Alice in Chains a Padova: cronaca di un evento

Il concerto degli Alice in Chains allo Sherwood Festival a Padova era uno degli eventi più attesi della stagione musicale veneta nonostante nella stessa città, nella stessa sera (ma in una location differente) doveva esibirsi anche Billy Idol (poi annullato a causa di una sinusite del cantante).

Alle 21 circa l’apertura è stata affida agli Shame, giovane band milanese formata da Andrea Paglione (voce & chitarra), Marco Riboldi (basso), Claudio Ciaccia (batteria) e Pino Foderaro  (chitarra).

Ammettono subito di essere fan degli Alice in Chains, arrivando addirittura a chiamarli idoli.

Del resto la loro musica è quanto di più simile abbiamo al Grunge americano in Italia: stessa energia e grinta da vendere.

Otto brani per loro (troverete la scaletta fornita direttamente dal gruppo a fine concerto a ridosso dell’articolo); otto esecuzioni che rasentano la perfezione nonostante l’emozione (si vede) sia davvero intensa per il quartetto.

Ma lo è ancora di più per il chitarrista che ammette di aver vissuto a Padova per diverso tempo e che confessa che secondo lui nessuno sa fare un cocktail spritz come i padovani…

Il 2 luglio la band ha annunciato che il prossimo album sarà mixato nei prossimi giorni al Witch Ape Studio di Seattle da Tad Doyle, altra leggenda della musica targata anni novanta.

In pochi giorni insomma gli Shame hanno raggiunto traguardi inimmaginabili per molti.

Alle 22 circa arrivano sul palco poi loro, gli agognati Alice In Chains.

Insieme ai Pearl Jam sono rimasti a distanza di tanti anni gli alfieri di un filone musicale che non ha conosciuto crisi.

Qualche periodo difficile però la band lo avrà sicuramente conosciuto, soprattutto dopo la morte improvvisa del frontman Layne Staley.

A prendere il suo posto è stato William DuVall entrato in formazione nel 2006.

Con lui già due album pubblicati “Black Gives Way to Blue” e “The Devil Put Dinosaurs Here”; un altro è in uscita il 24 agosto e si intitolerà “Rainier Fog”.

L’impressione che si ha sin dalla prima nota è che DuVall ormai non è un semplice sostituto, ma quasi un leader che sa come tenere la scena ed ammaliare un pubblico numeroso ed attento come quello di Padova.

Usiamo il quasi perché in effetti Jerry Cantrell (chitarra solista e voce), Mike Inez (basso) e Sean Kinney (batteria) sono anch’essi paritari in quanto ad importanza nell’economia del concerto.

L’apertura del set è affidata a un grande classico, “Bleed The Freak”.

In scaletta anche diverse altre hit quali “Them Bones”, “Down in a Hole”, “No Excuses “ e “Nutshell”.

L’eccitazione si fa sentire anche durante la più recente “Check my Brain” e “Man in the Box”.

Cantrell è un grande chitarrista, virtuoso quanto basta, che sa come gestire effetti e pedali del proprio strumento.

Inez e Kinney sono una sezione ritmica di una qualità che pochissimi al mondo possono vantare.

Possiamo quindi affermare con certezza che il quartetto è più che mai affiatato, persino durante in “The One You Know” che farà parte del nuovo full lenght e che quindi non ha avuto centinaia di esecuzioni live come “Rooster” (da “Dirt”) che ha concluso il set durante il bis.

A fine concerto Kinney ha buttato verso il pubblico le sue bacchette e gli altri tre hanno inondato di plettri le prime file.

Una chiusura con stile che ha rafforzato il rapporto ormai solido che il gruppo ha coi propri fan.

Ad ulteriore dimostrazione un gesto che poche rockstar fanno prima di salire sul palco: Mike Inez è uscito dai camerini poco prima di esibirsi ed ha salutato la prima fila scambiando anche quattro chiacchiere con i più curiosi.

Una grande serata all’insegna del Grunge.

Scaletta Shame:

Scaletta Alice in Chains:

  1. Bleed The Freak
  2. Check My Brain
  3. Again
  4. Them Bones
  5. Dam That River
  6. Hollow
  7. Last of my Kind
  8. Down in a Hole
  9. No Excuses
  10. Stone
  11. We Die Young
  12. Nutshell
  13. Heaven Beside You
  14. It Ain’t Like That
  15. Man in The Box
  16. The One You Know
  17. Got me Wrong
  18. Would?
  19. Rooster

 

Sito ufficiale Sherwood Festival

 

 

 
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Autore dell'articolo: Marco Vittoria