’essere umano deve vivere per il mondo, per gli animali e per le piante. Ha parlato di Zanardi e di Manuel Bortuzzo che purtroppo non può più nuotare, ma continua a vivere e ha la speranza ad illuminargli la strada. Subito dopo è stata la volta di Ti insegnerò a volare” e “Formidabili quegli anni”.

Una serata grandiosa con un artista incommensurabile: uomo, cantante, poeta

Il concerto è proseguito con un pubblico sempre attento e interessato. Roberto Vecchioni ha parlato di Leopardi e di come non sia stato lui a tradire la vita, ma la vita a tradire lui. Con il poemetto “La Ginestra” il poeta voleva semplicemente dire: “Basta non ho più voglia di soffrire”. A questo punto l’artista ha cantanto “L’infinito” e a fine canzone ha citato Schubert, Beethoven  e Guccini, immaginando scene ipotetiche e ironiche. Il pubblico divertito, ma nello stesso tempo estasiato e serio ha fatto da cornice ad uno spettacolo indimenticabile.

Subito dopo è stata la volta di: “Stranamore”, “Le rose blu” e di “Bella ciao” canticchiata dopo aver raccontato un episodio accadutogli in una delle tanti notti del suo girovagare in automobile per Milano. E poi ancora:“Le mie ragazze”, “Voglio una donna”“Velasquez” e un accenno della canzone “Milady”.

A questo punto l’artista ha parlato dell’importanza delle idee. Del fatto che non si può vivere solo di cose. Del fatto che bisogna avere il coraggio di cambiare le proprie idee, di rimettersi in gioco daccapo, di confrontarsi e di imparare a saper perdere.

“Ogni spazio in cui ci chiudiamo è piccolo, è una parodia di mondo.”

Una notte infinita fatta di musica e parole

La canzone “Sogna ragazzo sogna” e subito dopo la presentazione della band, hanno fatto da apripista alla chiusura del concerto. Dopo “Il bandolero stanco”, “Chiamami ancora amore” e “Luci a San Siro”, la conosciutissima e immancabile “Samarcanda” ha messo il punto a quello che più che un concerto è stato un meraviglioso incontro con la vita.

 
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Autore dell'articolo: Ambra Proto

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